Niente bisturi per la tiroide

Eliminare i noduli con radiofrequenza o laser

Disturbi tiroide_11780C.jpg Keywords | tiroide, termoablazione, laser,
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Intervenire sulla tiroide non è mai semplice. L'uso del bisturi per eliminare un nodulo comporta infatti un lavoro impegnativo, legato alla preparazione dell'intervento, all'anestesia, all'asportazione parziale o totale dell'organo, oltre al rischio concreto di danneggiare le corde vocali.
Si stanno facendo sempre più spazio, invece, trattamenti alternativi quali la radiofrequenza e il laser, soprattutto quando il nodulo è colloidale, ovvero ha una densità spugnosa e contiene molta acqua. Già da alcuni anni il dott. Roberto Valcavi, endocrinologo presso l'Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, ha introdotto la tecnica in Italia.
La termoablazione percutanea del nodulo tiroideo consiste nell’ablazione termica del tessuto, vale a dire nella sua bruciatura. La tecnica sfrutta il calore per eliminare il nodulo tiroideo, provocando necrosi coagulativa del tessuto tiroideo, che l'organismo poi sostituirà con tessuto fibroso-cicatriziale, con conseguente riduzione del nodulo tiroideo.
Sono diverse le metodiche in campo per ottenere questo risultato. Una di queste è l'HI-FU (High Intensity Focused Ultrasound – Ultrasuoni concentrati ad alta intensità), ma le tecniche più usate sono la termoablazione laser o la termoablazione con radiofrequenze.
Si tratta di tecniche che non giungono all'eliminazione totale del nodulo, ma comportano una riduzione che varia dal 5 al 90 per cento del volume iniziale. L'estrema variabilità dipende dalle caratteristiche intrinseche del nodulo e dalla tecnica utilizzata.
È ovvio, quindi, la necessità di una valutazione del quadro clinico-ecografico da parte di uno specialista prima di poter decidere se intervenire con la termoablazione o meno. Vanno innanzitutto dosati la funzione tiroidea, la calcitonina, il TSH ed altri parametri, dopodiché è necessaria una diagnosi citologica dopo un ago aspirato per verificare che la lesione sia effettivamente benigna.
Per effettuare la termoablazione il paziente deve essere disteso supino con il collo iperesteso e sotto continuo controllo ecografico.
I medici inseriscono uno o più aghi all'interno del nodulo collegati alla sorgente laser nel caso della termoablazione laser o a un generatore di radiofrequenze nella termoablazione con radiofrequenze. A seconda della potenza utilizzata e delle dimensioni del nodulo, la sessione potrà durare dai 20 ai 40 minuti. Il risultato non è immediato, ma bisognerà attendere alcune settimane perché si possa registrare la riduzione del nodulo. Dopo l'intervento si effettua un'ecografia per capire se esista la possibilità di complicanze intra o extranodulari, e il Color Doppler o un mezzo di contrasto possono aiutare a capire le dimensioni della necrosi indotta. Il paziente viene quindi dimesso e gli viene prescritta una terapia anti-infiammatoria da seguire per qualche giorno.
Si effettuano poi controlli ecografici a 3, 6 e 12 mesi, insieme a una valutazione del profilo ormonale e ad un esame clinico.
Rispetto al classico intervento chirurgico, la termoablazione del noduli tiroidei offre senz'altro il vantaggio della mininvasività, non essendo previsti neanche il ricovero e l'anestesia generale. Inoltre, la termoablazione non produce cicatrici e non obbliga a una terapia sostitutiva con levotiroxina per tutta la vita.
Vi sono anche possibili effetti collaterali, comunque mai superiori a quelli verificabili a causa di un intervento chirurgico, ad esempio ematomi o piccoli cambiamenti nel tono della voce, ma si tratta in genere di fenomeni temporanei.
Il solo svantaggio rispetto all'intervento chirurgico è la possibile ricrescita del nodulo che, come ricordato, non viene mai eliminato del tutto. In ogni caso, la termoablazione può essere sempre ripetuta e la sua adozione non pregiudica un futuro potenziale intervento chirurgico risolutivo.
http://www.italiasalute.it/Endocrinologia.asp Domanda al medico specialista gratis

Arturo Bandini
28/05/2013

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