L'anticorpo che ferma Zika

Zikv-117 protegge sia i feti che gli adulti

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Keywords | Zika, zanzare, virus,

Un nuovo anticorpo potrebbe risultare letale per il virus Zika. A dimostrarlo è una ricerca della Vandebilt University coordinata da James Crowe e pubblicata su Nature. «Il più potente degli anticorpi che abbiamo individuato mostra di essere in grado di bloccare i ceppi del virus presenti in Africa, Asia e nelle Americhe», scrivono i ricercatori su Nature.
L'anticorpo, denominato Zikv-117, fa parte di quella famiglia di anticorpi isolati nei globuli bianchi di 3 persone infettate dal virus. Durante la sperimentazione, alcuni topi hanno ricevuto l'anticorpo prima dell'infezione, mentre altri solo dopo. In entrambi i casi, però, la quantità di particelle virali in circolazione nell'organismo si è ridotta, sia nelle madri che nei nuovi nati. I ricercatori hanno inoltre registrato meno danni alla placenta e uno sviluppo migliore dei feti.
Michael Diamond, co-autore dello studio, spiega: «Si tratta del primo farmaco antivirale che ha dimostrato di funzionare durante la gravidanza per proteggere i feti dal virus Zika. È una prova di principio del fatto che questo virus può essere trattato durante la gravidanza e che abbiamo un anticorpo umano che permette di farlo, almeno nei topi».
Anche uno studio di scienziati dell'Istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona ha scoperto un gruppo di anticorpi in grado di bloccare l'infezione, ma allo stesso tempo ha individuato anche altri anticorpi che lavorano al fianco del virus peggiorandone gli effetti sull'organismo.
Antonio Lanzavecchia, direttore dell'istituto elvetico, spiega su Science: «Sono tre i risultati principali del nostro lavoro. Il primo è che abbiamo identificato degli anticorpi buoni, capaci di neutralizzare e bloccare il virus non solo in provetta, ma anche negli animali».
«Il secondo risultato - ha osservato Lanzavecchia - è che abbiamo scoperto che esistono anche degli anticorpi di Zika 'cattivi', che in chi si è già ammalato possono aumentare e portare a un'infezione letale nel caso contraggano il virus Dengue».
Infine, i ricercatori svizzeri hanno scoperto anche degli anticorpi utili allo scopo di effettuare test di screening e per identificare i soggetti che in passato hanno subito un'infezione da virus Zika o Dengue.
Per fermare Zika, tuttavia, è necessario controllare gli insetti, non solo le persone. A dirlo è il gruppo di Entomologia Medica del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università Sapienza di Roma - coordinato dalla professoressa Alessandra della Torre e di cui fanno parte il dottor Beniamino Caputo e il dottor Pietro Cobre - che lancia l’allarme alla Regione: “In assenza di vaccino, la lotta contro le zanzare vettrici è l’unico modo per contrastare rischi di epidemia anche nel nostro paese con l’arrivo delle alte temperature, nonché di numerosi viaggiatori provenienti dai paesi dove Zika sta dilagando”.
I ricercatori sono certi dell’alto livello di attenzione istituzionale che bisogna prestare sin d’ora al problema. “Poiché la zanzara tigre (Aedes albopictus), molto diffusa a Roma e in altre aree del Lazio, è in grado di trasmettere il virus - scrivono in una nota - esiste un rischio concreto che nel corso della prossima stagione estiva e autunnale si possa assistere a casi di trasmissione autoctona. Tale rischio - aggiungono gli entomologi - è particolarmente alto a causa di vari fattori che presumibilmente genereranno l’arrivo di persone potenzialmente infette da questi paesi, quali il Giubileo e le prossime Olimpiadi in Brasile”.
Il gruppo di ricerca della Sapienza ha competenze pluriennali nello studio di zanzare e malattie da queste trasmesse, maturate anche nell’ambito di progetti di ricerca internazionali, finalizzati all’ottimizzazione ed allo sviluppo di nuove strategie di monitoraggio e controllo.
Gli studiosi chiedono ora un incontro urgente con gli organi competenti della Regione Lazio al fine di proporre attività congiunte mirate alla valutazione e prevenzione del rischio di trasmissione di virus da parte della zanzara tigre.
“L’attenzione va posta soprattutto in luoghi come aeroporti, porti e altre aree di aggregazione di viaggiatori provenienti da paesi dove il virus si sta diffondendo – dichiara la professoressa della Torre -. È a partire da questi luoghi che va effettuato il monitoraggio entomologico/virologico (la densità delle zanzare e del loro eventuale tasso di infezione virale, ndr) sviluppando al contempo strategie di controllo più efficaci in grado di ridurre le densità delle zanzare senza generare rischi per la salute della popolazione in termini di tossicità ed effetti collaterali”.
Si mira dunque al coordinamento e alla pianificazione di attività di controllo della densità di zanzare nelle aree che risultino a rischio più elevato.
“Un’attività che si affianca e non intende assolutamente sostituirsi a quanto già si sta facendo dal punto di vista clinico”, precisano i ricercatori. “Il nostro approccio parte dalla lotta alle zanzare nella convinzione che agire sulle zanzare vettrici, oltre che sulle persone infette, sia la strategia più efficace anche in termini di impatto economico sulle casse della Regione e dello Stato”.
I ricercatori sottolineano che la zanzara tigre non è solo associata al rischio di trasmissione del virus Zika, ma anche di altri virus patogeni per l’uomo come il virus del Dengue e del Chikungunya molto diffusi in aree tropicali. La prevenzione del rischi di trasmissione di questi virus deve necessariamente anche implicare attività di formazione degli operatori sanitari e di educazione della popolazione. In tal senso, il progetto “Formazione e trasferimento di metodologie innovative ad Imprese del Lazio o dei Paesi del Mediterraneo coinvolte nello studio di infezioni batteriche, virali, fungine e parassitarie” appena finanziato dalla Regione Lazio al Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, prevede specifiche attività di formazione da concordare con la Regione o altri interlocutori istituzionali.
Tra le Regioni che si sono già prontamente attivate in tal senso, si distingue l’Emilia Romagna che ha lanciato da tempo il portale www.zanzaratigreonline.it, un modello di riferimento anche per il Lazio, dal momento che al proprio interno contiene una mappatura tematica degli insetti presenti sul territorio, nonché dati sempre aggiornati sulla presenza della zanzara in base alla presenza e abbondanza di uova di Aedes albopictus nelle ovitrappole usate per i monitoraggi settimanali eseguiti lungo tutta la stagione estivo/autunnale.
E proprio sulle zanzare puntano alcuni ricercatori della società britannica Oxitec per eliminare alla radice il problema. La società, nata all'interno dell'Università di Oxford, propone di combattere il virus Zika attraverso l'uso di zanzare geneticamente modificate.
In un piccolo studio pilota effettuato in Brasile, dove il virus appare più minaccioso associandosi a casi di microcefalia infantile, l'utilizzo delle zanzare ogm ha prodotto la riduzione del 90 per cento nella popolazione di Aedes aegypti, le «colleghe» responsabili dei contagi.
Oxitec ha richiesto al ministero della Salute brasiliano l'autorizzazione all'immissione nell'ambiente degli insetti modificati in maniera tale da mettere in atto un processo di morte grazie a un gene killer. Il gene viene trasmesso alla prole e impedisce alle zanzare di raggiungere la maturità. Una seconda alterazione genetica fa sì che i piccoli della zanzara brillino al buio, in modo che gli scienziati possano monitorarne il destino. Il primo test è avvenuto a Piracicaba, cittadina di circa 3 mila persone vicino San Paolo.
Il progetto pilota ha avuto successo e ha protetto la popolazione della cittadina dai contagi di Zika, Dengue e Chicungunya. «Se nella stagione 2014-2015 il distretto protagonista del test ha avuto 133 casi di Dengue, la più alta incidenza nella città di Piracicaba, nel 2015-2016 dopo l'avvio del progetto abbiamo avuto un solo caso», fa notare Pedro Mello, rappresentante del ministero nell'area.
Oltre che con i tempi lunghi della burocrazia, Oxitec deve fare i conti anche con le proteste degli attivisti anti-Ogm, convinti che proprio il rilascio delle zanzare modificate sia in relazione con la diffusione del contagio.
A rispondergli è Jonathan Bell, docente di Virologia molecolare presso l'Università di Nottingham: «è assolutamente inconcepibile pensare che un cluster di infezione o i potenziali casi di microcefalia eventualmente correlati siano dovuti all'introduzione di zanzare geneticamente modificate. Gli insetti ogm che vengono liberati sono solo maschi e noi sappiamo che il virus Zika si diffonde attraverso le femmine. Il 'gene velenoso' portato dai maschi può essere trasmesso alla prole femminile ma queste zanzare muoiono prima di iniziare a mordere».
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Andrea Piccoli
08/11/2016



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