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Crohn, Malattia di
Di Admin (del 16/10/2009 @ 15:03:51, in Lettera C, visto n. 2330 volte)


Il Morbo di Crohn, o Malattia di Crohn, è un'infiammazione cronica che può colpire tutto il canale digestivo e, assieme alla Colite Ulcerosa, rientra fra le "Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali": patologie che causano infiammazione delle mucose intestinali, diarrea, malassorbimento, perdita di sangue con le feci, e complicanze più gravi. La presenza di soggetti intolleranti o refrattari ai trattamenti standard rende queste persone prive di cure.
Un gruppo di ricercatori guidati da dalla dott.ssa Arianna Nenci e dal dott. Manolis Pasparakis in collaborazione con il dott. Silvio Danese ha individuato la proteina coinvolta nella patogenesi della malattia di Crohn e colite ulcerosa. La scoperta è stata pubblicata su Nature.
Questa proteina individua e combatte i batteri presenti nella flora intestinale e previene così malattie infiammatorie croniche diffuse come malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa. Si chiama Nemo e si trova nell’epitelio dell’intestino.
Le malattie infiammatorie croniche intestinali hanno sintomi diversi da paziente a paziente. La causa è sconosciuta, l'ipotesi dominante è quella di una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di antigeni. Questa reazione può aversi per un’alterata interazione tra fattori genetici dell’individuo e fattori ambientali. Lo studio ha spiegato che in mancanza della proteina Nemo, la barriera intestinale risulta alterata e i batteri possono accedervi.
Al processo patologico indotto dalla Malattia di Crohn possono essere interessati anche lo stomaco, il duodeno, il digiuno, l'appendice vermiforme, il cieco, il colon ascendente e la vescica. L’infiammazione coinvolge tutta la parete del tratto interessato e spesso si estende al vicino mesentere e ai linfonodi. Più frequentemente interessa il tratto terminale dell'ileo e il colon. Spesso si associa a disturbi auto-immunitari a livello sistemico, come ulcere orali e artriti reumatiche.
Nel 1932 fu descritta per la prima volta l'ileite segmentaria, ritenuta una malattia dell'ileo dal dottor Burrill Bernard Crohn che tenne una conferenza a New Orleans insieme ai suoi collaboratori Leon Ginzburg, e Gordon Oppenheimer al congresso dell'American Medical Association. Tale malattia era localizzata nella parte finale dell'ileo, tanto da essere chiamata anche ileite terminale.
In seguito alla descrizione di numerosi casi divenne evidente che la localizzazione ileale è preponderante, ma non esclusiva, pertanto la malattia fu ribattezzata in onore del più importante fra gli scopritori.
La malattia si riscontra in percentuale maggiore nelle persone di sesso femminile oltre i 20 anni, ma va estendendosi anche a soggetti di più giovane età.
Alcune ipotesi scientifiche,ancora al vaglio degli studiosi, attribuiscono all'azione dell'antigene HLA-B27 una predisposizione genetica a sviluppare il Morbo di Crohn.
Il riscontro più frequente di questa patologia in alcuni gruppi etnici fa pensare che ci siano motivi genetici che favoriscono la sua comparsa, come la presenza di un particolare aplotipo HLA nel corredo genetico.
Alcune ricerche cliniche hanno collegato la Malattia di Crohn a un cattivo riassorbimento lipidico a livello intestinale, con conseguente reazione immunitaria dei linfonodi che scatenano l'infiammazione.

Anatomia patologica
La parete intestinale perde la sua lucentezza, si infiamma e diviene più spessa. L'intestino malato diviene così rigido e il suo lume si restringe. La delimitazione tra un tratto malato e uno sano è netta.
La malattia interessa all'inizio la mucosa, che subisce una necrosi localizzata. Si formano ulcerazioni, che, lentamente, si approfondiscono negli altri strati dell'intestino. La lentezza in questo processo, provoca aderenze tra le anse dell'intestino, a causa della reazione del peritoneo che origina un liquido fibrinoso che congloba le anse. Questo crea fistole entero-enteriche (comunicazioni tra le anse intestinali).
Il processo patologico avanza seguendo il percorso dei vasi linfatici, arrivando fino alle linfoghiandole del mesentere.

Sintomatologia
I sintomi variano in base alla localizzazione della malattia. Il paziente tipico è il giovane adulto, che presenta dolori crampiformi ai quadranti addominali inferiori, diarrea, febbricola e calo ponderale.
Quando la malattia interessa l’ileo la diarrea è di moderata gravità; se interessa il colon l’incontinenza fecale, il tenesmo e le rettorragie sono piuttosto frequenti. Il dolore tende ad essere costante, spesso accentuato dalla peristalsi intestinale. Compaiono talvolta episodi di occlusione o subocclusione intestinale. I pazienti con interessamento dello stomaco o del duodeno lamentano dolore epigastrico che può essere indicativo di ulcera perforata.
Il deficit nutrizionale, dovuto al ridotto apporto dietetico per anoressia e autorestrizione, determina steatorrea, anemia microcitica o megaloblastica, ipoprotidemia, edema, demineralizzazione ossea, ipokaliemia e disidratazione.

Complicanze e terapia
Quando interessa il piccolo intestino, l’occlusione è la complicanza più frequente. La malattia di Crohn interessa l’intero spessore e si possono facilmente formare fistole, che possono rappresentare a loro volta un’ulteriore complicanza in base alla sede: perianali e perirettali sono estremamente frequenti e possono costituire l’elemento clinico preponderante.
La malattia non ha una tendenza alla guarigione spontanea. Nel caso di una diminuzione nel transito alimentare, una dieta ricca di calorie e di vitamine (che escluda cibi irritanti come grassi e latte e cibi restringenti del lume intestinale cioè quelli ricchi di fibre) può dare giovamento.
Se con i farmaci o comunque con vie non invasive non si riesce a migliorare la situazione, ci si può sempre rivolgere ad un medico chirurgo. Un intervento a cui occorre necessariamente ricorrere è in presenza di un'occlusione o di una perforazione intestinale.
Le operazioni previste sono di tre tipi:
Stricturoplastica, che prevede il taglio per la lunghezza del tratto di intestino malato e la ricucitura nel senso della larghezza, in modo tale da allargare il lume dell'intestino.
Abboccamento dell'ileo con il colon traverso (ileotraversostomia), con messa a riposo del tratto malato.
Resezione ampia dell'intestino ammalato (emicolectomia destra), con ristabilimento del canale alimentare.
La ripresa media da un intervento di media intensità è di circa 1 o 2 settimane. La terapia chirurgica non porta tuttavia ad una guarigione definitiva, ma in alcuni casi è necessaria per evitare gravi complicazioni (stenosi, fistole, ascessi, perforazioni).
I medicamenti più importanti usati per cercare di tenere la malattia sotto controllo sono i glucocorticoidi come il prednisone, che hanno un'azione immunosoppressiva e la mesalazina.
Oltre ai cortisonici, sono disponibili farmaci biologici di ultima generazione come gli anticorpi anti-TNF (un esempio è l'infliximab), che bloccano le citochine e di conseguenza l’infiammazione. Essi sono una realtà oggi nella pratica clinica della cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali.

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