Tarāssaco.
Di riccardo (del 26/02/2014 @ 11:35:57, in Lettera T, visto n. 510 volte)
Il Taraxacum officinale, famiglia Composite, è una pianta erbacea conosciuta col nome popolare di "dente di leone", dalle foglie commestibili. Č una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra 3 e 9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei. Foglia Le foglie sono semplici, oblunghe, lanceolate e lobate, con margine dentato (da qui il nome di dente di leone) e prive di stipole. Il fusto, che si evolve in seguito dalle foglie, è uno scapo cavo, glabro e lattiginoso, portante all'apice un'infiorescenza giallo-dorata, detta capolino. Il capolino è formato da due file di brattee membranose, piegate all'indietro e con funzione di calice, racchiudenti il ricettacolo, sul quale sono inseriti centinaia di fiorellini, detti flosculi. Ogni fiore è ermafrodita e di forma ligulata, cioè la corolla presenta una porzione inferiore tubolosa dalla quale si estende un prolungamento nastriforme (ligula) composto dai petali. L'androceo è formato da 5 stami con antere saldate a tubo; il gineceo da un ovario infero, bi-carpellare e uniloculare, ciascuno contenente un solo ovulo e collegato, tramite uno stilo emergente dal tubo, a uno stimma bifido. La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all'autunno. L'impollinazione è di norma entomogama, ossia per il tramite di insetti pronubi, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama). Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino. Si usano in terapia la pianta intera e la radice, che contiene enzimi, resine e un principio amaro (taraxicina), il quale produce la contrazione della vescicola biliare. Il taràssaco è dunque un colagogo specifico che previene la formazione di calcoli; è inoltre eupeptico, diuretico e protettivo del tessuto connettivo. Si usano l'infuso, il decotto o la tintura madre nei disturbi biliari e dispeptici, nella ritenzione idrica, nelle dermatiti, nell'obesità e nella cellulite. Tra le sue molte azioni vi è anche quella di blando lassativo, collegata all'incremento della produzione di bile.