Tasche di retrazione
Di riccardo (del 12/03/2014 @ 11:21:38, in Lettera T, visto n. 1383 volte)
Consiste in una retrazione circoscritta della membrana timpanica in cui è possibile riconoscere un fondo e un segmento di comunicazione con l’esterno detto colletto. Alla base della retrazione timpanica vi è sempre una disventilazione cronica dell’orecchio medio che puassociata ad un processo flogistico cronico delle alte vie aeree ma soprattutto della mucosa della cassa timpanica (otite media secretiva). La conseguenza di questa disventilazione e flogosi cronica è un’alterazione del delicato equilibrio pressorio dell’orecchio medio. Il sintomo principale è l’ipoacusia isolata senza altri sintomi cocleo-vestibolari, ad esordio insidioso e ad evoluzione progressiva (più grave nella forma atelectasica); si possono associarefullness auricolare ed autofonia. Il dato anamnestico è altrettanto importante in quanto queste diverse forme di otite cronica (tasche di retrazione e atelectasia) sono spesso associate ad una storia, soprattutto in età pediatrica, di otite sierosa cronica, otiti recidivanti, sordità rinogene con ipoacusia progressiva. Il trattamento iniziale deve essere preventivo nei confronti dell’evolutività della retrazione timpanica e dello sviluppo di un colesteatoma. Occorre innanzitutto correggere la disfunzione tubarica cronica controllando e trattando gli episodi flogistici (rinofaringei, ototubarici) attraverso un’adeguata terapia medica: antibiotici, antinfiammatori, mucolitici sia somministrati per via generale che locale (gocce, spray, aerosol); crenoterapia con insufflazioni tubariche, prevenzione dello sniffing etc. Quando il trattamento medico non risulta più adeguato si prende in considerazione la terapia chirurgica che nelle fasi iniziali consiste nel posizionamento di tubi di ventilazione transtimpanici, adenoidectomia, settoplastica, correzione dei dimorfismi craniofacciali quando possibile. Il trattamento chirurgico degli stati adesivi delle tasche di retrazione e dell’otite atelectasica, condizioni irreversibili con la terapia precedente, ha tre fini: ridurre l’invaginazione, trattare le cause legate alle alterazioni mastoidee e correggere le eventuali lesioni ossiculari. Nel primo caso l’intervento consiste nella semplice escissione della tasca o nell’esecuzione di una miringoplastica semplice o con rinforzo (solitamente pericondrio e cartilagine). Nel secondo caso occorre rimuovere tutte le lesioni flogistiche posteriori (mucose o ossee) atticomastoidee; questo si effettua attraverso una semplice atticotomia oppure una timpanoplastica chiusa e/o aperta. Nel caso infine di lesioni ossiculari o epidermizzazione degli stessi, si può associare l’ossiculoplastica alla miringoplastica o alla timpanoplastica.