Melanoma, l'importanza dell'autovalutazione

L'autocontrollo dei pazienti aumenta l'efficacia della diagnosi precoce

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Keywords | melanoma, tumore, pelle, sole,

Arrivare a una diagnosi precoce è fondamentale soprattutto per malattie aggressive come il melanoma. Un team di ricercatori americani ha sperimentato l'efficacia di un corso di formazione di mezz'ora seguito da richiami ogni 4 mesi presso l'ambulatorio dermatologico. In tal modo, i pazienti con melanoma e i loro partner hanno mostrato maggiore capacità di eseguire in maniera affidabile un autoesame cutaneo strutturato (Sse).
June Robinson, autrice dello studio pubblicato su Jama Dermatology e ricercatrice presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, spiega: «L'autovalutazione nelle persone a rischio aumenta in modo significativo l'efficacia della diagnosi precoce. I pazienti con melanoma possono, assieme ai loro partner, autogestire i controlli cutanei periodici avvisando il medico in caso di lesioni sospette e fornendo in tal modo un importante supporto all'esame annuale del dermatologo».
Allo studio hanno preso parte 494 pazienti affetti da melanoma in stadio da 0 a IIB, con un'età media di 55 anni. I soggetti sono stati assegnati in maniera casuale a ricevere un intervento di formazione per eseguire l'autoesame cutaneo strutturato o alle cure standard.
I risultati indicano che nel primo gruppo il numero di nuovi melanomi individuati è stato significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo. Su 494 pazienti, 66 hanno sviluppato nuovi melanomi, e ben 43 di essi sono stati individuati grazie all'autoesame strutturato.
«Servono ulteriori studi per verificare l'efficacia in termini di diagnosi precoce di un programma di autoesame cutaneo strutturato erogato via web», concludono i ricercatori.
Peraltro, secondo un'altra ricerca dell'Università di Stanford, il melanoma miete più vittime fra gli uomini. La dermatologa Christina Gamba, coordinatrice dello studio, spiega: «Pochi studi hanno valutato le differenze di sopravvivenza tra maschi e femmine adolescenti e giovani adulti, tra i quali il melanoma è il terzo tumore più comune. Lo scopo di questa ricerca è valutare la sopravvivenza negli adolescenti e giovani adulti con melanoma verificando la presenza di fattori prognostici che contribuiscono alla disparità di sesso in termini di sopravvivenza».
Insieme ai suoi colleghi, la ricercatrice ha utilizzato la rete nazionale di sorveglianza epidemiologica dei tumori Seer (Surveillance, Epidemiology and End Results Program), valutando i tassi di sopravvivenza di oltre 26 mila soggetti di entrambi i sessi fra i 15 e i 39 anni colpiti da melanoma invasivo in un lasso di tempo che va dal 1989 al 2009. I soggetti sono stati seguiti per circa 7 anni e mezzo osservando la sede anatomica del tumore, il suo spessore, il sottotipo istologico e l'eventuale presenza di metastasi.
Stando ai risultati, si è scoperto che i maschi adolescenti e giovani adulti vengono colpiti dal cancro con minor frequenza rispetto alle donne, ma allo stesso tempo rappresentano il maggior numero di decessi con il 63,6 per cento, una probabilità del 55 per cento superiore di morire rispetto alle loro coetanee.
«Queste allarmanti differenze sottolineano la necessità di ulteriori indagini sulle basi biologiche della disparità tra sessi nella sopravvivenza al melanoma», spiega la dott.ssa Gamba.
L'articolo è stato accompagnato da un editoriale a firma di David Fisher e Alan Geller dell'Università di Harvard, che commentano: «Anche se gli uomini sono sfavoriti rispetto alle donne, la sopravvivenza migliora se il melanoma è inferiore a 1 mm di spessore. È quindi essenziale mettere a punto una strategia di sensibilizzazione, insegnando soprattutto ai giovani maschi a proteggersi dal sole, ma soprattutto a fare diagnosi precoce con l'autoesame della pelle».
Anche in base a un altro studio, le donne affette da melanoma mostrano un rischio minore di incorrere in metastasi rispetto ai maschi e questo comporta una sopravvivenza maggiore al melanoma, un minor rischio di progressione della malattia con un minor interessamento dei linfonodi e degli organi interni, e comunque una sopravvivenza migliore delle donne rispetto agli uomini in caso di progressione della malattia con metastasi linfodonali.
Sono i risultati di una ricerca internazionale pubblicata sul Journal of Investigative Dermatology, condotta su 11.744 pazienti affetti da melanoma e diagnosticati tra il 1987 e il 2007.
Il melanoma colpisce principalmente la popolazione tra i 40 e i 60 anni con un’incidenza in continuo aumento. Si assiste, infatti, ad incrementi annui dal 3% al 7%, valori superiori a qualsiasi altro tipo di tumore, con la sola eccezione per il cancro al polmone nelle donne. Tale fenomeno è dovuto alla maggiore ed eccessiva esposizione al sole e ai raggi ultravioletti (UV), dannosi per l’epidermide.

Fonte: Jama Dermatology
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Andrea Sperelli
19/07/2016



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