Stimolazione del midollo spinale per il dolore cronico

Primo impianto in Italia di un dispositivo per una terapia stabile

Keywords | dolore, cronico, neurostimolazione,
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È un paziente che risiede nell’area varesina il primo italiano cui è stato impiantato uno Stimolatore di Midollo Spinale che è in grado di erogare una terapia stabile nel tempo e con copertura elevata per combattere un dolore cronico invalidante e perdurante da alcuni anni.
L’intervento è stato eseguito nei giorni scorsi presso l’ospedale varesino di Circolo e Fondazione Macchi dal neurochirurgo Alessandro Dario (dirigente della U.S. di Neurochirurgia Funzionale) che commenta con soddisfazione: “siamo molto contenti di avere potuto offrire a un paziente sofferente da anni di un dolore cronico invalidante una terapia innovativa che, grazie alla stabilità della stimolazione nel punto del midollo opportunamente selezionato o dei nervi periferici, ha permesso di trattare un’area estesa difficilmente trattabile. Siamo particolarmente orgogliosi che il primo impianto di questo dispositivo innovativo in Italia sia stato effettuato proprio presso il nostro Ospedale, a conferma che questa struttura è uno dei centri di eccellenza più avanzati del territorio. Diamo atto all’impegno dell’Amministrazione Ospedaliera che ci ha consentito di disporre in tempi rapidi di questi nuovi dispositivi, permettendoci di assicurare una maggior qualità di vita a un nostro paziente”.
Il dolore cronico è un dolore continuo, di durata superiore ai 6 mesi e che può insorgere anche senza cause evidenti. Si localizza in qualsiasi parte del corpo ed è una delle condizioni più comuni per cui le persone richiedono cure mediche. Per inquadrare correttamente l’intervento e sottolinearne la rilevanza scientifica e terapeutica basti pensare che il dolore cronico colpisce in Italia 16 milioni di persone, causa ogni anno la perdita di oltre tre milioni di ore lavorative e comporta, per il Sistema Sanitario nazionale, una spesa annua superiore a 18 miliardi di Euro. Tra le tipologie più ricorrenti ci sono dolori alla schiena, cefalee, artrite, dolore oncologico o neuropatico (di quest’ultimo, causato da problemi al sistema nervoso, soffrono in Italia circa 1,6 milioni di persone).
La tecnologia adottata per la prima volta presso l’ospedale varesino è un neurostimolatore ricaricabile - Precision Spectra di Boston Scientific - per la stimolazione midollare (in inglese SCS o Spinal Cord Stimulation); si basa sull’impianto nel paziente di un piccolo dispositivo che consente la stimolazione elettrica di particolari fibre del midollo spinale attraverso sottili cateteri a copertura estesa. Questo crea una sensazione di formicolio - detta parestesia - che modifica la percezione del dolore.
Il dispositivo impiantato dal dottor Alessandro Dario è un generatore di impulsi di piccolissime dimensioni, dotato di cavi molto sottili chiamati elettrocateteri. Il generatore viene posizionato circa 2 cm sotto la superficie cutanea (solitamente nell’addome, nella parte superiore dei glutei o sotto la clavicola) mentre gli elettrocateteri vengono collocati nello spazio epidurale. Il Sistema Precision Spectra impiantato a Varese è il primo e unico sistema a disporre di 32 “contatti” (piccoli elettrodi cilindrici), che raggiungono diverse aree midollari e individuano con estrema precisione i punti esatti da stimolare. Grazie all’esclusiva tecnologia del dispositivo di Boston Scientific è possibile mantenere una stimolazione terapeutica stabile e costante nel tempo. Inoltre, avere a disposizione 32 canali, suddivisi in 2 o più cateteri, consente di coprire un’area midollare più vasta e permette di riadattare - qualora necessario - il campo di stimolazione (in inglese CPS o central point of stimulation) senza ulteriori interventi chirurgici.
Oltre a queste straordinarie prestazioni, il dispositivo di stimolazione midollare Precision Spectra ha come punto di forza l’uso di batterie ricaricabili. Il sistema è dotato cioè di un piccolo caricabatterie senza fili e di un telecomando che viene consegnato al paziente dopo l’intervento. Per caricare la batteria del dispositivo impiantato è sufficiente appoggiare il caricabatterie sopra la cute, in corrispondenza del generatore, mentre con il telecomando il paziente può adattare l’intensità degli impulsi all’intensità e durata del proprio dolore. Con questo dispositivo la batteria (prodotta direttamente da Boston Scientific con tecnologia Zero Volt) può essere ricaricata continuamente, evitando così la sostituzione del dispositivo ogni 2-5 anni, con i relativi rischi e costi. Questo particolare limite delle tecnologie tradizionali ha infatti “frenato” non poco lo sviluppo della stimolazione midollare, oggi ritenuta invece una delle innovazioni terapeutiche di più ampie prospettive per affrontare il dolore cronico.
I risultati dell’impianto effettuato a Varese sembrano essere decisamente incoraggianti e offrono un miglioramento della qualità di vita per moltissimi pazienti affetti da dolore cronico invalidante. Non trascurabili, oltre ai benefici terapeutici, anche i vantaggi economici. Se si pensa alle sostituzioni per esaurimento della batteria che si è in grado di evitare, è facile immaginare come i dispositivi ricaricabili risultino vantaggiosi rispetto a quelli non ricaricabili. Questo fa di Precision Spectra la soluzione non farmacologica più innovativa ed economicamente vantaggiosa attualmente disponibile per pazienti costretti a convivere con il dolore cronico incurabile.
Per combattere il dolore neuropatico cronico, di cui soffre circa l’8 % della popolazione italiana, si ottengono maggiori benefici erogando leggeri impulsi elettrici nella colonna vertebrale rispetto all’impiego della sola terapia medica convenzionale. È quanto emerge da uno studio internazionale multicentrico, pubblicato dalla rivista internazionale Pain.
Allo studio hanno preso parte ricercatori italiani, tra cui il professor Mario Meglio, direttore dell’Unità operativa di Neurochirurgia funzionale e spinale del Policlinico universitario “Agostino Gemelli” di Roma.
La ricerca, che è stata denominata PROCESS (PROspective randomized Controlled trial of the Effectiveness of Spinal cord Stimulation, studio prospettico controllato randomizzato sull’efficacia della stimolazione del midollo spinale), è stata condotta su 100 pazienti in 12 centri ospedalieri e policlinici universitari internazionali in Australia, Belgio, Canada, Israele, Italia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. I risultati ottenuti dopo sei mesi hanno dimostrato che la terapia di neurostimolazione associata alla terapia medica convenzionale, rispetto al solo trattamento medico, garantisce un livello significativamente maggiore di riduzione del dolore e un miglioramento della qualità di vita e delle capacità funzionali.
“Associato a danno nervoso o disfunzioni del sistema nervoso”, spiega il prof. Meglio, “il dolore neuropatico colpisce fino all’8 % della popolazione, ma viene spesso sotto-diagnosticato e trattato in maniera insufficiente. Di tutti i tipi di dolore, è quello tra i più gravi, disabilitanti, costosi e difficili da trattare. Il dolore neuropatico colpisce frequentemente la schiena e le gambe”. Il dolore cronico, se non curato adeguatamente, può influire negativamente su tutti gli aspetti della salute e del benessere del paziente.
Questo disturbo viene però spesso sottovalutato e il costo sociale in termini di assenza dal lavoro nonché di spese per il trattamento risulta altissimo.
La SCS (Spinal Cord Stimulation - Stimolazione elettrica del midollo spinale) viene utilizzata da molto tempo al Gemelli per curare il dolore cronico che non risponde ad altre terapie. “Si esegue posizionando in anestesia locale un elettrodo attraverso un ago nella colonna vertebrale del paziente vicino al midollo spinale”, spiega il neurochirurgo Meglio. “L’impianto viene eseguito in sala operatoria sotto controllo radiologico con tecnica mininvasiva e rigorosamente sterile. Dopo l’impianto dell’elettrodo il paziente viene sottoposto a un periodo di stimolazioni di prova, utilizzando uno stimolatore esterno; se al termine di questo periodo si è registrata una riduzione del dolore di almeno il 50%, si procede all’impianto dello stimolatore definitivo”. Anche questo secondo tempo operatorio viene eseguito in anestesia locale e consiste nel posizionare un piccolo stimolatore del tutto simile a un pace-maker cardiaco in sede sottocutanea, a livello della parete addominale e del gluteo del paziente.
“Il nostro studio, peraltro tuttora in corso, è il primo ad adottare un disegno controllato, randomizzato, multicentrico, per valutare i risultati della stimolazione cronica in pazienti affetti da dolori cronici della schiena e delle gambe e rappresenta punto di riferimento certo per il confronto scientifico dei risultati”, spiega ancora il neurochirurgo dell’Università Cattolica.
“Dopo sei mesi di follow-up, il 48 per cento dei pazienti assegnati al gruppo di neurostimolazione ha riportato un miglioramento del dolore alle gambe pari o superiore al 50 per cento rispetto al 9 per cento dei pazienti assegnati al gruppo trattato con la sola terapia convenzionale”.
Tutti i 100 pazienti dello studio erano stati sottoposti ad almeno un intervento chirurgico sulla colonna lombosacrale (ernia del disco, stenosi del canale etc.), ciononostante, continuavano a soffrire di dolore da moderato a grave a una o entrambe le gambe, e in misura minore alla schiena. Questi pazienti, inoltre, non erano stati considerati idonei per un ulteriore intervento chirurgico.
“I nostri risultati”, conclude Meglio “confermano che la neurostimolazione offre a questi pazienti un’opzione terapeutica efficace. La terapia di neurostimolazione dovrebbe pertanto essere aggiunta all’elenco dei trattamenti convenzionali e venire considerata di routine per tutti i pazienti idonei”.
http://www.italiasalute.it/Neurologia.asp Domanda al medico specialista gratis

Andrea Sperelli
17/07/2013

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