Sarcoptes scābiei
Di riccardo (del 03/02/2014 @ 15:01:22, in Lettera S, visto n. 771 volte)
Artropode parassita dell'uomo e dei mammiferi domestici, appartenente alla famiglia Sarcoptidae, chiamato comunemente acaro della scabbia; Si nutre delle cellule epiteliali ed è altamente specie-specifico. l'azione patogena è esercitata dalla femmina, che provoca l'acariasi o scabbia. E' molto piccolo e difficilmente visibile a occhio nudo; visto al microscopio, presenta un tozzo corpo ovaloide, testa incassata tra le zampe anteriori, minuscola e priva di occhi. Il dorso è coperto di scaglie cheratinose, setole e squame appuntite. Ha otto zampe, suddivise in due paia ai lati della testa e due paia nella parte inferiore dell'addome. Vive di notte e predilige il caldo. Possiede dei sensori per avvertire l'odore degli umani e per la temperatura: la velocità con cui si sposta da vestiti o lenzuola in direzione dell'ospite è di 2–5 cm/minuto. L'acaro non può vivere al di fuori dell'ospite, per cui la sopravvivenza lontano dalla cute dell'uomo è di circa 2-3 giorni per l'acaro, e di 10 giorni per le uova.La femmina dell'acaro,una volta giunta sulla cute, secerne un liquido cheratolitico che le consente di attraversare gli strati cornei superficiali creando un pozzetto in cui si ferma, aspettando un maschio vagante. Quando è gravida, la femmina inizia a scavare la sua tana, definita cunicolo, negli strati più superficiali dell'epidermide (fra lo strato corneo e il granuloso) e semina uova lungo il decorso. Il cunicolo, lesione tipica della scabbia, costituisce la sede della femmina dell'acaro e delle sue uova durante le varie fasi del processo maturativo. Le uova deposte dall'acaro sono 2-3 al giorno durante il ciclo di vita che è di circa 30 giorni; solo il 10% delle uova però va incontro a maturazione. Il processo maturativo si svolge in due fasi intermedie ed è completato in 7-10 giorni. Il sintomo principale è un forte prurito, associato da minuscoli cunicoli, lineari o ad arco millimetrici e bianco-rosati, che l'acaro scava nella pelle, che si annidano poi di preferenza intorno ad un bulbo pilifero. Il contagio avviene attraverso il contatto diretto con il malato o con oggetti da lui utilizzati (ad esempio lenzuola e cuscini). L'acaro sceglie solitamente come area per vivere aree della la pelle al riparo da traumi, come spazi interdigitali, il lato flessorio dei gomiti, le ascelle e l'inguine.