Alcol in gravidanza, sì o no?

Risultati contrastanti provenienti da diversi studi

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Keywords | gravidanza, alcool, fertilità,

Bere o non bere alcol in gravidanza? È il dilemma di molte donne che aspettano un bambino. Un recente documento redatto dagli esperti dell'American Academy of Pediatrics (Aap) rivela che l'esposizione prenatale all'alcol è la principale causa evitabile di difetti alla nascita e disabilità intellettive.
Il rapporto, pubblicato su Pediatrics, è rigido nel vietare qualsiasi bevanda alcolica nel corso del primo trimestre di gestazione. “I disturbi dello spettro fetale alcolico (Fasd) sono un termine onnicomprensivo per definire la gamma di effetti che possono verificarsi in una persona la cui madre ha bevuto alcolici in gravidanza”, spiega Janet Williams, pediatra all'University of Texas Health Science Center di San Antonio e coautrice dell'articolo.
Riconoscere precocemente i disturbi dello spettro fetale alcolico può migliorare in maniera significativa la salute del piccolo paziente.
“Purtroppo, la mancanza di criteri diagnostici universalmente accettati per patologie fetali alcol-correlate ha ostacolato gli sforzi di ridurre l'impatto dei disturbi dello spettro fetale alcolico”, riprende la pediatra.
L'alcol può determinare problemi a livello cerebrale, cardiovascolare, all'apparato muscolo-scheletrico, ai reni, agli occhi e all'udito. I disturbi dello spettro fetale alcolico si riverberano anche sulle capacità mnemoniche del piccolo, su quelle legate al ragionamento astratto e sulla comprensione uditiva.
“Da uno studio recente emerge un aumento del rischio di ritardo nella crescita infantile anche quando la gestante si limita ad assumere una singola Unità Alcolica (Ua) giornaliera, ossia 12 grammi circa di etanolo, contenuta in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino, in una lattina di birra (330 ml) o in una dose da bar (40 ml) di superalcolico”, riprende la dott.ssa Williams. Rispetto all'astensione, la scelta di bere durante il primo trimestre aumenta di 12 volte la possibilità di dare alla luce un bambino affetto da disturbi dello spettro fetale alcolico. Sarebbe preferibile peraltro rinunciare all'alcol per l'intera durata della gestazione.
“Secondo i nostri dati, la scelta più intelligente per le gestanti è di astenersi in modo completo dall'assumere alcolici”, conclude infatti la pediatra americana.
Non tutte le ricerche concordano con tali risultati. Ad esempio, uno studio dell'Università di Bristol pubblicato sul British Medical Journal dal dott. John Macleod afferma che l'assunzione di una quantità di alcool variabile fra i 3 e i 7 bicchieri alla settimana non avrebbe alcun effetto sul feto.
I ricercatori lo hanno verificato sottoponendo a un test sulle capacità di equilibrio un gruppo di bambini di 10 anni. Al netto di altri fattori influenzanti come il fumo, l'età e le precedenti gravidanze, è emerso che l'alcool bevuto in quelle quantità non aveva conseguenze.
Un altro studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health è altrettanto rassicurante. Afferma anch'esso che assumere alcool in maniera moderata durante la gestazione non comporterebbe alcun serio danno al feto.
Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato i dati di 11.000 donne nell'arco di cinque anni, cercando eventuali danni a livello mentale nei bimbi nati da madri che si concedevano una quantità di alcool consistente e da altre che si limitavano a un paio di bicchieri a settimana.
L'effetto dell'assunzione esagerata di alcool sui bambini del primo gruppo è apparso evidente, mentre gli altri non hanno mostrato alcun problema. L'alcol ingerito durante la gravidanza attraversa la placenta ed entra in contatto con il feto, che naturalmente non ha ancora i mezzi necessari a gestirlo. Pertanto, in genere i medici consigliano l'astinenza totale dalle bevande alcoliche, anche se stando a questi risultati un bicchiere ogni tanto pare che non produca danni evidenti.
Vi sono tuttavia altri studi che affermano il contrario.
Una ricerca danese associa il consumo anche moderato di alcool al pericolo di infertilità per i futuri uomini. Secondo i ricercatori nordici, sarebbero sufficienti pochi bicchieri di vino alla settimana per produrre danni allo sviluppo dei testicoli e degli spermatozoi. I ricercatori danesi sono arrivati a queste conclusioni analizzando circa 350 giovani in associazione con il passato più o meno “alcoolico” delle madri. Gli scienziati hanno scoperto un nesso evidente fra il consumo di circa 5 bicchieri di vino alla settimana e una riduzione del 32 per cento della concentrazione di spermatozoi nei ragazzi. Il livello tornava nella normalità nei ragazzi nati da madri astemie.
Una delle ricercatrici danesi, Cecilia Ramlau-Hansen, ha commentato: “sebbene lo studio non abbia dimostrato con assoluta certezza che l’alcool sia il responsabile di tale situazione e siano necessarie ulteriori ricerche, è, però, possibile che l’assunzione di bevande alcoliche in gravidanza riduca il numero degli spermatozoi nei bambini quando questi crescono e diventano uomini. E se tale indicazione verrà confermata, si potrà prevenire l’infertilità maschile e non compromettere così nemmeno la possibilità delle donne di diventare un giorno nonne, spiegando alle future mamme di non bere mentre aspettano o se hanno il dubbio di essere incinta, perché lo sviluppo delle gonadi maschili è legato all’inizio della gravidanza”.
Inoltre, l'alcool non pregiudicherebbe soltanto la quantità, ma anche la qualità dello sperma preso in esame. Sulla base di questi dati, Tony Rutherford, presidente della British Fertility Society, ha dichiarato: “le donne dovrebbero trovare un equilibrio fra la qualità della vita e la salvaguardia della loro salute e di quella dei loro figli e visto che sembrano esserci delle prove sul fatto che bere alcool possa avere un impatto negativo, se si smettesse tutti di bere sarebbe davvero la cosa più giusta da fare”.
Nel dubbio, forse sarebbe bene astenersi del tutto e rimandare di qualche mese l'appuntamento con un bel brindisi.
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Andrea Sperelli
06/11/2015



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