Linfoma di Hodgkin, approvato Brentuximab

Come terapia di consolidamento post-trapianto

Keywords | linfoma, Hodgkin, brentuximab,

È stato approvato il farmaco Brentuximab vedotin per il trattamento del linfoma di Hodgkin. La cura è indicata per i pazienti con un linfoma CD-30 positivo ad aumentato rischio di recidiva o progressione in seguito a trapianto autologo di cellule staminali (ASCT).
Lo studio clinico AETHERA è il primo studio randomizzato condotto a termine ad avere esplorato il trattamento di consolidamento immediatamente dopo trapianto autologo di cellule staminali, come opzione per estendere gli effetti del trapianto nel prevenire le recidive in pazienti con linfoma di Hodgkin.
Lo studio AETHERA ha dimostrato che i pazienti con linfoma di Hodgkin che hanno ricevuto Brentuximab vedotin (in aggiunta alla miglior terapia di supporto) come terapia di consolidamento, immediatamente dopo trapianto autologo di cellule staminali, hanno avuto un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto ai pazienti che hanno ricevuto il placebo (più la miglior terapia di supporto), in accordo alla valutazione di un comitato di revisione indipendente.
Anche nei pazienti anziani affetti da linfoma di Hodgkin che non tollerano la tradizionale chemioterapia si può utilizzare Brentuximab vedotin. Lo dice uno studio pubblicato su Blood da ricercatori dell'Università dell'Alabama di Birmingham.
Andres Forero-Torres, ematologo dell'ateneo americano, spiega: «In questa sottopopolazione le comorbilità e il rischio di tossicità legata al trattamento possono limitare le opzioni terapeutiche».
Il trattamento standard prevede l'uso di agenti citotossici, ma spesso negli ultrasessantenni la presenza di cardiopatie ne impedisce l'utilizzo di queste sostanze che contengono antracicline cardiotossiche.
Il trial ha coinvolto 27 pazienti con età media di 78 anni che non potevano accedere alla normale chemioterapia. Nella maggior parte dei casi i soggetti erano affetti da una malattia in stadio III o IV e la metà di essi mostrava comorbilità significative, fra cui insufficienza renale, ictus, nefropatia cronica, ipertensione, diabete e disturbi vascolari periferici.
«Il 73% dei pazienti ha raggiunto la remissione completa e il 19% una remissione parziale, mentre nei due rimanenti la malattia si è stabilizzata», scrivono gli autori.
Gli eventi avversi sono rimasti in linea con il già noto profilo di sicurezza del farmaco, approvato per il linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario.
«Tuttavia abbiamo osservato un alto tasso di neuropatia periferica (30%) specie tra i pazienti con storia di diabete o ipotiroidismo», riprende l'ematologo. «Il passo successivo sarà valutare il farmaco in combinazione con la chemioterapia o l'immunoterapia, uno schema che potrebbe permetterci di prolungare la risposta senza ricadute», conclude Forero-Torres.
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Arturo Bandini
15/07/2016



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