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Di seguito tutti i lemmi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 11/12/2013 @ 12:00:01, in Lettera P, visto n. 493 volte)
Capacità che un microrganismo ha di provocare una malattia, una volta penetrato all'interno di un organismo, sia esso vegetale, animale o umano. Più precisamente, la patogenicità viene espressa mediante il rapporto tra il numero dei malati e il numero degli infetti per una malattia (quoziente di patogenicità). La differenza numerica tra malati e infetti dà ragione della diversa patogenicità delle diverse malattie. Per esempio, tra gli individui che si infettano con il virus del morbillo un grande numero contrarrà la malattia (alta patogenicità); tra gli individui che si infettano con il micobatterio tubercolare, invece, solo un piccolo numero manifesterà i segni clinici della tubercolosi: gli altri, o non si ammaleranno, o contrarranno la malattia in forma asintomatica (bassa patogenicità).
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Di riccardo (del 11/12/2013 @ 12:12:28, in Lettera P, visto n. 438 volte)
Si dice di sintomo o segno caratteristico proprio di una malattia.
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Di riccardo (del 11/12/2013 @ 12:20:32, in Lettera P, visto n. 526 volte)
Settore della biologia che ha per oggetto lo studio delle malattie e delle cause che le determinano; anche sinonimo di malattia. A scopo perlopiù didattico, la patologìa umana viene distinta in branche diverse, autonomamente studiate. Così la patologìa cellulare studia specificamente le alterazioni morfologiche e funzionali delle cellule, quale punto di partenza di tutti i processi morbosi; la patologìa generale studia le alterazioni patologiche fondamentali, che sono alla base dei quadri morbosi (infiammazione, degenerazione ecc.), e le reazioni che esse suscitano nell'organismo (immunità); la patologìa speciale studia le cause e i meccanismi di insorgenza delle malattie e le manifestazioni morbose dei singoli organi e apparati, indipendentemente dal fatto che la loro cura richieda interventi chirurgici (patologìa chirurgica) o metodi terapeutici incruenti (patologìa medica); la patologìa sperimentale, infine, studia le malattie artificialmente riprodotte.
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Di riccardo (del 19/12/2013 @ 12:25:41, in Lettera P, visto n. 1697 volte)
Esame immunologico per la sierodiagnosi di mononucleosi infettiva, peraltro non altamente specifico; messo a punto nel 1932 da due medici americani: John Rodman Paul (1893 - 1971) e Walls Willard Bunnell (1902 - 1965). Consiste nell'agglutinazione e lisi di globuli rossi di montone da parte di anticorpi presenti nel siero del soggetto. Il test si basa sulla presenza o meno, nel siero sanguigno, di anticorpi caratteristici della mononucleosi, presenti nel 90% dei casi. Il test diagnostico si divide essenzialmente in due parti: la reazione di Paul-Bunnell e la reazione di Davidsohn, spesso dunque viene chiamato anche reazione di Paul-Bunnell-Davidsohn. In un paziente sano, il siero contiene bassi titoli di anticorpi eterofili del gruppo delle agglutinine, capaci di reagire con eritrociti di alcuni mammiferi come cavallo e montone (per questo dette agglutinine anti-montone); in un paziente con mononucleosi infettiva, invece, questi anticorpi presentano un alto potere di agglutinazione. I falsi positivi sono molto rari, ma possono essere causati da: - HIV - Leucemia - Epatite I falsi negativi sono molto più comuni nei pazienti in età prepuberale, a causa della scarsa risposta agli anticorpi eterofili, inoltre possono presentarsi falsi negativi in caso il test sia svolto nelle fasi iniziali della malattia.
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Di dr.ssa Anna Carderi (del 19/12/2013 @ 12:53:51, in Lettera P, visto n. 460 volte)
Denominazione generica degli stati emotivi, con senso di ansia e angoscia, che i bambini provano di fronte a pericoli immaginari o reali: paura del buio, di essere abbandonati, di non essere alimentati, degli animali o degli insetti nel letto, delle attività motorie (saltare, tuffarsi, pattinare ecc.), delle persone sconosciute, dei ladri.ecc. Se si manifestano nel sonno, danno adito a pavor nocturnus. Le paure dei bambini possono essere divise in tre categorie: le paure innate, presenti alla nascita; le paure legate alla crescita che appaiono a diverse età; le paure apprese in seguito ad eventi traumatici o indotte dall’ambiente di vita. Elis distingue le paure infantili in due categorie principali: la paura di eventi esterni e la paura delle proprie inadeguatezze (ansia d'esame, ansia sociale ecc.). Viene così differenziata la paura di subire un danno fisico dalla paura di subire un danno di tipo socio-affettivo. In entrambi i casi le fasi cognitive che conducono alla paura sono costituite da tre tipi di cognizioni: - Qualcosa di brutto potrebbe accadere; - Se succede sarà orrendo e catastrofico; - Siccome sarà orrendo, allora devo preoccuparmene e pensarci in continuazione. Quando non vengono superate, le paure possono degenerare e trasformarsi in fobie oppure in stati ansiosi. La fobia è una paura persistente, intensa, difficile da controllare.
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Di riccardo (del 19/12/2013 @ 13:23:10, in Lettera P, visto n. 665 volte)
Tipo di epitelio formato da cellule appiattite e disposte in uno o più strati (epitelio pavimentoso semplice o stratificato. L'Epitelio pavimentoso semplice o monostratificato presenta un solo strato di cellule appiattite a contatto con la membrana basale. Dall'alto, le cellule sono strettamente giustapposte, con forme geometriche poligonali irregolari. In sezione trasversale appaiono sottili, con un lieve rigonfiamento al centro generato dal nucleo. Regola la filtrazione e la diffusione del rene e negli alveoli polmonari, dove forma delle barriere facilmente attraversabili per gli scambi con i fluidi interstiziali e tra il sangue e l'aria atmosferica. Nell'uomo si trova sulla superficie degli alveoli polmonari dove regola lo scambio di gas tra il sangue e l'aria, nell'apparato urinario in alcune parti della capsula di Bowman, riveste la superficie interna della membrana del timpano nell'orecchio, etc. L'endotelio che riveste i vasi sanguigni e il mesotelio che riveste le cavità sierose (pleura e pericardio e peritoneo) sono anche epiteli pavimentosi semplici. L'Epitelio pavimentoso composto o pluristratificato riveste le parti umide del corpo. Presenta due o più strati di cellule, di cui solo il più profondo è a contatto con la membrana basale, le cellule degli strati più profondi spesso non sono di forma appiattita, ma per convenzione l'epitelio viene classificato in base allo strato superficiale. Lo strato più profondo o basale presenta cellule con spiccate caratteristiche staminali, metabolicamente molto attive e proliferanti, si possono trovare anche numerose invaginazioni chiamate creste epiteliali che formano le papille connettivali all'interno delle quali si inseriscono i capillari che nutrono l'epitelio, altrimenti privo di vascolarizzazione. Nello strato intermedio o spinoso le cellule iniziano a differenziarsi, le cellule sono unite da desmosomi che al microscopio ottico appaiono come dei sottili ponti tra le cellule e prendono il nome di spine. Gli strati superficiali differenziano l'epitelio pavimentoso in cheratinizzato e non cheratinizzato. Nell'epitelio pavimentoso non cheratinizzato, detto più propriamente non corneificato, le cellule dello strato superficiale sono appiattite e la loro protezione e idratazione è dovuta alle secrezioni mucose riversate dalle ghiandole sulla superficie epiteliale. Si trova nella mucosa di bocca, faringe, esofago e retto, nell'uretra, sulla superficie anteriore della cornea e nella vagina. Le cellule degli epiteli pavimentosi non cheratinizzati possono contenere tracce di cheratina a prova della loro capacità di esprimere i geni per tale proteina, infatti a seguito di traumi o patologie si può assistere ad una cheratinizzazione. L'epitelio cheratinizzato per eccellenza è l'epidermide (cioè la cute), le cellule dello strato spinoso sintetizzano numerosi cheratinosomi e tonofibrille. Avvicinandosi agli strati superficiali (strato granuloso e strato lucido) si creano accumuli di cheratina e la cellula inizia un processo di apoptosi trasformandosi in lamelle appiattite di cheratina. Gli spazi intercellulari vengono riempiti da lipidi secreti dalle stesse cellule che impermeabilizzano la struttura. Questo strato superficiale impermeabile è detto strato corneo e può variare di spessore a seconda delle sollecitazione meccaniche a cui è esposto il distretto anatomico.
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Di dr.ssa Anna Carderi (del 19/12/2013 @ 13:32:22, in Lettera P, visto n. 495 volte)
Disturbo del sonno, rientra nel gruppo delle parasonnie, insieme al sonnambulismo e alle illusioni ipnagogiche: caratterizzato da improvviso risveglio, poco dopo l'inizio del sonno, provocato da sogni terrificanti, spesso accompagnato da atteggiamenti di difesa e da disorientamento nel tempo e nello spazio. Se si tenta di "consolarlo", invece di calmarsi reagisce con maggior terrore. Spesso, il bambino presenta sudorazione eccessiva, tachicardia e rigidità muscolare durante tutta la durata dell'attacco che può durare da pochi minuti ad oltre mezz'ora. Dopo la crisi, il bambino si rilassa e riprende a dormire. Si osserva con maggior frequenza nel bambino dove inizia a manifestarsi intorno ai 2-4 anni e può continuare fino agli 11-12 anni. Più raramente, può colpire l'individuo adulto, in casi di particolare stress psico-emotivo. Il Pavor nocturnus non è un incubo ed è molto diverso dal sonnambulismo: è una vera e propria crisi di terrore che si verifica nelle fasi 3 e 4 del sonno NREM (non-REM). Il bambino, anche se sembra sveglio, in realtà non lo è e per questo non reagisce agli stimoli ambientali. A volte esso può essere la conseguenza diretta di un incubo particolarmente spaventoso, ma nella maggior parte dei casi, il bambino non ricorda nessun incubo. Ricorda solo il terrore paralizzante. Spesso, la mattina dopo non c'è più memoria dell'accaduto. Le cause possono essere svariate: stimolazioni sonore o luminose durante il sonno, stress, distensione vescicale, ipertrofia adenoidea - vegetazioni adenoidee, fisiologiche (febbre, deficit di sali minerali - a causa del caldo ed eccessiva sudorazione), o genetiche. Sembra essere tipico di chi ha vissuto anche per pochi giorni di vita esperienze di "istituzionalizzazione" spiacevoli o traumatiche, ad esempio in collegio, orfanotrofio, carcere, etc. Nella maggioranza dei casi, però, le cause restano sconosciute. Se il disturbo si presenta occasionalmente, non è necessario alcun tipo di intervento medico. I genitori devono evitare di toccare o prendere in braccio il bambino (infatti non farebbero altro che aumentarne il terrore). Spesso, parlare dolcemente al piccolo lo aiuta a calmarsi ed a tornare, lentamente, a dormire.
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