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Di seguito tutti i lemmi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 19/11/2013 @ 14:15:22, in Lettera O, visto n. 411 volte)
Sinonimo di Enterobius vermicularis, verme nematode, lungo 5-10 mm (verme a spillo)che provoca l'ossiuriasi. Può infestare l'uomo in seguito all'ingestione delle sue uova embrionate. Le uova in poche ore raggiungono l'intestino tenue dove si schiudono facendo fuoriuscire larve che migrano nell'intestino crasso e poi aderiscono alla mucosa intestinale, sviluppandosi quindi in vermi adulti in poche settimane. Buona parte dei vermi adulti si localizza nel cieco ma le femmine gravide di notte si spostano nella zona perianale dove depositano le uova che possono essere riscontrate nelle pliche perianali mentre il verme è di semplice riscontro nelle feci, più raramente nella vagina qualora sia stata infettata. La femmina gravida depone fino a 20.000 uova che aderiscono alle pliche perianali. Le uova possono contenere il protozoo Dientamoeba fragilis. L'infestazione può essere asintomatica e rendere i soggetti affetti dei portatori ma spesso causa l'ossiuriasi, caratterizzata da intenso prurito nelle ore notturne presso la zona perianale nel maschio e presso l'ano e la vulva nella femmina. Il prurito è causato dalla migrazione e dalla deposizione delle uova da parte delle femmine gravide del verme. Se la vagina è interessata dall'ossiuriasi si possono presentare disturbi genitourinari. Se vi è una forte infestazione può causare infiammazione della mucosa intestinale e irritabilità del colon. La categoria più soggetta ad infestazioni da parte di questo verme sono i bambini che, dopo aver giocato con terriccio infetto o con oggetti contaminati dalle uova del verme, si portano le mani alla bocca ingerendole e determinando un'autoinfestazione. L'autoinfestazione (o la reinfestazione) si verifica anche perché i bambini, a causa del forte prurito generato dal germe, si grattano le pliche perianali portandosi poi involontariamente le mani alla bocca.
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Di riccardo (del 28/02/2014 @ 12:25:21, in Lettera O, visto n. 307 volte)
Osso pari e simmetrico che forma la base della scatola cranica e, in piccola parte, la volta. È situato tra l'osso parietale, collocato al di sopra, l'osso sfenoide, posto davanti ad esso, e l'osso occipitale, situato dietro. È composto da una parte squamosa che delimita la regione temporale del cranio, da cui si dipartono i processi zigomatico e mastoideo e il meato acustico esterno; una porzione timpanica, posta inferiormente alla squama e una porzione petrosa. L'osso temporale contiene al suo interno e protegge la coclea e i canali semicircolari, organi deputati rispettivamente all'udito ed all'equilibrio, in una cavità denominata labirinto; al suo interno contiene inoltre gli ossicini dell'udito, posti in una cavità posta lateralmente al labirinto, detta cavo del timpano, separata dal canale auricolare esterno dalla membrana del timpano.
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Di riccardo (del 19/11/2013 @ 14:23:36, in Lettera O, visto n. 436 volte)
Tumori maligni e benigni che costituiscono una famiglia comprendente almeno 50 varietà diverse. Il picco d'incidenza si trova nell'età giovanile, tra i 10 e i 25 anni. Non sono noti fattori di rischio significativi, se si eccettuano le esposizioni a sorgenti radioattive. I tumori dell'osso possono insorgere in qualsiasi osso dello scheletro, ma le sedi più comuni sono le ossa del bacino, il femore e la tibia. Tra le numerose forme tumorali spiccano per importanza, frequenza e aggressività il mieloma multiplo, l'osteosarcoma, il sarcoma di Ewing e il condrosarcoma. Il mieloma multiplo è un tumore di derivazione ematopoietica, e spesso interessa il midollo osseo tanto diffusamente che l'esame del puntato sternale ha valore diagnostico. I soggetti hanno alterazioni ematologiche predominanti, e l'intervento chirurgico è raramente indicato. L'osteosarcoma è, dopo il mieloma, il tumore osseo più comune; dotato di spiccata malignità, colpisce perlopiù fra i 10 e i 20 anni, con notevole tendenza alla metastatizzazione, specialmente ai polmoni. A seconda della tendenza distruttrice o costruttrice del tumore, si possono distinguere sarcomi osteolitici e osteogenici. I primi sintomi, come per tutti i tumori del gruppo, sono costituiti da dolore e tumefazione, in più della metà dei casi localizzati al ginocchio. Le recenti strategie terapeutiche, basate sulla chemioterapia preoperatoria (o neoadiuvante) e postoperatoria (o adiuvante) e su una chirurgia più conservativa ma contemporaneamente più efficace (che comprende, quando necessario, l'asportazione anche delle metastasi), ha portato a un miglioramento della sopravvivenza globale, che oggi si può fissare intorno al 50% a 10 anni dalla diagnosi. Il sarcoma di Ewing, tumore maligno del midollo osseo, di origine reticolo-endoteliale, presenta un'incidenza lievemente inferiore rispetto all'osteosarcoma. La quasi totalità dei casi si verifica in pazienti con meno di 30 anni, più spesso tra i 10 e i 20 anni. Anche in questo caso i sintomi iniziali sono aspecifici e caratterizzati da dolore localizzato, che tende ad aggravarsi, e dalla presenza di una tumefazione più o meno evidente di pertinenza ossea, localizzata generalmente nelle estremità, in corrispondenza della diafisi di un osso lungo. Una terapia che si avvalga contemporaneamente della chirurgia radicale, della chemioterapia e della radioterapia consente oggi in più della metà dei casi lunghe sopravvivenze. I condrosarcomi, tumori maligni della cartilagine, possono essere a lento o a veloce accrescimento, e la loro caratteristica peculiare è la capacità di infiltrare il tessuto molle circostante; il trattamento è chirurgico. Numerosi sono i tumori benigni (osteomi, osteocondromi, tumori a cellule giganti, lesioni fibromatose) che si manifestano con dolore e tumefazione radiologicamente visibile. Molte malattie possono poi essere scambiate per un tumore, e fra queste si annoverano le cisti ossee semplici e la displasia fibrosa, in grado di porre spesso delicati problemi di diagnostica differenziale con i tumori. Non va poi dimenticato che le ossa sono un sito privilegiato di metastatizzazione: numerosi tumori maligni originatisi in organi diversi (prostata, mammella, colon-retto, polmoni) possono secondariamente localizzarsi alle ossa. Le metastasi sono di comune riscontro nell'età adulta e negli anziani, mentre i tumori primitivi sono più frequenti nell'età giovanile. Le metastasi si localizzano prevalentemente allo scheletro del tronco (colonna vertebrale, coste, bacino) e alle radici degli arti, mentre i tumori primitivi si osservano più spesso negli arti e specialmente nel ginocchio. Le metastasi sono in genere multiple o disseminate, mentre il tumore primitivo è più spesso unico, almeno all'inizio. Le metastasi da carcinoma prostatico sono generalmente di tipo osteoaddensante, mentre quelle da neoplasie primitive in altri organi sono più frequentemente osteolitiche.
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Di riccardo (del 21/11/2013 @ 12:24:05, in Lettera O, visto n. 624 volte)
Malattia degenerativa cronica delle ossa, caratterizzata da una rarefazione dell'osso e dalla formazione di tessuto osseo anomalo. Le sedi più colpite sono la tibia, il bacino, l'osso sacro, il cranio, il femore, la scapola e l'omero. Esistono forme con interessamento generalizzato dello scheletro. L'anomalia del tessuto osseo neoformato consiste nella sua scarsa calcificazione, specie lungo il margine periferico di isole di tessuto relativamente normale. Questo conferisce il caratteristico aspetto a mosaico o a mattonelle delle lesioni. L'osso è caratterizzato da porosità e consistenza quasi gommosa, che lo rendono più fragile e flessibile, nonostante sia più spesso. La causa di questa malattia è sconosciuta. Si manifesta con dolore, di solito al capo, alla schiena e agli arti inferiori. L'aumentato volume delle ossa colpite può provocare la compressione di nervi, con comparsa di vertigini, riduzione dell'udito ecc. Il soggetto può avere difficoltà di locomozione. Le ossa, più fragili e molli, tendono a incurvarsi o a fratturarsi più facilmente. Il trattamento terapeutico è indicato solo in caso di presenza di sintomi o di notevoli alterazioni dei parametri chimici (aumento della fosfatasi alcalina, ipercalcemia). La terapia, che ha come scopo la riduzione dei sintomi e la prevenzione delle fratture, si basa sulla somministrazione di farmaci antinfiammatori (come indometacina e ibuprofene), che sono in grado di ridurre il dolore, su un elevato apporto di calcio e fosforo associati a vitamina D (e ad alcalinizzanti urinari per evitare il rischio di calcolosi renale), su una maggior mobilizzazione possibile e riduzione del peso corporeo, infine su farmaci difosfonati, come il clodronato di sodio (spesso efficace alla dose di 100mg i.m. alla settimana), il pamidronato (consente il trattamento con una singola infusione endovenosa lenta al mese) e l'alendronato (in compresse), utili per inibire l'attività degli osteoclasti e ridurre il turnover dell'osso. L'uso della calcitonina di salmone viene riservato ai casi più gravi.
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Di riccardo (del 19/11/2013 @ 14:32:54, in Lettera O, visto n. 353 volte)
Grave forma di patologia ossea dovuta a progressivo riassorbimento osseo. Si presenta con fratture vertebrali, cifosi, perdita di peso. È tipica dell'iperparatiroidismo primario e dell'insufficienza renale cronica.
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Di riccardo (del 19/11/2013 @ 14:29:06, in Lettera O, visto n. 505 volte)
Malattia infiammatoria, acuta o cronica, delle ossa di origine microbica o traumatica. L'osteite tubercolare (oggi piuttosto rara) si localizza elettivamente alle epifisi delle ossa lunghe, e da qui diffonde all'articolazione contigua. Le parti dell'apparato scheletrico più colpite sono la colonna vertebrale, l'anca, il ginocchio. Altre forme sono l'osteite fibrocistica (vedi neurofibromatosi) e l'osteite deformante (vedi Paget, morbo di). La terapia si basa sulla somministrazione di sintomatici (analgesici) e/o antibiotici; limitazione dell'uso o immobilizzazione dell'arto (apparecchio gessato per circa due settimane). L'infiammazione acuta del tessuto osseo può evolvere in lesione cronica; in questo caso è necessario asportare chirurgicamente la porzione di tessuto compromessa.
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Di riccardo (del 19/11/2013 @ 14:33:33, in Lettera O, visto n. 437 volte)
Processo infiammatorio, acuto o cronico, localizzato alle articolazioni e associato a lesioni ossee delle facce articolari. Può essere di origine ossea o articolare. È una delle cause più comuni di disturbi dolorosi, colpisce circa il 10% della popolazione adulta generale, e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Durante il manifestarsi di tale patologia nascono nuovo tessuto connettivo e nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni più sottoposte ad usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia. L'articolazione interessata presenta caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica. Costituiscono fattori predisponenti l'obesità, il sesso femminile, traumi articolari, stress continuo, umidità. I cambiamenti nello stile di vita, specialmente la perdita di peso e l'attività fisica, uniti alla terapia analgesica, rappresentano il perno del trattamento dell'osteoartrosi. Il paracetamolo rappresenta il farmaco di prima linea, mentre i FANS sono indicati solo nel caso il sollievo dal dolore non sia sufficiente, in relazione alla minore incidenza di effetti collaterali del primo nella terapia cronica. I sintomi e i segni clinici che si presentano sono tutti localizzati nell’articolazione interessata e sono dolore, limitazione del movimento, rigidità, deformità articolare. Nel caso di fallimento della terapia conservativa si ricorre al trattamento ortopedico, con il posizionamento di protesi. La chirurgia artroscopica nel trattamento dell'artrosi del ginocchio, tuttavia, non si è dimostrata migliore del placebo nel miglioramento dei sintomi dolorifici.
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