Gli antipertensivi e il rischio di caduta negli anziani

I farmaci non danno solo benefici

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Keywords | ipertensione, caduta, anziani,

L'utilizzo dei farmaci antipertensivi negli anziani andrebbe valutato con estrema attenzione. A dirlo è uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine da un team della Yale School of Medicine di New Haven, nel Connecticut, segnalando il pericolo di un aumento delle cadute legato all'uso degli antipertensivi.
Mary Tinetti, prima autrice della ricerca, spiega: “i danni potenziali e i benefici del trattamento dovrebbero essere attentamente valutati negli adulti anziani con malattie croniche multiple. La maggior parte degli ultrasettantenni ha la pressione alta, un noto fattore di rischio cardiovascolare, che come tale va controllato con un’adeguata terapia”.
Gli antipertensivi, tuttavia, comportano una serie di effetti collaterali, fra cui vertigini, camminata instabile, ipotensione posturale. Stabilire un rapporto di causa-effetto fra assunzione dei farmaci antipertensivi e rischio di cadute è fondamentale, in quanto le lesioni provocate da una caduta, ad esempio un trauma cranico o una frattura dell'anca, hanno conseguenze sulla morbilità e sulla mortalità simili a quelle provocate dagli eventi cardiovascolari temuti e per i quali si utilizzano gli antipertensivi.
I ricercatori hanno analizzato 4.961 adulti anziani ipertesi, valutando la possibilità che gli antipertensivi aumentassero o meno il rischio di infortuni da caduta accidentale. “Anche se causa ed effetto non possono essere stabiliti, data la natura osservazionale dello studio, gli antipertensivi sembrano associati a un aumentato rischio di gravi lesioni da caduta negli anziani, specie se infortunati in cadute precedenti”, spiega la dott.ssa Tinetti.
In un editoriale di commento, Sarah Berry, dell'Institute for Aging Research Hebrew Senior Life di Boston, si chiede: “come conciliare potenziali danni e benefici degli antipertensivi negli anziani? In assenza di dati certi si potrebbe decidere di trattare la pressione alta secondo lo stato funzionale, l'aspettativa di vita e le preferenze del paziente: per alcuni la preoccupazione per possibili cadute può essere fondamentale, mentre altri temono di più le complicazioni cardiovascolari. Purtroppo non esiste oggi un modo semplice di pesare questi rischi, e una discussione franca con il paziente è consigliabile per il medico, che dovrebbe anche avvisare il suo assistito del rischio di cadute che potrebbe derivare dalla cura per la pressione”.
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Arturo Bandini
28/02/2014



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