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Di seguito tutti i lemmi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 13:55:35, in Lettera S, visto n. 3268 volte)
Una percentuale elevata di soggetti adulti (sicuramente vicina al 50% di coloro che eseguono controlli periodici) evidenzia un soffio cardiaco temporaneo o permanente durante la propria vita. Per capire cos'è un soffio cardiaco occorre esaminare il ciclo cardiaco. Il ciclo del cuore può essere suddiviso in fasi caratterizzate meccanicamente dall'apertura e dalla chiusura di atri (le cavità superiori del cuore), ventricoli (le due cavità inferiori) e valvole. All'inizio della sistole (contrazione) ventricolare, la contrazione dei ventricoli chiude le valvole atrioventricolari (mitrale e tricuspide) e, poiché le valvole polmonare e aortica sono ancora chiuse, il ventricolo è una cavità chiusa. La pressione sale e fa aprire le valvole aortica e polmonare e il sangue fuoriesce. La pressione diminuisce e le valvole aortica e polmonare si richiudono, terminando la sistole (che va dunque dalla chiusura delle valvole mitrale e tricuspide alla chiusura delle valvole aortica e polmonare). Inizia la diastole (rilasciamento) in cui i ventricoli sono chiusi, ma vuoti, con il sangue che fluisce negli atri aumentandovi la pressione finché si aprono le valvole mitrale e tricuspide che fanno affluire il sangue nei ventricoli, flusso aumentato dalla sistole (contrazione) atriale. Il ciclo è così completo. In corrispondenza del ciclo cardiaco vengono normalmente percepiti tre toni, prodotti dalla vibrazione delle valvole. Il primo coincide con la chiusura delle valvole mitrale e tricuspide (inizio della sistole), il secondo con la chiusura delle valvole aortica e polmonare (inizio della diastole), il terzo è associato alla fine del riempimento rapido della diastole ventricolare. Quest'ultimo tono è rilevato normalmente nei bambini e nei giovani fino ai 30-40 anni o in gravidanza, ma può essere associato anche a condizioni patologiche (ed è allora chiamato galoppo ventricolare diastolico). Un quarto tono (galoppo atriale) è in genere anomalo. I soffi cardiaci sono suoni estranei di durata maggiore rispetto a un tono fisiologico, prodotti dalle vibrazioni delle pareti ventricolari, delle valvole cardiache o delle pareti vasali. Possono nascere da flussi anomali o semplicemente aumentati. Si differenziano per tempo di comparsa (diastolici, sistolici o continui), frequenza (alti o bassi), intensità (si classificano in sei gradi, da 1 a 6 con il primo grado non sempre udibile e il sesto così intenso da essere percepito anche da uno stetoscopio di poco sollevato dal torace), durata, punto di massima intensità (punta, spazi intercostali ecc.), trasmissione (verso il collo, il margine sternale ecc.). Anche la postura, la respirazione, lo sforzo fisico e l'esecuzione di certe manovre (di Valsalva, di Muller) possono rendere percettibili o modificare i soffi cardiaci. Sfortunatamente nessuna delle caratteristiche sopradescritte consente di determinare se un soffio è fisiologico o patologico (rendendo così superflue ulteriori indagini). È importante sottolineare soprattutto le condizioni che possono condurre a soffi cardiaci che nulla hanno a che vedere con una patologia cardiaca. Fra tali condizioni da ricordare, citiamo: a) l'aumentata gittata cardiaca (per esempio negli sportivi) b) febbre c) anemia d) gravidanza e inizio del puerperio (soffio mammario) e) ansia f) ipertiroidismo g) costituzione (pectus excavatum, sindrome della schiena dritta) h) fistola arterovenosa periferica i) ronzio venoso (flusso rapido attraverso le vene, frequente in giovani adulti sani e in gravidanza) Si deve poi rilevare che la causa di un soffio cardiaco può essere una situazione cardiaca di per sé in genere benigna come il prolasso della mitrale.
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Di salute (del 06/10/2007 @ 17:38:18, in Lettera S, visto n. 829 volte)
È un pesce (Solea solea) dotato di un corpo appiattito, quasi privo di coda, che misura anche 50 cm con peso da 200 a 900 g. Un lato di colore chiaro (detto cieco) appoggia sulla sabbia, mentre l'altro più scuro si mimetizza con i fondali; su quest'ultimo si trovano gli occhi e la testa rivolta a destra. Vive nell'Atlantico, nel Mare del Nord e nel Mediterraneo. Fra le varietà, la sogliola del porro (con un rilievo sulla narice del lato cieco), l'adriatica (con macchia nera al centro della pinna pettorale), la turca (con macchiettatura uniforme), la senegalese (punteggiata d'azzurro). Pesci simili, ma meno pregiati, sono la platessa e la passera. La carne è gustosa, molto digeribile (se lessa o cotta al vapore) e con poche lische. Fra le diverse varietà di sogliole la migliore dal punto di vista del sapore è la Solea vulgaris. INFO AL. - Carboidrati: 0; proteine: 16,9; grassi: 1,7; acqua: 79,5; calorie: 86. Parte edibile: 48; calorie al lordo: 41.
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Di salute (del 06/10/2007 @ 17:39:05, in Lettera S, visto n. 1048 volte)
La soia (Glycine max) è una pianta erbacea annuale proveniente dalla Cina e dal Giappone, molto diffusa e coltivata per il foraggio e per l'estrazione dell'olio; è formata da foglie trifogliate, grappoli di fiori violetti o bianchi e baccelli con semi oleosi. Ha un elevato contenuto proteico (oltre il 35% contro il 20-25% delle altre leguminose) e lipidico (il 18%) ed è facilmente adattabile a ogni tipo di suolo; ciò la rende interessante da un punto di vista scientifico. Vi sono due varietà di soia: la soia gialla (la più commercializzata) e la soia nera (che invece viene consumata soprattutto sul luogo di produzione). Altri semi vengono chiamati 'soia' ma appartengono in realtà alla famiglia dei fagioli: la soia rossa, detta azuki (Phaseolus angularis) e la soia verde, detta fagiolo mung (Vigna radiata). I principali produttori mondiali sono gli Stati Uniti, la Cina, l'India, l'Argentina e l'Italia. La soia è di gran lunga la principale coltura transgenica (nel 2000 il 52% dei quaranta milioni ca. di ettari di colture ogm; la coltivazione della soia transgenica è comunque vietata in Europa mentre negli Usa rappresenta il 50% della produzione totale di soia e in Brasile il 64%). Rispetto ai legumi nostrani, presenta una ripartizione tra macronutrienti diversa, fino al 35% di proteine e al 18% di grassi, contro, rispettivamente, il 20% (proteine) e il 2% (grassi) di fagioli, ceci e lenticchie. Inoltre, accanto all’apporto nutrizionale di alto valore, la soia contiene anche gli isoflavonoidi quali è riconosciuta, rispettivamente, un’azione ipocolesterolizzante e di supporto alla produzione ormonale femminile. Grazie all’apporto notevole di lipidi, la soia produce derivati non solo proteici, ma anche con notevole componente di grassi, venendo a sostituire alimenti come il formaggio o l’olio. Inoltre la presenza di fitoestrogeni (estrogeni di origine vegetale) agisce come sostituto degli estrogeni naturali in situazioni di carenza, come la menopausa, contrastando l’insorgere della osteoporosi, la cui causa principale è appunto la riduzione della produzione degli estrogeni da parte del corpo femminile. Secondo uno studio dell’Università di Bologna, 60 grammi di proteine di soia sono al dose giornaliera necessaria per contrastare i sintomi più fastidiosi della menopausa, causati appunto dalla caduta di produzione di ormoni sessuali femminili. L’integrazione di fitoestrogeni diminuisce anche la probabilità di cancro al seno, la cui frequenza nelle donne asiatiche è decisamente inferiore a quella delle donne europee. La soia è però un alimento interessante anche per l’uomo, in quanto alcuni studi hanno documentato una connessione tra una dieta ricca di proteine di origine vegetale derivante dalla soia e un basso rischio di contrarre il cancro al colon e alla prostata, due delle cause più diffuse di mortalità tra gli uomini. Come alimento è quindi importante per gli effetti benefici nella riduzione del colesterolo, nonché come fonte di proteine nell'alimentazione vegetariana. Sicuramente la soia è un ottimo alimento, ma non può essere usato come sostituto universale al posto del latte (latte di soia) o della carne (hamburger vegetali). Non è sovrapponibile perfettamente con i corrispondenti alimenti animali e un eccessivo consumo di soia rende difficoltoso l'assorbimento di micronutrienti come lo zinco. Inoltre è del tutto ingiustificata la sostituzione dell'olio d'oliva con quello di soia. La posizione più ragionevole consiste nel considerare la soia un valido alimento alternativo a quelli di origine animale, facendoli convivere tutti nella propria dieta. La soia può arrivare sulle nostre tavole in molte maniere diverse: La farina di soia è simile alla farina estratta dai cereali, con la differenza che si utilizza come fonte il seme della soia. Si può usare come le normali farine in cucina per la preparazione di pasta, biscotti, dolci e pane. A differenza delle farine da cereali, non contiene glutine quindi può essere una valida alternativa per i celiaci. L’unica avvertenza durante la preparazione delle ricette consiste nell’abbassare la temperatura di cottura (rispetto a quanto si farebbe con l’impiego di farine di cereali) in quanto la farina di soia tende maggiormente a imbrunire. La carne di soia è l'ultimo metodo di trasformazione di questo legume in ordine di tempo; la farina viene lavorata e resa simile alla carne. I germogli (di sapore vagamente simile al burro) si ricavano dalla pianta appena nata e sono consumati come verdure. Il latte di soia è forse il derivato più comune e facilmente reperibile, anche se è quello che contiene una percentuale di proteine minore. Si ottiene dalla macerazione dei semi di soia in acqua. Usato come sostituto del latte vaccino, tuttavia, a differenza di quest’ultimo, non contiene vitamina D e calcio; per questo motivo in commercio sono in vendita versioni di latte di soia "integrate" con i minerali e vitamine aggiunte. In compenso il latte di soia è privo di lattosio, lo zucchero tipico del latte di origine animale e, come tale, può essere adatto per chi presenta intolleranza a questo componente. Come tutti i derivati della soia è privo di colesterolo ed è ricco di acidi grassi polinsaturi. Può provocare allergie a causa del contenuto in nichel. Il miso è particolarmente diffuso in Giappone. Salsa vegetale, costituita da miscele fermentate di semi di soia, acqua, sale e riso. Si usa generalmente come insaporitore di minestre e a volte viene venduta in versione aromatizzata. Il natto, simile al miso, ma dal gusto più deciso, è scarsamente conosciuto in Italia. L'olio di soia reperibile sul mercato è quello lavorato a caldo e trattato chimicamente; non ha particolari qualità. Pane, pasta e fiocchi, che vengono ottenuti miscelando farina di soia e farina di frumento. Le noccioline di soia sono costituite dai semi di soia fatti saltare nell’olio o tostati; sono usate per condire piatti o insaporire yogurt o primi. La salsa di soia viene prodotta mediante la fermentazione della soia e del frumento, dell'orzo e del riso, cotti in precedenza in acqua e con aggiunta di sale. Lo shoyu è una salsa ricavata dalla fermentazione della soia gialla e del frumento. Il tamari è una salsa prodotta mediante la fermentazione di tre anni della soia gialla in botti di legno. Il tao-you è un'altra salsa, ricavata però dalla soia nera. Il tempeh è un alimento molto diffuso in Indonesia, a base di soia bollita e fermentata. Dai semi di soia fermentati si ottiene un composto pastoso usato per insaporire la pasta o il riso, come una specie di sugo, oppure in panini o insalate o per insaporire le grigliate. Il tofu (formaggio di soia) si ottiene dalla coagulazione del latte di soia effettuata con composti del sodio (cloruro o solfato). Esistono molte versioni del tofu e non tutte ugualmente appetibili per il nostro gusto italiano, Cremoso e denso, ha l’aspetto simile al tomino o alla mozzarella. Essendo un derivato del latte di soia, ne presenta tutti i lati positivi (assenza di colesterolo e grassi saturi) e i lati negativi (assenza di calcio e scarso apporto di sali minerali). Può essere un parziale sostituto di uova o carne. Le informazioni nutrizionali sono molto variabili a seconda della preparazione. Lo yogurt si ricava dal latte di soia. INFO AL. Latte di soia Carboidrati: 2,3; proteine: 3,6; grassi: 2; acqua: 87; calorie: 42. Soia semi Carboidrati: 23; proteine: 36; grassi: 18; acqua: 8,5; calorie: 398. Tofu CIBO DINAMICO Carboidrati: 0,3; proteine: 16; grassi: 8,3; acqua: 75; calorie: 140.
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Di riccardo (del 26/02/2014 @ 11:51:25, in Lettera S, visto n. 485 volte)
Canale stretto e poco profondo, situato ai lati del dente e delimitato da un lato dalla superficie dentale e dall'altro dall'epitelio sulcare della gengiva marginale. In condizioni normali questo solco è profondo dai due ai tre millimetri, ma in presenza di parodontopatie si approfonda fino a raggiungere e superare i quattro e più millimetri. In determinate condizioni patolgiche il solco gengivale può aumentare la propria profondità, formando una tasca chiamata tasca gengivale. Le cause di questo fenomeno sono da ricercarsi princialmente nella deposizione di placca, che se non viene rimossa provoca la distruzione dell'epitelio sulcare, che per difendersi migra più in basso.
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Di medicina (del 17/09/2007 @ 21:28:37, in Lettera C, visto n. 9161 volte)
Il solfato di condroitina è un glicosaminoglicano (GAG) solfato composto da una catena alternata di zuccheri (N-acetilgalattosamina e acido glucuronico). Il solfato di condroitina è un importante componente strutturale della cartilagine, alla quale garantisce resistenza alla compressione. Associato alla glucosamina, il solfato di condroitina è divenuto un integratore alimentare usato per l'osteoartrite.
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Di Dr.ssa Maglioni (del 09/02/2011 @ 12:34:19, in Lettera S, visto n. 1073 volte)
Attività motoria che si verifica durante il sonno, è inconscia e automatica. Esiste un gruppo di disturbi che caratterizzano il sonno, le parasonnie, e il sonnambulismo è uno di questi. Caratteristica del sonnambulo è che al risveglio non ricorda nulla dell’attività svolta. Solitamente i fenomeni si verificano nella prima parte della notte, con una serie di comportamenti ripetuti che vengono svolti ad occhi aperti e in uno stato di coscienza ristretta. Il sonnambulo normalmente non si accorge dell’intervento di persone esterne ma a volte può innescare reazioni di evitamento, anche aggressive. Il disturbo insorge di norma in epoca puberale e tende ad estinguersi col tempo. La terapia prevede somministrazione di benzodiazepine.
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Di salute (del 06/10/2007 @ 17:40:00, in Lettera S, visto n. 1727 volte)
Come per molti alimenti tipici, anche l’origine del gelato è controversa. Alcuni storici dell’alimentazione ne attribuiscono la nascita alla corte fiorentina di Caterina de’ Medici. L’origine italiana è stata ampiamente onorata nei secoli, in quanto il gelato italiano è tutt’oggi uno degli alimenti più conosciuti del nostro paese. Dal punto di vista della produzione, esistono due tipi di gelato: quello industriale e quello artigianale. Di solito è molto facile conoscere le informazioni nutrizionali del gelato industriale (confezionato in coppette, biscotti, coni o vaschette), in quanto sulla confezione di quasi tutti i prodotti moderni sono riportate le kcal per 100 g e la ripartizione in macronutrienti. Ben più difficile è invece stimare l’apporto calorico dei gelati artigianali, in cui le proporzioni degli ingredienti più calorici (in particolare lo zucchero e per alcuni tipi il cacao o frutti come la banana, l’avocado o la frutta secca) dipendono di gran lunga dalla ricetta dell’artigiano che prepara il gelato. La principale differenza tra il gelato artigianale e quello industriale è l’uso da parte del primo di sole sostanze fresche l’esclusione di conservanti che ne fa un prodotto abbastanza deperibile (al massimo tre o quattro giorni). Il gelato si forma mediante agglomerando a poco a poco l’aria nella miscele a base di latte fresco, zucchero e altri ingredienti a seconda del gusto. Come sa chi utilizza le gelatiere casalinghe, una volta preparato la base del gelato abbastanza liquida, lo si deposita nella gelatiera che viene messa in funzione nel frigorifero a bassa temperatura. Durante la gelatura della miscela il movimento delle pale incorpora l’aria rendendo il gelato morbido e consistente. Nel caso di gelati industriali si utilizza molto spesso latte in polvere, succhi di frutta in luogo della frutta fresca e altre sostanze (oltre ai conservanti) come coloranti additivi per emulsionare meglio la miscela, stabilizzanti e aromi per sopperire la presenza di frutta e degli altri ingredienti base e rendere il prodotto più gustoso. Gli additivi più usati sono l’agar-agar (E 406), la gomma arabica (E 414) e l’alginato di propilenglicole (E 405); in genere nessuno degli aditivi usati nei gelati industriali può definirsi pericoloso a anche solo sospetto. Il vero problema dei gelati industriali è negli ingredienti: scartate quelli che fanno uso di margarina e di oli vegetali idrogenati. Nei gelati industriali è più alta la presenza di aria, a parità di peso e per questo motivo risultano più leggeri e schiumosi. Dal punto di vista nutrizionale il gelato è un alimento molto dinamico, con un apporto calorico che può andare da 100 (i sorbetti, spesso confezionati con poco zucchero, più frutta, senza latte, sostituito da albume d'uovo montato a neve) a 250-300 per quelli più calorici, generalmente a base di panna, cacao e con l’aggiunta di altri componenti (biscotti, nocciole). Nelle informazioni alimentari riportate si fa quindi una distinzione tra gelato alla crema di latte, in cui il latte e i suoi derivati sono presenti per almeno il 7% con un contenuto di zucchero che arriva al 13%, e in gelati alla frutta dove il contenuto in frutta è pari almeno al 15% (fanno eccezione gli agrumi, che di solito sono presenti in percentuale minore attorno al 10%) con un 18% di zuccheri. È importante notare che il gelato è uno dei cibi in cui è più facile fare confusione fra calorie del prodotto (quelle riferite a 100 g) e riferite del singolo pezzo: un singolo gelato al biscotto da 33 g può apportare 114 kcal, ma si tratta di un alimento molto calorico perché riferito a 100 g dà 336 kcal; un gelato da 50 g che apporta 124 kcal è meno calorico perché, riferito a 100 g di prodotto, apporta solo 242 kcal. Per quanto riguarda la ripartizione in macronutrienti, essa è notevolmente variabile, ma si può stimare che il contenuto proteico, proveniente dal latte, sia compreso tra 2,7 e 3,6, il contenuto in grassi vada da un minimo di 2,7 a un massimo di 15-20 (quelli a base di panna) e il contenuto in carboidrati sia mediamente 25-35. Naturalmente altri ingredienti possono far salire il contenuto di lipidi (in particolare l’aggiunta di panna e di oli vegetali, molto spesso idrogenati) e di carboidrati (con l’aggiunta di zucchero). Esistono in commercio gelati a base di latte di soia, che sostituisce il latte vaccino, e che per questo presenta un contenuto di colesterolo nullo. Ricapitolando, una buona regola è scegliere gelati senza grassi vegetali idrogenati, senza margarina e inferiori alle 200-220 kcal/100 g in modo da avere un giusto rapporto fra sazietà e appetibilità. INFO AL. – CIBO DINAMICO Gelato alla crema di latte: - Carboidrati: 22; proteine: 4,5; grassi: 13; acqua: 60; calorie: 221. Gelato alla frutta: Carboidrati: 25; proteine: 1,5; grassi: 3; acqua: 70; calorie: 133.
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