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Di seguito tutti i lemmi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 05/03/2014 @ 10:40:27, in Lettera T, visto n. 634 volte)
Gruppo di processi morbosi, classificabili fra le malattie lisosomiali, caratterizzati dall’accumulo (primitivo o secondario, generalizzato o localizzato) di sostanze metaboliche normali o abnormi nelle cellule e nei tessuti, senza che sia possibile da parte degli stessi o dell'organismo utilizzarle o eliminarle. Le tesaurismosi vengono suddivise in alcuni grandi gruppi, corrispondenti alla diversa natura delle sostanze che vengono accumulate. I tipi più frequenti e più importanti sono le tesaurismosi glicidiche, lipidiche, protidiche, idriche, pigmentarie, minerali: alcune forme di tesaurismosi interessano zone del corpo circoscritte e sono indice di disturbi del ricambio locale; altre, invece, accompagnano o costituiscono quadri ben definiti per l'estensione e la gravità raggiunte dal disturbo metabolico (vedi anche dismetaboliche, malattie; enzimopatie). In particolare, le tesaurismosi pigmentarie sono dovute all'accumulo di pigmenti, presenti in condizioni fisiologiche e patologiche nelle cellule e nei tessuti. Si distinguono tesaurismosi dovute a pigmenti emoglobinogeni (ematoidina, emosiderina, metaemoglobina, bile), che possono essere localizzate (nelle sedi di emorragia) o generalizzate (iperemolisi, emocromatosi, ittero del neonato, malaria cronica); tesaurismosi dovute a pigmenti autogeni, determinate cioè da eccessi di melanine e di lipofuscine. Una forma particolare di tesaurismosi è la paratesaurismosi, provocata da accumulo di pigmenti introdotti nell'organismo in seguito a tatuaggi o a esposizione a sostanze inquinanti nel corso di processi produttivi. Si tratta di malattie che riguardano l’intero organismo e che in genere hanno esordio in età pediatrica. A seconda del quadro morboso sono possibili varie terapie, quasi mai del tutto risolutive se non in casi altamente selezionati (trapianto di midollo osseo, farmaci che svolgono un’azione antitossica, adeguato apporto di sostanze alimentari selezionate per dieta predefinita, ecc.).
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Di riccardo (del 05/03/2014 @ 10:44:32, in Lettera T, visto n. 618 volte)
Insieme delle cellule strutturalmente simili che formano gli organi. Sulla base di criteri morfologici, embriologici e funzionali, si distinguono quattro gruppi fondamentali di tessuti: - il tessuto connettivale, o trofomeccanico; - il tessuto epiteliale, o di rivestimento; - il tessuto muscolare, o contrattile; - il tessuto nervoso. I tessuti si differenziano durante lo sviluppo embrionale dai foglietti germinativi. I tessuti connettivali, o connettivi, sono I tessuti epiteliali, o epiteli, sono caratterizzati dalla presenza di cellule in stretto contatto tra loro, dalla mancanza di vasi sanguiferi e di sostanza intercellulare; vengono distinti, secondo la loro disposizione e la forma degli elementi cellulari, in epiteli pavimentosi, cubici, cilindrici, prismatici, semplici, pluristratificati. Essi hanno essenzialmente funzione di rivestimento (ricoprono la superficie corporea e le cavità interne dell'organismo) o di secrezione (epiteli ghiandolari). Il tessuto muscolare è caratterizzato dalla capacità delle sue cellule di contrarsi. Il tessuto muscolare viene distinto in striato e liscio, in base alle caratteristiche morfologiche delle sue fibre, e in volontario e involontario, in base ai meccanismi di stimolazione nervosa. Il tessuto nervoso è specializzato per dare origine, propagare, ricevere impulsi elettrici con altissima velocità e minimo dispendio di energia. Sulla base della durata della vita delle cellule loro costituenti, i tessuti possono essere classificati inoltre in tessuti a elementi labili, stabili e perenni. I primi, costituiti da cellule indifferenziate, dalla vita breve (da pochi giorni a qualche settimana), sono caratterizzati dalla capacità di rinnovare continuamente gli elementi cellulari morti; appartengono a tale tipo di tessuti gli epiteli di rivestimento e il sangue. I tessuti stabili (fra i quali i tessuti connettivi, il tessuto muscolare liscio, taluni epiteli ghiandolari) sono costituiti da cellule che, raggiunta la differenziazione al termine dell'accrescimento, cessano di moltiplicarsi, tendendo a conservarsi stabilmente; in caso di lesioni possono riacquistare però la capacità di riprodursi per riparare o sostituire la parte di tessuto morto. I tessuti perenni sono costituiti da cellule che si differenziano precocemente, durante lo sviluppo embrionale, crescendo poi soltanto di volume, ma non più di numero, nelle successive fasi dello sviluppo corporeo, incapaci quindi di sostituire gli elementi cellulari distrutti o danneggiati; sono perenni sia il tessuto nervoso sia il tessuto muscolare striato.
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Di riccardo (del 18/09/2015 @ 15:33:24, in Lettera T, visto n. 3513 volte)
Il test del respiro (urea breath test - UBT) è basato sulla capacità di H. pylori di metabolizzare in modo rapido l'urea somministrata per bocca, fino a quando non si ottiene acqua e anidride carbonica. Nel caso in cui l'urea sia marcata con l'isotopo 13 del carbonio, che non è radiattivo e non si trova in natura, è possibile misurare l'eliminazione tramite il respiro di anidride carbonica marcata. Un aumento di essa nell'intervallo di due prove consecutive (prima e mezz'ora dopo rispetto alla somministrazione dell'urea) rappresenta una prova indiretta della presenza di infezione da elicobatterio a livello gastrico. L’UBT può essere paragonata sia all’endoscopia che al prelievo bioptico nella diagnosi di infezione da H. pylori e potrebbe diventare un mezzo molto utile negli ambulatori di medici generici per eseguire la prova non invasivo della patologia da ulcera peptica. Anche questo test (come il CLO test) è fondato concettualmente sulla produzione di ureasi ad opera dell’H. pylori. L’urea marcata con 14C (isotopo radioattivo del carbonio) o 13C (non radioattivo) viene fatta ingerire al paziente. L’H pylori presente nella mucosa gastrica catabolizza l’urea marcata tramite l’isotopo del carbonio e crea ammonio e anidride carbonica marcata. Quest’ultima viene assorbita nel circolo ematico ed esoulsa dai polmoni. In seguito ad un'adeguata preparazione, rispettando intervalli prefissati dall’ingestione di urea, il paziente deve soffiare in provette che consentono di misurare i livelli di anidride carbonica marcata. Per eseguire il 14C UBT è necessario utilizzare un lettore a scintillazione che si avvale di raggi beta, mentre per l’analisi della 13CO2 viene impiegato unospettrometro di massa associato ad un gas cromatografo o un analizzatore automatizzato a lettura laser (LARA system).
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Di dr.ssa Anna Carderi (del 05/03/2014 @ 11:15:45, in Lettera T, visto n. 485 volte)
I reattivi mentali sono strumenti per la misurazione standardizzata e obiettiva del comportamento e delle abilità degli individui a cui vengono somministrati. Esistono test collettivi, somministrabili a un gruppo di persone, e test individuali, costruiti per essere somministrati singolarmente. I test psicologici possono essere distinti in quattro categorie principali. I test d'intelligenza propongono al soggetto un'ampia gamma di compiti tesi a valutare il suo livello intellettuale generale. Il punteggio totale ottenuto al test viene trasformato in QI (quoziente di intelligenza, o quoziente intellettivo, cioè il rapporto tra l'età mentale del soggetto e la sua età cronologica). I primi test di intelligenza si devono allo psicologo francese A. Binet (scala Binet-Simon, 1905). Attualmente sono in uso test costruiti in modo da valutare: le capacità verbali e non verbali (scale Weschler); i molteplici fattori costituenti l'intelligenza (le scale di L. L. Thurstone e J. P. Guilford); l'intelligenza "libera" da influenze culturali (test culture-free di Cattell). I test di personalità misurano le caratteristiche emotive, motivazionali, relazionali di un individuo al fine di individuare e valutare "tratti" o "tipologie". I procedimenti utilizzati sono di diverso tipo: osservazionali, "carta e matita", tecniche proiettive. Il più noto è il test di Rorschach o "test delle macchie", che prevede la somministrazione di dieci immagini simmetriche le cui interpretazioni vengono valutate secondo criteri prefissati. I test di profitto valutano le capacità dell'individuo in un determinato momento. I test attitudinali sono finalizzati alla valutazione delle capacità del soggetto di svolgere con successo un'attività futura.
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Di riccardo (del 11/03/2014 @ 12:13:37, in Lettera T, visto n. 497 volte)
Tumori che colpiscono la regione cervico-facciale e interessano la bocca, la lingua, le gengive, la faringe, la laringe, il naso, i seni paranasali e le ghiandole salivari. L’organo che viene colpito più frequentemente è la laringe, seguito da cavo orale e faringe. Vengono raggruppati in un'unica categoria in quanto, pur costituiti da tessuti diversi per composizione e funzioni, presentano notevoli analogie di comportamento biologico e soprattutto di inquadramento terapeutico. Costituiscono all'incirca il 20% di tutti i tumori maligni, e per la maggior parte sono rappresentati dai carcinomi della laringe e del cavo orale. Colpiscono soprattutto intorno ai 60-70 anni, e in quasi il 100% dei casi sono rappresentati da carcinomi squamosi. I fattori di rischio più importanti riguardano il fumo, l'abuso di alcol, una dieta povera in vitamine del gruppo A e B, scarsa e non corretta igiene orale specie in soggetti portatori di protesi dentarie, papilloma virus umano (HPV) e virus di Epstein Barr. I tumori del cavo orale si presentano spesso come un'ulcerazione sanguinante, che non guarisce, o come un'area tumefatta e ispessita, o ancora come una chiazza biancastra o infiammata. Per i tumori laringei i sintomi più frequenti sono rappresentati da tosse e raucedine persistente, difficoltà alla deglutizione, variazioni del tono della voce. La terapia è spesso multidisciplinare e riguarda la chirurgia, la chemioterapia, la radioterapia e la terapia mirata. La prevenzione primaria prevede l'abolizione del fumo e dell'alcol. Globalmente la sopravvivenza a 5 anni è del 51% per i tumori del cavo orale, e del 25% per i tumori della laringe.
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Di dr.ssa Anna Carderi (del 11/03/2014 @ 13:57:47, in Lettera T, visto n. 511 volte)
Rappresenta la forma di tumore più frequente nei maschi fra i 15 e i 34 anni. Istologicamente distinguiamo tumori a cellule germinali e tumori del tessuto connettivale (rarissimi). In quasi il 100% dei casi il tumore appartiene al primo gruppo. I tumori del testìcolo vengono semplicisticamente suddivisi in seminomi e non seminomi. Segni e sintomi sono comuni ai due gruppi, e possono andare da un nodulo o un rigonfiamento più o meno sintomatico del testicolo, fino all'improvvisa scoperta di metastasi polmonari. I seminomi in genere danno metastasi per via linfatica alle stazioni linfonodali profonde, prima di diffondersi agli organi viscerali, mentre i non seminomi tendono a coinvolgere più precocemente i polmoni, il fegato, il sistema nervoso. Fattori di rischio sono considerati il criptorchidismo (cioè i testicoli ritenuti), le orchiti (infiammazioni della gonade a varia origine), specialmente quelle post-parotitiche, l'ernia inguinale nell'infanzia. La terapia è strettamente correlata alle due categorie. Se il seminoma è in fase iniziale (confinato cioè al testicolo) può essere trattato con la sola radioterapia addominale, mentre nelle forme più avanzate si ricorre alla chemioterapia a base di cisplatino. Nei non seminomi è necessario procedere all'esame chirurgico di tutte le stazioni linfonodali retroperitoneali, in modo da valutare l'estensione della malattia e la necessità di un'ulteriore terapia. La chemioterapia con schemi includenti cisplatino (associazione di platino, vinblastina e bleomicina; o con etoposide al posto di vinblastina; oppure associazione di ciclofosfamide, bleomicina, actinomicina D, vinblastina e cisplatino) può determinare la regressione e il controllo della malattia anche in fase metastatica. In entrambi i gruppi di tumori è oggi comunque raggiungibile una guarigione anche in fase avanzata e infatti si può stimare che la sopravvivenza globale per i tumori del testìcolo a cinque anni dalla diagnosi oscilli intorno all'80%.
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Di dr.ssa Anna Carderi (del 11/03/2014 @ 12:38:12, in Lettera T, visto n. 419 volte)
Organo facente parte dell'apparato genitale maschile adibito alla produzione degli spermatozoi, le cellule fecondanti maschili. È un corpo ovalare o rotondeggiante di consistenza molle ed elastica. I due testìcoli sono contenuti nello scroto, dove discendono dall'addome durante le ultime fasi dello sviluppo fetale, sospesi al funicolo spermatico. Ogni testìcolo è rivestito da una guaina fibrosa, la tunica albuginea, da cui prendono origine sottili sepimenti connettivali che convergono verso un addensamento di tessuto connettivale (corpo di Higmore), suddividendo il parenchima testicolare in circa 250 lobuli di forma conica. Ciascuno di questi ultimi contiene 1-3 sottili tubuli seminiferi a matassa che danno origine ai tubuli seminiferi retti, i quali anastomizzandosi con quelli degli altri lobuli formano una maglia irregolare (rete testis), da cui derivano i condottini efferenti e un canale di maggiori dimensioni che si raggomitola su sé stesso formando l'epididimo, da cui si diparte il condotto deferente. Tra i tubuli seminiferi, in cui avvengono i processi della spermatogenesi, si trovano masserelle di cellule interstiziali, o di Leydig, che producono ormoni, regolatori della comparsa dei caratteri sessuali secondari e dell'attività sessuale (testosterone).
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