Staminali per curare la forma più grave di Parkinson

Al via studio sul trattamento della paralisi sopranucleare progressiva (psp)

Morbo%20di%20Alzheimer_10508C.jpg Keywords | parkinson, staminali, paralisi,
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È stato autorizzato l'avvio di una sperimentazione che prevede l'utilizzo delle cellule staminali per il trattamento della Paralisi Supranucleare Progressiva (PSP), uno dei parkinsonismi più gravi.
L'Istituto Superiore di Sanità ha autorizzato il progetto di ricerca finanziato dalla Fondazione Grigioni e realizzato grazie al lavoro della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano.
“Su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanità, lo studio ha recentemente preso il via con una prima fase che prevede il coinvolgimento di 5 pazienti, che verranno trattati e monitorati per valutare eventuali effetti collaterali ed assicurare quindi la sicurezza di questa tecnica” - dichiara Gianni Pezzoli, Direttore del Centro Parkinson di Milano, Presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) e Presidente della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson -. “Seguirà a breve una seconda fase in doppio cieco, in cui saranno reclutati venti pazienti che verranno suddivisi in due gruppi ed alternativamente trattati per sei mesi con le staminali e altri sei mesi con placebo. La terapia si basa sull’introduzione di queste cellule nell’organismo attraverso un catetere introdotto nell’arteria femorale e spinto fino alle arterie che portano al cervello. Ad oggi i primi due pazienti hanno già ricevuto il trattamento”.
Questa sperimentazione clinica apre nuove prospettive da un punto di vista medico-scientifico in termini di possibilità di trattamento di tutte le malattie neurodegenerative, a cominciare, ovviamente, dalla malattia di Parkinson.
“Ci auguriamo di ottenere dei risultati utili per offrire ai pazienti un’opzione terapeutica in completa sicurezza - continua Pezzoli -. Questo anche con l’obiettivo di frenare un certo turismo sanitario, che coinvolge pazienti affetti da parkinsonismi che si recano all’estero per sottoporsi a infusioni con cellule staminali di dubbia provenienza. Tali procedimenti si rivelano nella maggior parte dei casi non efficaci ed espongono i pazienti a rischi importanti, quali infezioni o encefalopatie, perché spesso non sono soddisfatti i minimi standard sanitari di sicurezza”.
La terapia si basa su cellule staminali mesenchimali prelevate dal midollo osseo degli stessi pazienti e reinserite nell'organismo nelle parti malate del cervello.
L’ISS ha chiesto l’inserimento di una fase pilota, in cui 5 pazienti verranno trattati e monitorati per un determinato periodo di tempo allo scopo di mettere bene a punto la terapia ed assicurarne la sicurezza.
Dopo aver valutato i risultati di questa prima fase, la sperimentazione continuerà con una seconda fase, in cui è previsto il reclutamento di 20 pazienti, di cui 10 verranno trattati subito con le staminali e dopo 6 mesi verranno sottoposti ad una simulazione della procedura, mentre gli altri 10 verranno sottoposti prima alla simulazione e dopo 6 mesi alla terapia. Nel corso di questa seconda fase, definita “in doppio cieco”, né i pazienti, né i medici valutatori sapranno quando il paziente viene trattato con le staminali, per cui saranno in condizioni di doppia cecità, per evitare che eventuali pregiudizi possano influenzare i risultati.
Lo studio verrà svolto tramite la collaborazione di tre centri:
- il centro Parkinson ICP a Milano, dove avverrà il reclutamento dei pazienti e la loro valutazione clinica;
- la Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, dove le cellule staminali mesenchimali verranno prelevate dal midollo osseo, isolate, coltivate e opportunamente preparate presso la Cell Factory “Franco Calori” del Centro di Medicina Trasfusionale, Terapia Cellulare e Criobiologia, e somministrate presso l’Unità di Neuroradiologia Diagnostica ed Interventistica; al Policlinico i pazienti verranno anche sottoposti a valutazioni tramite tecniche per l’acquisizione di neuroimmagini del cervello presso l’Unità di Medicina Nucleare;
- il Reparto di Bioingegneria del Politecnico di Milano, dove i pazienti verranno sottoposti all’analisi multifattoriale computerizzata della funzione motoria.
I 5 pazienti per la fase pilota sono già stati reclutati. Il primo paziente è già entrato nello studio ed è stato trattato con le staminali il 18 dicembre scorso. Si prevede di presentare i risultati della fase pilota all’ISS nel primo trimestre del 2013.
”Il costo dello studio è molto alto, quasi interamente sostenuto dalla Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson – spiega la stessa Fondazione -. Ogni paziente ha un costo di circa 26.000 euro. Per ora abbiamo fondi per i primi cinque pazienti. Contiamo sulla generosità di tutti. Questa sperimentazione clinica rappresenta un importante traguardo, prima di tutto perché risponde ai bisogni dei pazienti affetti da questa grave patologia, ma anche perché da un punto di vista medico-scientifico apre nuove prospettive in termini di possibilità di trattamento delle altre malattie neurodegenerative, a cominciare dalla malattia di Parkinson”.
Appartenente al gruppo dei parkinsonismi, la PSP provoca una degenerazione delle cellule nervose che fanno parte dei circuiti che regolano automaticamente i movimenti (le vie extrapiramidali): i pazienti presentano quindi principalmente lentezza nel compiere i movimenti (bradicinesia), rigidità e compromissione dei riflessi che permettono di mantenere l’equilibrio. La malattia è caratterizzata inoltre da un sintomo particolare, ovvero dall’incapacità di muovere gli occhi volontariamente, prima solo in senso verticale e poi anche in altre direzioni a causa di un blocco (paralisi) delle vie nervose al di sopra dei motoneuroni e dei nervi cranici (sopranucleare). La PSP è una malattia particolarmente aggressiva: nel giro di 5 anni dall’esordio in genere il paziente è costretto alla sedia a rotelle. La PSP rappresenta il 3% dei parkinsonismi: ha una prevalenza di circa 6,5 casi per 100.000 abitanti e un'incidenza di 5,3 nuovi casi ogni 100.000 abitanti.
Ma come avviene praticamente il prelievo delle cellule staminali e come verranno infusi i pazienti?
Le cellule staminali multipotenti mesenchimali verranno ottenute dal midollo osseo dei pazienti stessi. Per prelevare il midollo osseo si effettuerà un’aspirazione dall’osso del bacino, al cui interno è infatti contenuto il sangue midollare, molto ricco di cellule staminali. Le cellule verranno poi sottoposte a una fase molto complessa e delicata, in cui saranno mantenute in vitro in presenza di terreni particolari. Applicando delle metodologie molto standardizzate sarà possibile ottenere cellule mesenchimali staminali multipotenti che, una volta somministrate al paziente, svolgeranno la loro funzione biologica di riparazione del tessuto cerebrale dei pazienti.
“Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni lavori clinici in aperto che suggeriscono che il trapianto autologo di cellule staminali mesenchimali raccolte dal midollo osseo sia ben tollerato ed efficace nei parkinsonismi – precisa Rosaria Giordano, Direttore Tecnico della Cell Factory "Franco Calori" del Policlinico di Milano –. Le cellule staminali somministrate riescono a raggiungere le aree cerebrali colpite dalla malattia e influenzano positivamente il tessuto circostante, riducendo la morte cellulare. Ecco perché questa metodica può risultare importante per riuscire a rallentare la progressione della malattia e ridurre i sintomi in pazienti per i quali al momento non esistono alternative terapeutiche”.
http://www.italiasalute.it/Centro_Malattie.asp?Sezione=Morbo%20di%20Alzheimer Domanda al medico specialista gratis

Andrea Sperelli
11/04/2013

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