Sincope, svenimento e ipotensione ortostatica

Come riconoscerli e prendere provvedimenti

Keywords | sincope, svenimento, ipotensione,
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Secondo gli ultimi dati, il 20% della popolazione italiana sviluppa forme di intolleranza ortostatica, molto comune nella popolazione pediatrica e negli adolescenti, la cui sintomatologia può essere legata a una mancata ossigenazione del cervello e manifestarsi con vertigini, visione macchiata o offuscata, senso di mancamento oppure essere causata da un’aumentata attività del sistema nervoso autonomo e accompagnata da palpitazioni, tremori e senso di nausea. “È una perdita di coscienza transitoria, con inizio rapido e recupero spontaneo — spiega Michele Brignole, direttore del Dipartimento di Cardiologia degli Ospedali del Tigullio (Lavagna) —. La perdita di coscienza è di solito breve (da alcuni secondi a 2-3 minuti) e il meccanismo che la determina, a fronte di cause diverse, è sempre una transitoria riduzione dell'afflusso di sangue al cervello. Non è sempre facile capire se c'è stata davvero perdita di coscienza transitoria. Per esempio, può capitare che un anziano cada a causa di un'apparente perdita di coscienza, quando magari è solo inciampato e non si ricorda dell'accaduto perché in stato confusionale. Quindi, la prima domanda da porsi è sempre se c'è stata una vera perdita di coscienza. Il secondo passo è capirne la causa e distinguere la sincope da altre forme di perdita transitoria di coscienza legate, per esempio, a crisi epilettiche, intossicazioni, ipoglicemie”.“Le sincopi più comuni sono quelle riflesse neuromediate, tra cui rientrano le vasovagali, quelle situazionali e altre forme meno comuni. La sincope, frequente soprattutto nei giovani, è il risultato di un riflesso neurologico che, in risposta a uno stimolo emotivo o doloroso, determina una brusca vasodilatazione, la diminuzione della frequenza cardiaca e la conseguente carenza di sangue al cervello. La sincope situazionale può essere legata a diversi fattori, come forte tosse, stimolazione gastrointestinale (deglutizione, defecazione, colica addominale), oppure far seguito a un estremo affaticamento. Un altro tipo di sincope è quella ortostatica, che si verifica soprattutto quando si sta a lungo in piedi o ci si alza di scatto. La pressione si abbassa di colpo, la vista si annebbia, si vacilla. In alcuni casi, questa sincope, può essere indotta da alcuni farmaci (antipertensivi) o da disidratazione. Un terzo tipo di sincope, poco frequente, ma potenzialmente grave, è quella da cause cardiache, dovuta, per esempio, ad aritmie o stenosi dell'aorta. Infine, nel 15-20% dei casi la causa resta sconosciuta”. «Se si capisce di essere prossimi allo svenimento, perché la vista si oscura, s’inizia a sudare molto, si avverte nausea e si vacilla, bisogna sdraiarsi e sollevare le gambe per favorire il ritorno del sangue al cuore. Se non ci si può sdraiare possono essere d'aiuto semplici manovre che fanno alzare la pressione. Nella maggior parte dei casi, superato l'episodio, non è necessario fare particolari accertamenti. Solo in circa un caso su 10, in particolare quando si sospetta un problema cardiaco, si rendono necessarie indagini più approfondite e, talvolta, il ricovero». I disordini d’intolleranza ortostatica sono alquanto frequenti e comprendono sia forme relativamente benigne e reversibili, dovute a disfunzioni del sistema nervoso autonomo, che forme più severe d’ipotensione ortostatica, dovute a malattie neurodegenerative o a severi disturbi del Sistema Nervoso Autonomo.
Molto diffusa, tra questo tipo di disordini, la sindrome di POTS (sindrome da battiti cardiaci accelerati (fino a 120 al minuto) che si manifesta in posizione eretta e che cessa in posizione orizzontale.
L’ipotensione ortostatica, invece, è più frequente nelle persone anziane – con un’incidenza del 10- 15% sul totale della popolazione – e sui pazienti diabetici (10%) ma, se si esclude la difficoltà a mantenere la posizione eretta e un’importante riduzione del battito cardiaco, è una patologia difficile da diagnosticare in quanto presenta sintomi atipici o non specifici e può dipendere da altre cause (sincope vaso-vagale, ipotensione, eccesso di assunzione di farmaci) oppure appartenere a una sindrome più complessa e ben definita, quale, ad esempio, l’atrofia multi-sistemica. Per questo è di fondamentale importanza una diagnosi corretta dei sintomi per evitare valutazioni frettolose e fuorvianti: non bisogna dimenticare, ad esempio, che se i disordini di intolleranza ortostatica nei giovani possono essere causati da altri fattori (stati d’ansia, ipovolemia, sedentarietà) e possono essere curati e risolti in maniera più semplice, l’ipotensione ortostatica, negli anziani, può spesso essere correlata a un eccesso di farmaci (soprattutto quelli contro la pressione alta) o essere associata ad altre patologie.
Si possono utilizzare semplici accorgimenti pratici. Ad esempio, nell’ambito dell’alimentazione quotidiana, aumentare l’assunzione di sale e fluidi nella dieta e assumere piccoli e frequenti pasti; relativamente alla postura fisica, evitare di restare a lungo immobili in posizione verticale e mantenere elevata la testa in posizione supina per non essere mai completamente orizzontali. Inoltre è bene curare la forma fisica con un quotidiano esercizio fisico e, nella vita di tutti i giorni, non esporsi a temperature troppo elevate ed evitare di utilizzare indumenti eccessivamente stretti. Nei casi meno severi questi accorgimenti possono essere sufficienti a controllare i sintomi; spesso, tuttavia, un intervento farmacologico è necessario e pertanto, nel corso del seminario, sono state illustrate le terapie farmacologiche più nuove ed efficaci. A questo proposito sono stati evidenziati gli ottimi risultati ottenuti nella cura dell’ipotensione ortostatica dall’utilizzo del bromuro di piridostigmina, un farmaco originariamente impiegato nella cura della miastenia gravis: lo studio clinico dei ricercatori del Mayo Clinic Medical Center di Rochester ha infatti dimostrato come la somministrazione di questo farmaco migliori l’ipotensione, aumentando la vasocostrizione e la pressione sanguigna. “Se si capisce di essere prossimi allo svenimento, perché la vista si oscura, s’inizia a sudare molto, si avverte nausea e si vacilla, bisogna sdraiarsi e sollevare le gambe per favorire il ritorno del sangue al cuore”. “Se non è possibile sdraiarsi possono essere d'aiuto semplici manovre che fanno alzare la pressione”. “Nella maggior parte dei casi, superato l'episodio, non è necessario fare particolari accertamenti. Solo in circa un caso su 10, in particolare quando si sospetta un problema cardiaco, si rendono necessarie indagini più approfondite e, talvolta, il ricovero”, spiega infine, Michele Brignole.
http://italiasalute.leonardo.it/Cardiologia.asp Domanda al medico specialista gratis

dr.ssa Anna Saito
30/11/2011

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