Attività fisica, le linee guida dell'Oms

Quanto sport va fatto per mantenersi in forma

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Keywords | sport, attività, fisica,

L'attività fisica come una sorta di farmaco naturale. Sulla base di questo principio, l'Organizzazione mondiale della sanità ha stilato le linee guida per l'attività fisica, edizione curata e tradotta per l'Italia dalla Uisp, l'Unione italiana sport per tutti.
L'inattività è responsabile di un milione di decessi all'anno in tutto il continente e l'uso della bicicletta nelle grandi città creerebbe 76.000 posti di lavoro.
Questi sono soltanto due dei dati che emergono dal documento che si sofferma anche su consigli specifici: «l'OMS raccomanda agli adulti, anziani compresi, di praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di tipo aerobico a intensità moderata. Le raccomandazioni attuali insistono sui benefici per la salute di un'attività a intensità moderata e sul fatto che i livelli consigliati possono essere accumulati esercitandosi per intervalli relativamente brevi di tempo. Bambini e giovani dovrebbero praticare un totale di almeno 60 minuti al giorno di attività fisica, da moderata a intensa».
L'Uisp chiede politiche pubbliche integrate per salute, urbanistica, ambiente e sport: in questo modo si può cambiare il volto delle città e lo stile di vita delle persone: «Promuovere la buona salute per tutti e per tutte le fasce di età attraverso la cultura del movimento, secondo le abilità di ciascuno, è l'obiettivo a cui la Uisp guarda da sempre nel coniugare attività fisica, educazione, ambiente, benessere e diritti di cittadinanza - dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp -. Le strategie dell'Oms che abbiamo presentato oggi ci incoraggiano in questo senso e ci confermano che l'impegno dell'Uisp è efficace: puntare su movimento, salute e stili di vita attivi. Chiediamo politiche pubbliche integrate e orientate a questi obiettivi».
Quali sono gli obiettivi dell'OMS? «Ottenere una riduzione relativa del 10% della prevalenza dell'insufficiente attività fisica entro il 2025 costituisce uno dei nove obiettivi a livello mondiale – scrive l'OMS -. Inoltre, aumentare i livelli di attività fisica è un fattore importante per il raggiungimento di altri tre obiettivi mondiali: 1) ottenere una riduzione relativa del 25% della mortalità precoce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche; 2) ottenere una riduzione relativa del 25% della prevalenza dell'ipertensione, oppure, a seconda della situazione nazionale, contenere la prevalenza dell'ipertensione; 3) fermare l'aumento del diabete e dell'obesità».
L'inattività fisica, denuncia l'OMS, «è divenuta tra i principali fattori di rischio per la salute: in Europa l'inattività è ritenuta responsabile ogni anno di un milione di decessi (il 10% circa del totale) e di 8,3 milioni di anni persi al netto della disabilità. Si stima che all'inattività fisica siano imputabili il 5% delle affezioni coronariche, il 7% dei diabeti di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Inoltre, molti paesi della regione hanno visto le percentuali relative al numero di persone sovrappeso e obese aumentare negli ultimi decenni. I dati sono allarmanti: in 46 paesi, oltre la metà degli adulti sono sovrappeso od obesi, e in diversi casi si arriva a sfiorare il 70% della popolazione adulta».
Quali sono i costi collettivi di questa inattività? «A livello collettivo, l'inattività non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma ha anche un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Si calcola che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà insufficientemente attive, il costo dell'inattività sia di 910 milioni di euro l'anno».
Qual è la situazione tra i giovani? «L'aumento della sedentarietà di bambini e adolescenti desta allarme. Solo il 34% degli adolescenti europei di età compresa tra 13 e 15 anni è fisicamente attivo ai livelli consigliati dalle presenti linee guida. Ciò contribuisce all'aumento dei bambini sovrappeso e obesi in Europa, soprattutto tra le fasce socioeconomiche più deboli». I dati raccolti dalla «Childhood Obesity Surveillance Initiative» [COSI, l'iniziativa di monitoraggio dell'obesità infantile] condotta in Europa dall'OMS dimostrano che, in alcuni paesi, quasi il 50% dei bambini di otto anni di età sono sovrappeso e oltre il 25% è obeso.
In quasi tutti i paesi europei, i livelli di attività fisica praticata iniziano a calare significativamente tra gli undici e i quindici anni di età, soprattutto tra le ragazze (in tutti i paesi della Regione europea dell'OMS che hanno partecipato allo studio "Health Behaviour in School-aged Children" [Comportamento in materia di salute dei bambini e ragazzi in età scolare], l'86% delle ragazze di quindici anni sono risultate fisicamente inattive). Le ricerche evidenziano inoltre come le persone adulte e anziane provenienti da contesti svantaggiati, nonché talune minoranze etniche, sono fisicamente meno attive e più difficili da raggiungere attraverso iniziative di promozione dell'attività fisica. Le persone disabili costituiscono un altro gruppo particolarmente vulnerabile e ad alto rischio di contrarre problemi di salute imputabili.
Quali potrebbero essere i vantaggi della riduzione dell'inattività fisica in Europa? «Benefici sostanziali per la salute della popolazione, nonché in altre sfere. Si calcola che l'aspettativa di vita di media nella Regione europea aumenterebbe di 0,63 anni se si ponesse fine all'inattività fisica. L'ambiente, la qualità della vita delle singole persone, la partecipa¬zione e la resilienza sociale delle comunità ne trarrebbero vantaggio».
Come? L'OMS avanza alcune proposte: «Andare di più a piedi o in bicicletta significherebbe ridurre le emissioni di gas serra, l'inquinamento atmosferico, quello acustico e il congestionamento del traffico. Inoltre, più attività fisica significherebbe maggiori opportunità economiche per tutta una serie di settori, come l'industria, i trasporti, i servizi sanitari, lo sport e il turismo. Un esempio che ben illustra l'impatto potenziale di tutto ciò è offerto da un'analisi comparata di 56 grandi città europee e nordamericane, secondo cui sarebbero oltre 76.000 i posti di lavoro che potrebbero essere creati in queste città se solo esse portassero l'uso della bicicletta agli stessi livelli di Copenaghen, in Danimarca. Resta inteso che gli Stati membri dovranno adattare le misure alle specificità del proprio contesto nazionale».
Nel documento OMS vengono presentati alcuni principi guida: 1) affrontare il calo sempre più consistente dei livelli di attività fisica e ridurre le attività; 2) promuovere un approccio che tenga conto di tutte le fasi della vita; 3) dare maggior potere alle persone e alle comunità tramite la partecipazione e la realizzazione di ambienti più salutari; 4) promuovere approcci integrati, multisettoriali e orientati alla partnership; 5) assicurare l'adattabilità al contesto dei programmi (interventi) in materia di attività fisica; 6) usare strategie fondate su riscontri fattuali per promuovere l'attività fisica e monitorare lo stato di attuazione e l'impatto delle misure.
La seconda parte del documento è dedicata agli ambiti prioritari, obiettivi e strumenti di intervento, a partire dalla necessità «di elaborare o ampliare, in base al contesto nazionale, strategie e piani di azione per la promozione dell'attività fisica». Tra le strade da esplorare a livello di politiche governative, vengono citati, ad esempio, «gli interventi di pianificazione a livello urbano nonché di edifici scolastici, ambienti di lavoro, modalità di trasporto e spazi per il tempo libero; gli incentivi fiscali per incoraggiare l'attività fisica o scoraggiare i comportamenti sedentari; il finanziamento di interventi di promozione dell'attività fisica in diversi settori e per differenti gruppi di popolazione; il coordinamento delle politiche tra i diversi rami e livelli di governo, nonché il coordinamento tra pubblica amministrazione, società civile e settore privato; la sensibilizzazione dei singoli individui e delle realtà organizzate circa i livelli di attività fisica consigliati nonché il ricorso a strumenti adeguati per promuovere l'esercizio fisico».
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Arturo Bandini
08/04/2016



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