L'epatite C ha gli anni contati

I nuovi farmaci in arrivo potrebbero debellare la malattia

Keywords | epatite, fegato, cirrosi,

Ci vorranno ancora due o tre anni, ma pare che la strada intrapresa sia ormai quella definitiva per ciò che riguarda l'epatite C. A dirlo sono gli esperti che si sono ritrovati al congresso dell'AASLD (American Association for the Study of Liver Diseases) a Boston.
L'Italia è particolarmente colpita dal problema, visto che mostra la percentuale più alta in Europa di soggetti positivi al virus, il 3%. In prevalenza si tratta di persone oltre i 55 anni perché in passato le misure di sicurezza non erano ancora al livello attuale. Molte persone, infatti, si sono ritrovate infettate a causa di trasfusioni di sangue o per aghi non sterilizzati a dovere. I contagi per via ematica sono ora fortunatamente assai diminuiti, ma in compenso aumentano i casi di steatosi epatica – il fegato grasso -, una condizione che prelude ad altre più gravi patologie, fra cui la cirrosi.
Per quanto riguarda l'HCV, comunque, non sempre la positività al virus significa epatite C, come ricorda Antonio Gasbarrini, docente di Gastroenterologia alla Cattolica di Roma e presidente della Fondazione italiana ricerca in Epatologia, in un'intervista rilasciata a Repubblica: “su cento persone tra quindici e venti riescono ad eliminare il virus spontaneamente, degli altri ottanta il venti per cento evolve in cirrosi ed epatite. Si stima che su un milione e mezzo di infetti ci siano duecentomila cirrosi causati da virus HCV. Inoltre il 2-3 per cento dei cirrotici evolve verso l'epatocarcinoma e oltre il 60 per cento dei 1100 trapiantati di fegato in Italia sono causati dal virus HCV. Numeri che, con l'avvento di due nuovi farmaci, in Italia tra un mese, Boceprevir e telaprevir, contiamo di abbassare drasticamente".
Gli fa eco Savino Bruno, direttore della struttura complessa di Medicina interna ad indirizzò Epatologico all'ospedale Fatebenefratelli di Milano: “con Boceprevir, invece, aumenta di molto la percentuale di persone che guarisce. Due studi italiani e uno in pubblicazione hanno dimostrato che usando questo farmaco in pazienti mai trattati o che non rispondevano alla terapia duplice c'è una risposta 2-2,5 volte superiore, passando dal 40 al 70 per cento circa. E i numeri sono ancora più alti, arrivando a circa il 90 per cento nei malati che rispondevano alla terapia duplice e nei quali però, alla sospensione dei farmaci, il virus è riapparso. Non è ancora il cento per cento ma è un passo avanti straordinario. Anche perché questa terapia permette l'eradicazione definitiva del virus anche nei cirrotici".
I farmaci in arrivo sono tuttavia molto costosi, circa 30-40 mila euro per ogni ciclo di trattamento, e la patologia colpisce soprattutto i pazienti che risiedono al Sud, nelle regioni che più di altre vivono problemi di bilancio in tema di sanità. L'altro aspetto problematico è la presenza di effetti collaterali anche molto pesanti. I medicinali quindi verranno usati esclusivamente su quei pazienti che non rispondono più alla terapia standard con interferone e ribavirina.
Aldo Doria, direttore del Centro trapianti del Jefferson Medical College di Philadelphia, commenta: “credo che nei prossimi 20 o 30 anni ci sarà un'inversione di tendenza. I nuovi antivirali e la conseguente prospettiva di cura faranno diminuire il numero di trapiantati per cirrosi mentre aumenteranno i pazienti diagnosticati con cirrosi epatica secondaria all'accumulo di grasso nel fegato, la steatosi. In altri termini, le malattie metaboliche soppianteranno quelle virali nell'indicazione al trapianto del fegato. C'è da chiedersi, però se ciò comporterà una variazione in meglio o in peggio dei risultati post-trapianto in termini di sopravvivenza del paziente e dell'organo trapiantato. Probabilmente, al contrario di quanto ci si possa aspettare, a meno di un severo intervento sull'alimentazione dei pazienti affetti da obesità e fegato grasso, i risultati peggioreranno perché i pazienti affetti da malattie dismetaboliche, sono, normalmente, affetti da una serie di altere patologie collaterali quali diabete, ipertensione, ipercolesterolismo; fatti questi che portano ad una aumentata incidenza di complicanze cardiovascolari che rappresentano le cause principali di mortalità e morbidità post-trapianto".
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Andrea Sperelli
12/11/2012



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