Rett, sindrome di
Di Sintomi (del 17/08/2007 @ 20:06:28, in Lettera R, visto n. 5179 volte)
La Sindrome di Rett è una malattia genetica che interessa prevalentemente le femmine e si ritrova con particolare frequenza (10%) tra le ragazze di età inferiore ai 14 anni affette da ritardo mentale profondo. Non tutte le bambine affetta dalla sindrome presentano il quadro completo della malattia, per cui accanto alle forme classiche (con sintomatologia e andamento caratteristici), sono state descritte varianti con sintomatologia attenuata, anticipata o differita, oppure con assenza di uno o più sintomi tipici. Come si manifesta: L' arresto dello sviluppo psicomotorio e dell' accrescimento della circonferenza cranica costituiscono i primi sintomi della malattia. Dopo uno sviluppo apparentemente normale, la malattia si manifesta nel primo/secondo anno di vita con una graduale perdita del linguaggio e delle abilità manuali, accompagnate da stereotipie delle mani (che ripetono uno stesso schema di movimenti anche senza ragione apparente), microcefalia (testa più piccola rispetto al resto del corpo) acquisita, rallentamento della crescita, convulsioni, atassia della marcia (disturbo di coordinazione della deambulazione) e del tronco (alterazioni del controllo del busto), disturbi respiratori (iperventilazione ed apnee), tratti autistici incostanti e comunque temporanei. Segue un periodo di regressione con perdita di interesse per l' ambiente e le persone, perdita di abilità manuali e linguistiche già acquisite, comparsa di movimenti ripetuti delle mani portate alla bocca o al petto (stereotipie tipo lavaggio, applauso, sfregamento, preghiera). Questi disturbi possono presentarsi lentamente in forma subdola o comparire in modo drammatico ed evidente. Dopo questo periodo di regressione, solitamente la malattia si stabilizza: le bambine recuperano le capacità di interazione sociale, ma possono intervenire altri disturbi neurologici (convulsioni, alterazioni respiratorie di origine centrale) e fisici (scoliosi, osteoporosi, stipsi, difficoltà alimentari). Come già detto la SR colpisce le femmine, nelle quali la malattia appare tra i 6 ed i 18 mesi di vita. Nei pochi casi di Rett maschile descritti, la sintomatologia non appare mai nella forma classica. Secondo alcuni autori nel maschio la malattia potrebbe manifestarsi in grado assai più grave, con decesso nel primo anno di vita, cosa che ne renderebbe ancora più problematico il riconoscimento. Le cause: Ci sono molti studi finalizzati alla ricerca genetica sulle cause della SR. Recentemente sono state identificate mutazioni del gene MECP2, localizzato sulla parte distale del cromosoma X (più precisamente nella zona Xq28). Nella stragrande maggioranza dei casi la mutazione, allo stato attuale delle conoscenze, appare in forma sporadica. Nei casi familiari, considerando l’ interessamento quasi esclusivo del sesso femminile e la letalità precoce nei maschi, resta valida l’ipotesi di una malattia a modalità di trasmissione dominante legata al cromosoma X. Secondo questa ipotesi, i maschi con la mutazione nel cromosoma X presenterebbero la malattia in forma molto più grave delle femmine (ricordiamo che i maschi hanno un solo cromosoma X, mentre le femmine ne possiedono una coppia); per questo motivo solo pochi maschi vivi presenterebbero la malattia. L’alterazione del gene MECP2 è stata identificata in circa l’80% delle femmine con diagnosi clinica, pertanto la diagnosi genetica è molto affidabile. Nel 20% dei casi restanti la diagnosi clinica può essere esatta, pur in assenza del marcatore genico. Resta anche da chiarire il motivo della distribuzione geografica della SR, a macchia di leopardo, con aree a forte prevalenza della malattia (le cosiddette aree Rett). Come si trasmette: Nelle casistiche fino ad oggi studiate la malattia generalmente appare in forma sporadica (ovvero non si ha l’evidenza di altre persone affetti o portatrici della malattia nella stessa famiglia). Esistono peraltro casi familiari molto più rari. Lo studio dei gemelli ha consentito di verificare una concordanza per la malattia pressoché sistematica nelle gemelle monozigoti ("gemelli identici") ed una discordanza assoluta in quelle eterozigoti. Esistono casi di trasmissione madre figlia e alcune famiglie nelle quali sono state identificate più femmine affette. Studi italiani e svedesi hanno messo in luce la presenza di progenitori comuni a differenti bambine appartenenti a famiglie in cui la malattia appariva sporadica. Gli stessi studi hanno inoltre osservato un tasso di consanguineità (parentela) più elevato in queste famiglie rispetto alla popolazione generale. Se è chiaro quindi che esiste una base genetica per la SR, non è chiaro quale siano le modalità precise di trasmissione ereditaria. La diagnosi: Prima di sottoporre le bambine ai test genetici è necessario porre una diagnosi clinica (o anche un sospetto). Per questo è importante che la bambina che presenta i sintomi della malattia sia vista da uno specialista che abbia familiarità con questo tipo di patologie. Sono stati sviluppati precisi criteri diagnostici di inclusione, di supporto e di esclusione che rendono relativamente facile la diagnosi di SR; la diagnosi, pur essendo più difficoltosa all'esordio e nelle forme varianti, è agevolata dalla conoscenza della storia naturale della malattia, che la rende assolutamente specifica e permette di differenziarla da patologie con sintomi simili (autismo, paralisi cerebrali atassiche, Sindrome di Angelman, malattie metaboliche). Esiste una terapia: Non esiste al momento una terapia specifica in grado di guarire le persone affette dalla SR. Esistono però terapie sintomatiche (antiepilettica, nutrizionale, riabilitativa) che possono mantenere e sviluppare le abilità residue e migliorare la qualità della vita delle bambine e delle famiglie. Per questo è molto utile la presa in carico precoce da parte di un'equipe multiprofessionale. L’Associazione Nazionale Genitori Bambine Sindrome di Rett potrà segnalarvi i centri di riferimento in Italia.