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Di seguito tutti i lemmi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 24/02/2014 @ 17:08:05, in Lettera E, visto n. 507 volte)
Seconda fase del ciclo sessuale, che consiste nel maschio nell'erezione del pene e nella donna in quella del clitoride accompagnata dall'allargamento, allungamento e lubrificazione della vagina. Tali modificazioni anatomofunzionali nei due sessi non sono controllate dalla volontà, bensì sono regolate dal sistema nervoso autonomo. La fase dell'eccitamento sessuale può avvenire in modo ottimale solo in conseguenza di un adeguato livello di desiderio sessuale, e rappresenta la premessa indispensabile per il raggiungimento dell'orgasmo. Insieme al desiderio, stimoli fisici (olfattivi, visivi, tattili, gustativi) o psichici (fantasie, la presenza di una determinata persona, una circostanza desiderabile, e simili) hanno un'influenza sull'eccitamento sessuale potenziandolo o inibendolo con modalità del tutto soggettive e in parte diverse nei due sessi. L'inibizione dell'eccitamento sessuale è causa di disturbi sessuali quali la mancata lubrificazione nella donna e i deficit erettili nel maschio.
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Di riccardo (del 24/02/2014 @ 16:52:52, in Lettera E, visto n. 471 volte)
Capacità di alcune strutture organiche di rispondere a stimoli di diversa natura (ad esempio elettrici, chimici, meccanici, luminosi ecc.) con modificazioni che caratterizzano il proprio stato fisico. In genere, i fenomeni dell'eccitabilità osservano la legge del "tutto o nulla": infatti esiste una soglia di eccitabilità sotto la quale il substrato non è eccitabile, mentre per stimoli più intensi di quelli liminari la risposta non varia, ossia non aumenta in proporzione all'intensità dello stimolo. Tra le strutture eccitabili rientrano il tessuto muscolare e il tessuto nervoso. In quest'ultimo la risposta a stimoli eccitatori consiste nell'insorgenza di potenziali d'azione che si propagano lungo le fibre e che passano da una fibra all'altra mediante le sinapsi. Il tessuto muscolare risponde, invece, agli stimoli eccitatori attraverso delle contrazioni. Alla base dell'eccitazione vi è un meccanismo chimico-fisico, che genera modificazioni elettriche e scambi elettrolitici a livello della membrana cellulare. L'eccitazione di un substrato biologico determina l'aumento del consumo di energia e del metabolismo cellulare; stimoli ripetuti possono pertanto provocare l'esaurimento delle riserve energetiche cellulari e l'accumulo nella cellula di materiali di rifiuto (cataboliti). Una simile condizione si accompagna a uno stato transitorio di ineccitabilità, detto "ineccitabilità da fatica", da non confondere con il fenomeno della refrattarietà, ovvero con il blocco totale o la riduzione dell'eccitabilità che avvengono fisiologicamente successivamente allo stimolo. Per effetto di stimoli troppo intensi o prolungati alcuni recettori possono diminuire la propria eccitabilità attraverso l'aumento della soglia di stimolazione; questo fenomeno è definito adattamento.
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Di riccardo (del 24/02/2014 @ 16:30:42, in Lettera E, visto n. 1483 volte)
L'eccipiente è una sostanza ausiliaria nella produzione di una forma farmaceutica e per definizione include qualsiasi materiale si trovi nel farmaco finito che non costituisca principio attivo ma alcuni materiali usati nella preparazione dei farmaci possono modificare il rilascio del principio attivo dalla forma farmaceutica. Gli eccipienti vengono elencati nelle Farmacopee Ufficiali, in seguito a controlli sulla sicurezza. Gli eccipienti non possiedono azione terapeutica, e vengono unite ai farmaci in varie forme farmaceutiche (ad esempio compresse, pastiglie, polveri, unguenti, suppositori, sciroppi ecc.) con il fine sia di renderle meglio accette al paziente, sia di favorire la preparazione del prodotto. Gli eccipienti possono essere classificati in diversi modi è molto pratico suddividerli in base al ruolo svolto nella preparazione della forma farmaceutica finita: i diluenti,ad esempio sono sostanze che vengono aggiunte quando la massa del principio attivo non basta alla preparazione del farmaco; gli assorbenti costituiscono materiali aggiunti alle preparazioni con lo scopo di assorbire l'umidità prevenendo il deterioramento del principio attivo; gli adsorbenti sono sostanze capaci di trattenere notevoli quantità di liquidi, destinati ad essere inseriti in formulazioni solide (per esempio compresse); lubrificanti, suddivisi in: lubrificanti veri e propri, capaci di impedire alle polveri di aderire a parti meccaniche nel corso del processo produttivo, antiaderenti, glidanti che migliorano le proprietà di flusso delle polveri;leganti, ossia sostanze che aumentano la coesione delle polveri; disgreganti, materiali che facilitano la disgregazione delle forme farmaceutiche solide, accrescendo la superficie di contatto con i liquidi biologici; tensioattivi, utilizzati sia nelle preparazioni solide in cui incrementano la bagnabilità del prodotto e quindi la sua disgregazione, sia a forme farmaceutiche liquide, che vengono così stabilizzate; coloranti, impiegati per migliorare la presentazione di alcune forme farmaceutiche (come ad esempio le capsule), per riconoscere i prodotti nel processo di produzione o, ancora, per classificarli in base alla categoria terapeutica di appartenenza; edulcoranti - aromatizzanti, aggiunti col fine di migliorare le caratteristiche organolettiche dei prodotti, soprattutto quelli solidi e aumentare la compliance; antiossidanti - antimicrobici, uniti per aumentare il periodo di conservazione del prodotto;polimeri per modificare il tempo o il sito di rilascio del principio attivo (preparazioni a rilascio prolungato o gastro-resistenti). Gli eccipienti utilizzati più comunemente per diluire le polveri di principio attivo sono:lattosio, glucosio, saccarosio, mannite, caolino, talco,talco-mento-canforato (1% di mentolo, 1% di canfora e 98% di talco), talco-mento-salicilico (1% di mentolo, 1% di acido salicilico e 98% di talco), bentonite, biossido di titanio.
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Di Admin (del 05/01/2012 @ 15:27:17, in Lettera E, visto n. 1375 volte)
Versamento di sangue nel tessuto sottocutaneo dovuto a rottura, per traumi (contusioni, fratture, lussazioni) o alterazioni patologiche, dei vasi in esso contenuti. Il colore dell’ecchimosi varia in base all’emoglobina contenuta nei globuli rossi che in assenza di ossigenazione polmonare, si trasforma in metaemoglobina e quindi in ematina (verde-brunastra) e in emosiderna (verde-giallastra) e infine si forma la ematoidina (gialla). Generalmente l’ecchimosi si riassorbe entro 15-20 giorni. I sintomi consistono in un iniziale pizzicore seguito da una tensione della parte interessata. La terapia più indicata è l’applicazione, in un primo momento, di freddo che determinando una vasocostrizione limita lo stravaso di sangue e successivamente, di caldo che favorisce il riassorbimento delle sostanze travasate.
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Di medicina (del 16/09/2007 @ 11:49:15, in Lettera E, visto n. 1350 volte)
L'Ebola è un virus in grado di provocare gravi febbri emorragiche. Più precisamente si tratta di un filovirus, dalla caratteristica forma allungata, che deve il suo nome al fiume della Repubblica Democratica del Congo dove fu isolato per la prima volta nel 1976. Dei quattro ceppi del virus isolati fino a ora, tre sono letali per gli esseri umani. Probabilmente il contagio alla nostra specie è avvenuto dalle scimmie e da qualche altro mammifero della foresta africana, ma l'origine e la modalità di trasmissione rimangono un mistero. A oggi si sono registrate quattro epidemie di Ebola: nello Zaire, nel Sudan, nel Gabon e nella Costa d'Avorio. La mortalità ha raggiunto l'88% dei casi rilevati. Il contagio avviene con il contatto diretto con il sangue (spesso tramite siringhe infette), il seme, le secrezioni e il vomito di chi è già infetto, di norma circa 4-16 giorni dopo l'esposizione all'agente virale. I primi sintomi sono febbre, vomito ed eruzioni cutanee: il virus attacca preferibilmente i reni, il fegato e la milza, sedi di emorragie interne. Le perdite emorragiche dopo pochi giorni sono generalizzate a tutti i vasi arteriosi e il sangue fuoriesce da occhi, naso e orecchie. La disgregazione dei tessuti interna provoca l'ultimo terribile sintomo, la fuoriuscita di liquido nero. Sembra che alla base del meccanismo biochimico della disgregazione dei capillari e dei tessuti sia la presenza di una glicoproteina sulla superficie esterna del virus in grado di danneggiare i vasi sanguigni. Il virus si riproduce all'interno della cellula infetta provocandone poi l'esplosione. La morte sopraggiunge dopo circa 72 ore dall'insorgenza dei primi sintomi. Attualmente non si conosce una cura all'infezione di Ebola, né un vaccino. Gli studi si concentrano sui meccanismi biochimici del virus e sulla presenza di alcuni anticorpi di Ebola osservati in alcune popolazioni di pigmei. L'Ebola è stata elencata dalla NATO tra i 31 agenti potenzialmente utilizzabili nelle azioni di bioterrorismo.
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Di riccardo (del 24/02/2014 @ 13:59:55, in Lettera E, visto n. 770 volte)
Detta anche psicosi della giovinezza, è una forma di schizofrenia, che si manifesta in età giovanile. L'esordio è generalmente lento con svogliatezza, irritabilità, comportamenti bizzarri, talvolta aspetti nevrotici. In modo più raro, insorge con sintomi come crisi di ansia, fughe o con gaiezza immotivata. Entro qualche anno il quadro clinico diventa completo: distacco dall'ambiente, assenza di relazioni interpersonali valide, discordanza affettiva, incoerenza, stati di eccitamento talora violenti, fatuità del comportamento attraverso manierismi, sorrisi immotivati, bizzarrie, allucinazioni specialmente uditive, deliri frammentari. L'ebefrenìa evolve spesso in modo rapido verso un deterioramento mentale associato a disintegrazione della personalità. Trattamenti adeguati e condizioni ambientali favorevoli sono in grado di dare qualche risultato, ma rappresenta, comunque, una forma grave ad andamento progressivo con scarsa risposta alle cure.
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Di riccardo (del 24/02/2014 @ 13:56:44, in Lettera E, visto n. 707 volte)
Conosciuta anche come ubriachezza, è lo stato di intossicazione alcolica acuta. si manifesta con i seguenti sintomi: incoordinazione motoria, fatuità, peggioramento dei riflessi e delle percezioni. L'intensità e la durata variano a seconda della quantità di alcol assunta e della tolleranza dell'individuo. Non diminuisce la responsabilità nei reati, ad eccezione dei seguenti casi: intossicazione cronica; ebbrezza patologica, ossia la reazione spropositata a una quantità di sostanza minima e tollerata dalla maggioranza degli individui; assunzione casuale e non voluta.
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