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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
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Di seguito tutti i lemmi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di medicina (del 16/09/2007 @ 15:00:05, in Lettera P, visto n. 783 volte)
Farmaci Algoxam, Antiflog,Artroxicam, Brexin, Brexivel, Bruxicam, Cicladol, Dexicam, Euroxi, Feldene, Flodol, Lampoflex, Oxicam, Piroftal, Piroxicam, Polipirox, Reucam, Reudene, Reumagil, Riacen, Roxene, Roxiden. Indicazioni Indicato per il trattamento di molte affezioni che richiedono una attività antinfiammatoria e analgesica quali artite reumatoide, osteoartrosi (artrosi, affezioni articolari di tipo degenerativo), spondilite anchilosante, affezioni dell'apparato e nella gotta acuta. Usato anche nella cura deldolore post-operatorio, della dismenorrea primaria e delle infiammazioni blefaro congiuntivali. Controindicazioni Da non usarsi nel periodo di gravidanza, durante l'allattamento, nell'infanzia fino ai quattordici anni e nei casi di conosciuta ipersensibilità al farmaco. La formulazione in bustine contiene aspartame e deve perciò essere evitata dai soggetti portatori di finilchetonuria. Controindicata nei pazienti con ulcera gastointestinale, gastriti, dispepsie o con diatesi emorragiche o in trattamento con anticoagulanti e in quelli che abbiano presentato reazioni allergiche all'acido acetilsalicilico o a farmaci antinfiammatori non steroidei (asma, riniti, orticaria, ecc.). Interazioni Interagisce con gli aminoglicosidi, anticoagulanti orali, betablocanti, metotrexate e ritonavir.
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Di salute (del 06/10/2007 @ 14:44:25, in Lettera P, visto n. 786 volte)
Il pisello (Pisum sativum) è una pianta con radice poco profonda e stelo che può raggiungere i due metri di lunghezza. Il frutto è un baccello verde o giallo che contiene fino a una dozzina di semi. Non si hanno notizie precise sull’origine di questo legume, che probabilmente proviene dall’Asia centrale e venne diffuso in Europa ad opera degli arii. In seguito viene citato da vari studiosi greci (Teofrasto) e romani (Columella, Plinio). Questi ultimi testimoniano il fatto che i romani conoscevano e coltivavano due diverse varietà del legume. Attualmente l’Italia è uno dei principali produttori di piselli, con circa 2.700.000 quintali all’anno da una superficie coltivata di 40.000 ettari. Questo legume ha un buon contenuto di proteine vegetali, è ricco di potassio (340 mg per 100 g), fosforo (101 mg per 100 g) e altri minerali. Come per gli altri legumi, le proteine dei piselli non sono equivalenti a quelle di origine animale, essendo carenti di aminoacidi solforati. Possono essere consumati al naturale oppure utilizzati per la preparazione di molte pietanze, dalle zuppe alle minestre, alle frittate, ai contorni. Attualmente i consumatori si orientano soprattutto verso l’acquisto di piselli freschi, congelati o inscatolati, piuttosto che verso quelli secchi. INFO AL. - Carboidrati: 11,7; proteine: 7,0; grassi: 0,2; fibre: 5,2; calorie: 77. Parte edibile: 47; calorie al lordo: 36.
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Di salute (del 06/10/2007 @ 14:45:04, in Lettera P, visto n. 742 volte)
È un albero di piccole dimensioni, originario dell'Asia; è coltivato nel bacino del Mediterraneo, ma i maggiori produttori sono Iran, Afghanistan e Stati Uniti (California). I suoi semi vengono utilizzati nell'industria dolciaria. Di solito vengono consumati insieme agli aperitivi. Ved. anche Frutta secca. INFO AL. - Carboidrati: 0; proteine: 18; grassi: 56,1; acqua: 3,9; calorie: 577. Parte edibile (pistacchi secchi con il guscio): 50; calorie al lordo: 288.
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Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 14:27:10, in Lettera P, visto n. 3670 volte)
È un'infezione della pelle dovuta ad un fungo simile ai lieviti, detto Malassetiafurfur. Interessa prevalentemente adolescenti e adulti, anche se talora colpisce anche bambini in età scolare e raramente lattanti. Il contagio avviene per contatto diretto con le lesioni della pelle Contrariamente a quanto si crede, la pitiriasi versicolor è una malattia a bassissima contagiosità, dovuta a un fungo che vive sulla pelle e in determinate condizioni (eccessiva sudorazione, ipersecrezione sebacea) diventa attivo. Esso può determinare la comparsa di chiazze scure (caffè latte) o di chiazze chiare. Quest'ultima forma è la più frequente ed è dovuta all'azione lesiva del fungo stesso nei confronti delle cellule responsabili del pigmento della pelle. Questo spiega perché anche dopo la terapia le chiazze bianche non spariscono subito, la terapia infatti sopprime il fungo ma nulla può contro l'azione del fungo stesso. Bisognerà pertanto attendere la repigmentazione spontanea oppure stimolarla con raggi ultravioletti. Poiché il fungo "vive" sulla nostra pelle, si capisce anche il frequente succedersi delle recidive. Per evitarle bisognerà continuamente delle misure preventive anche in assenza di chiazze: da maggio a settembre cicli di sei sere consecutive di schiume antimicotiche, mentre nei periodi invernali sarà sufficiente la detersione con saponi medicati. Sarà inoltre opportuno eseguire shampoo antiforfora poiché il fungo è presente anche sul cuoio capelluto. Bisognerà pure curare i fattori favorenti quali la iperidrosi e la ipersecrezione sebacea. La terapia è generalmente topica con creme a base di acido acetilsalicilico, iposolfito di sodio, acido tartarico, miconazolo, econazolo. Per via generale è possibile usare farmaci con chetoconazolo e fluconazolo.
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Di salute (del 25/06/2007 @ 11:46:06, in Lettera P, visto n. 4200 volte)
La Pityriasis Rosea del Gibert (PRG) è una malattia acuta, benigna, a risoluzione spontanea, caratterizzata da una tipica eruzione cutanea (rare le forme atipiche), con ridotti o nulli sintomi costituzionali. Chi colpisce Entrambi i sessi, in buone condizioni di salute, preferenzialmente tra i 10 e 35-45 anni. Quando La maggior incidenza la si riscontra in primavera-autunno; tuttavia sono in aumento i casi osservati durante l’inverno. D’estate invece è molto meno frequente. Come si manifesta Nella sua forma tipica inizia con la comparsa al tronco, alla radice delle cosce o delle braccia, di una chiazza, definita chiazza madre, rotonda od ovale, non infiltrata, a limiti netti, di colore rosa salmone, con superficie finemente squamosa. La lesione si estende centrifugamene sino a raggiungere dimensioni di 2-5 centimetri configurando un aspetto anulare per la presenza di un bordo leggermente sopraelevato rosa vivo con un collaretto di squame aderenti ed una parte centrale rosa pallido o camoscio, finemente squamosa. La chiazza è asintomatica o lievemente pruriginosa. Dopo un intervallo di 5-15 giorni compare l’eruzione secondaria che si completa ad ondate successive nell’arco di 10 giorni. Essa è caratterizzata da due tipi di elementi, presenti in proporzioni variabili: 1) medaglioni ovalari simili alla chiazza madre ma di dimensioni minori (1-3 cm. di diametro); 2) macule rosate a superficie liscia o finemente squamosa, di piccolo diametro (2-10 mm.) Tali lesioni tendono a disporsi in maniera simmetrica al tronco lungo le linee di tensione cutanea, nella classica figura definita "ad albero di natale". Le altre lesioni sono confinate alla radice delle cosce, delle braccia ed al collo. Il viso è risparmiato. Solitamente non viene avvertito alcun disturbo ad eccezione di lieve e occasionale prurito; spesso però l’eventuale sintomatologia pruriginosa non è spontanea ma secondaria all’applicazione incongrua od erronea di terapie locali (antimicotici, antisettici, ecc.) o all’irritazione provocata dal contatto con indumenti di lana o sintetici. Evoluzione La PRG guarisce spontaneamente in 4-6 settimane. Forme atipiche Accanto alla forma classica la PRG può assumere caratteri atipici nella morfologia, nella distribuzione delle lesioni, nel decorso: infatti si possono osservare: forme intensamente squamose, simili alla psoriasi forme con elementi a carattere papuloso, vescicoloso, purpurico, pustoloso forme in cui la chiazza madre è assente forme caratterizzate solo dalla chiazza iniziale forme con elementi simili alla chiazza madre forme limitate a pochi elementi attorno alla chiazza madre forme localizzate ad una sola metà del corpo forme cosiddette invertite a causa dell’interessamento esclusivo del viso e degli arti forme localizzate a livello palmo-plantare forme localizzate al cuoio capelluto e talora al viso intervalli più brevi o più ampi tra la comparsa della chiazza madre e l’eruzione secondaria. regressioni più rapide (1-2 settimane) o ritardate (alcuni mesi) recidive uniche o multiple Diagnosi La diagnosi di PRG è clinica, al primo colpo d’occhio, per la morfologia, la distribuzione, la cronologia eruttiva delle lesioni e l’assenza di sintomi generali. Di fronte alla sola chiazza madre si potrà porre il sospetto di una micosi mentre nei casi di eruzione generalizzata (specie quando manca la chiazza madre) il quadro clinico può confondersi con le tossidermie (eruzioni da farmaci), la psoriasi, il lichen eruttivo, la sifilide secondaria, gli eczemi nummulari, l’eritema dyschromicum perstans, la pitiriasi lichenoide, la tinea corporis diffusa, la dermatite seborroica. Etiologia L’origine della PRG è sempre stata controversa. Studi recenti indicherebbero in un virus erpetico (HHV 7) il possibile agente causale. Terapia Trattandosi di una malattia benigna che guarisce spontaneamente, non è indicata alcuna terapia. Occorrerà non irritare le lesioni e perciò: si useranno blandi detergenti. si eviterà di usare acqua molto calda. non si indosseranno lana o fibre sintetiche a contatto della pelle. Nelle forme pruriginose sono indicati come sintomatici gli steroidi topici. La fototerapia con UVB si è dimostrata efficace nel ridurre la durata dell’eruzione.
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Di salute (del 25/06/2007 @ 11:48:43, in Lettera P, visto n. 47147 volte)
Mai come in questa epoca la vacanza al mare rappresenta uno degli appuntamenti fissi dell’anno. Si ricercano nuove spiagge e nuovi mari dove tramutare il triste bianco emaciato della cute invernale in voluttuose ed ambrate tinte. Per qualcuno però il ritorno ahimè non è felice come la partenza: non perché siano venute a mancare le aspettative del sole e del mare ma per l’affiorare sulla cute del tronco di tanti coriandoli di cute chiara che così impietosamente contrastano con l’abbronzatura. E’ l’aspetto antiestetico che avvicina il paziente al dermatologo. Infatti non sono presenti sintomi soggettivi né effetti sullo stato generale: la salute del soggetto è buona. La cute, talora sgradevole alla vista, contrasta quindi con la benignità della malattia che ha un nome curioso: Pityriasis versicolor (P.v.). La P.v. deve il suo nome (versicolor) alla presenza di macchie multicolori: infatti accanto alla varietà acromizzante ( chiazze biancastre) che raccoglie circa la metà dei casi ed è particolarmente evidente nei soggetti a cute scura e dopo l’esposizione al sole (il fungo esercita una azione inibitoria sulla pigmentazione), si possono osservare la varietà bruna (chiazze color bruno-camoscio, caffè-latte) e la varietà eritematosa (chiazze rosate). Tali quadri clinici sono presenti nella maggioranza dei casi singolarmente; talora, molto più raramente, coesistono nello stesso paziente (soggetti a cute chiara non esposta al sole), dando origine alla varietà variopinta. Accanto al colore, le macule di P.v., in fase attiva e non trattate, sono caratterizzate dalla presenza sulla superficie di minute squame che assomigliano a crusca (da cui il nome Pityriasis, dal greco pituron=crusca) che possono essere facilmente rimosse senza emorragia con un colpo d’unghia od una curette smussa (cosiddetto "segno del colpo d’unghia"- "scratch sign" per gli anglosassoni, "signe du coup d’ongle" per i francesi-, oppure "segno del truciolo" -"chip sign","signe du coupeau"-). Le dimensioni delle macchie possono variare da pochissimi millimetri (1-2) a qualche centimetro (con forme ovalari o rotondeggianti), il numero degli elementi da pochi a decine e decine, l’estensione da localizzata ad un segmento cutaneo a generalizzata su di una grande area cutanea. Tipicamente le sedi più comunemente interessate sono la parte superiore del tronco e del dorso e il collo. Meno frequentemente il viso (lungo l’attaccatura dei capelli), gli arti superiori ed inferiori, le pieghe cutanee (cavi ascellari, inguine, piega del gomito, cavo popliteo, solchi sottomammari), il pube, il pene, il seno. L’agente causale della malattia (denominato Malassezia furfur, Pityrosporum orbicolare, Pityrosporum ovale) è un lievito lipofilo e lipido-dipendente (ossia necessita di grassi per vivere), saprofita della cute (ossia vive a spese della cute senza danneggiarla) ed in particolare del follicolo pilifero; è presente in un’altissima percentuale della popolazione sana. Poiché relativamente modesta è la percentuale di persone affette da P.v. rispetto ai portatori asintomatici (ossia senza manifestazioni cliniche della malattia) occorre che vi siano fattori favorenti che inducano il passaggio del lievito da saprofita a parassita patogeno (in questo caso vive a spese della cute danneggiandola). Innanzitutto è da porsi l’assunto di una predisposizione genetica. Infatti in contrasto con la scarsa o nulla contagiosità del lievito ( come è dimostrato dalle numerosissime coppie in cui la moglie od il marito ha la P.v. mentre l’altro coniuge ne è esente), non è raro osservare nuclei familiari della medesima discendenza ammalati. Su questo carattere individuale fondamentale se ne inseriscono altri, chiaramente favorenti: 1) i lipidi (grassi ) cutanei (come detto in precedenza il lievito si nutre di grassi), sia si produzione delle ghiandole sebacee sia derivanti dalla decomposizione delle cellule della cute; 2) la secrezione sudorale influenza la crescita poiché, come ogni altro fungo, il Pityrosporum ha bisogno di umidità per crescere; 3) il clima caldo-umido. Da quest’insieme di fattori si comprende come: A) le zone colpite dalla malattia siano quelle in cui sono presenti le ghiandole sebacee, ossia tutto il corpo tranne le piante dei piedi e il palmo delle mani (vedi punto 1 dei fattori favorenti); B) siano affetti maggiormente soggetti con abbondante sudorazione, oppure persone che frequentino luoghi in cui essa sia stimolata (saune, palestre, ecc.) oppure indossino indumenti sintetici che mantengono umida la pelle (vedi punto 2); C) nel nostro paese sia tipica la periodicità estiva ( vedi punto 3): il clima caldo-umido estivo infatti stimola la sudorazione e l’esposizione ai raggi ultravioletti la produzione di melanina, responsabile dell’abbronzatura e quindi di quel contrasto cromatico che è alla base dell’inestetismo della malattia. Nella diagnosi dell’affezione bisogna tenere conto che non tutte le macchie bianche della cute sono P.v.. Capita spesso infatti che si presentino a visita persone erroneamente convinte di avere tale malattia. Ricordiamo ad esempio come la vitiligine, la Pityrisiasi alba (tipica del volto dei bambini), le acromie lenticolari idiopatiche (presenti sulle gambe di persone in età matura, specie se con precedenti di prolungate esposizioni solari), le discromie che talora seguono l’abbronzatura simulino talora la P.v.. La certezza della diagnosi si basa sull’esperienza dello specialista dermatologo che può intuirla attraverso alcune caratteristiche della malattia oppure, in caso di dubbio, mediante un esame microscopico diretto delle squame cornee prelevate da una chiazza tramite delicato curretage o esaminando la cute del paziente, in ambiente buio, con la lampada di Wood ( lampada a raggi ultravioletti di una determinata lunghezza d’onda): le lesioni di P.v. emettono una inconfondibile e tipica fluorescenza giallo-verdastra, permettendo altresì di scoprire macchie peraltro invisibili a occhio nudo. La terapia della P.v. si basa sull’uso di farmaci da applicare sulla cute o da assumere per via orale, avendo presente che un ciclo di cura non ha efficacia perenne, data la tendenza a ripetersi della malattia, e che le cure e gli accertamenti dovrebbero essere preferibilmente opera dello specialista dermatologo.
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Di salute (del 06/10/2007 @ 14:48:08, in Lettera P, visto n. 768 volte)
La pizza è un piatto relativamente recente. Per quanto la consuetudine di realizzare impasti sottili di grano macinato a forma di disco, arrostiti su pietra, si perda nella notte dei tempi, la nascita della pizza al pomodoro come la intendiamo oggi avvenne nella città di Napoli. Qui già verso l'anno Mille si parla di un alimento detto picea, di cui non conosciamo i particolari, che in seguito prese il nome di pizza. Fu però solo nel Settecento che comparve la pizza col pomodoro. Le prime notizie circa l'esistenza di una vera e propria pizzeria risalgono al 1830: si tratta della pizzeria Port'Alba, con forno in mattoni refrattari alimentato a legna. Le varietà di pizza erano molte e diverse: con formaggio grattugiato, basilico e strutto; con aglio, olio, origano e sale; con pesciolini ecc. La famosa pizza Margherita nacque nel 1889; quell'estate la regina Margherita di Savoia si trovava presso la reggia di Capodimonte, in visita nel Regno delle Due Sicilie. Desiderosa di assaggiare il piatto tipico della zona, convocò a corte Raffaele Esposito, il più noto pizzaiolo dell'epoca. Esposito preparò diverse pizze, fra cui una con mozzarella, pomodoro e basilico, i colori della bandiera, che piacque particolarmente alla regina. Per questa ragione Esposito in seguito cominciò a vendere questa pizza battezzandola ‘alla Margherita'. Oggi la pizza ha conquistato i consumatori di tutto il mondo, anche grazie alla sua versatilità; le combinazioni di ingredienti utilizzati per preparare questa pietanza sono ormai innumerevoli. L'autentica pizza napoletana va realizzata con un impasto di farina di frumento, acqua e lievito, a cui si aggiungono pomodori San Marzano, mozzarella di bufala, olio extravergine di oliva, sale marino. La cottura va effettuata in forno refrattario alimentato a legna (preferibilmente di quercia e ulivo), a una temperatura compresa fra i 420 e i 480 °C. Appare già evidente che le pizze che consumiamo normalmente sono prodotti che rispettano poco queste regole; per esempio, spesso viene utilizzato il formaggio fuso e i pomodori non sono sempre all'altezza della situazione. Infine la cottura: la pizza deve avere una forma circolare, con bordo regolare, non rigonfio né bruciato e la parte centrale deve risultare morbida. La composizione nutritiva della pizza varia notevolmente a seconda degli ingredienti utilizzati e delle dimensioni; quella tradizionale dovrebbe pesare poco più di due etti appena sfornata. Nella dieta - La pizza tipica da pizzeria ben difficilmente può rientrare in un piano dietetico; di dimensioni eccessive, spesso consumata come primo piatto di un pranzo molto ricco, anche dal punto di vista alimentare non è granché, visto che (tranne le dovute eccezioni) gli ingredienti non sono mai di prima qualità per contenere il prezzo. Dal momento che l'apporto calorico varia molto, è difficile fare rientrare la pizza in un piano alimentare rigoroso, a meno di non ricorrere ai prodotti surgelati che, fra l'altro, hanno il vantaggio di porzioni più contenute (una pizza consumata in pizzeria arriva facilmente alle 1000 kcal, mentre quelle surgelate, al massimo 300-350 g, arrivano alle 600-700 kcal). Per esempio, la pizza Bella Napoli Buitoni fornisce 228 calorie per 100 g, la Margherita Findus 247, la vegetariana Valsoia 150. Anche in questo caso bisogna prestare attenzione alla quantità totale di prodotto effettivamente consumata; come abbiamo visto, una pizza pesa ben più di un etto… INFO AL. Pizza con pomodoro Carboidrati: 51,9; proteine: 4; grassi: 4; acqua: 40,5; calorie: 247. Pizza con pomodoro e mozzarella Carboidrati: 52,9; proteine: 5,6; grassi: 5,6; acqua: 39; calorie: 271.
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