Un gene può fermare il cancro

Le nuove scoperte su p53

Varie_13312C.jpg
Keywords | p53, metabolismo, tumori,

Del gene p53 genetisti e oncologi si occupano da tempo per via del suo coinvolgimento nei meccanismi di insorgenza del cancro. Ora una nuova ricerca, pubblicata su Nature Medicine da parte dei ricercatori dell'Istituto Walter ed Eliza Hall e dell'Università di Melbourne, svela nuovi dettagli sull’azione del gene.
Gli scienziati australiani hanno scoperto che p53 si avvale dell’opera di alcuni alleati nel suo lavoro di riparazione del Dna danneggiato. Uno di questi è MLH1, gene che ha consentito di bloccare in fase di sperimentazione alcune forme di leucemia e linfomi.
I ricercatori hanno capito che in mancanza di MLH1, il gene p53 non riesce più a svolgere correttamente il proprio lavoro. Grazie alla sua riattivazione, invece, il cancro è destinato ad essere sconfitto. “Una scoperta entusiasmante e senza precedenti”, l’ha definita Ana Janic, una delle ricercatrici che hanno partecipato al progetto.
"Per esempio - ha proseguito Janic - se un linfoma ha una mutazione che disabilita la capacità del Dna di ripararsi, sarà opportuno evitare terapie che danneggino ulteriormente il Dna, come la chemioterapia, perché queste renderebbero il tumore più aggressivo".
Ora i ricercatori tenteranno di scoprire nuovi alleati di p53. Al momento, la lista dei possibili candidati è molto lunga, con oltre 300 geni potenzialmente coinvolti. Possedere una sorta di catalogo delle interazioni di p53 costituirebbe un passo in avanti fondamentale nella lotta al cancro e una svolta concreta nelle terapie.
Anche un team di ricercatori italiani ha scoperto nuove funzioni attribuibili alla proteina p53 in ambito oncologico. Gli scienziati dell’Istituto per l’endocrinologia e l’oncologia 'Gaetano Salvatore' del Consiglio nazionale delle ricerche (Ieos-Cnr) di Napoli e dell’Università di Salerno hanno scoperto che la proteina p53 regola la via metabolica del mevalonato (fondamentale per la proliferazione cellulare) la cui produzione incontrollata è stata associata a diversi tipi di tumori: carcinomi mammario, polmonare ed epatico, linfomi, leucemie e tumori cerebrali quali i glioblastomi.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, potrebbe favorire l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici.
“Esistono oncogeni ed oncosoppressori, geni normalmente presenti nel nostro DNA che regolano numerose funzioni cellulari e che sono coinvolti nella trasformazione neoplastica, cioè da cellule ‘normali’ a tumorali, quando subiscono mutazioni perdendo la loro corretta funzionalità”, spiega Chiara Laezza dell’Ieos-Cnr, che ha coordinato il gruppo di ricerca insieme a Maurizio Bifulco, presidente della facoltà di Farmacia e Medicina dell’Università di Salerno. “Tra questi, il fattore trascrizionale p53, originariamente noto come oncosoppressore, è certamente uno dei più importanti, perché quando subisce mutazioni non solo perde la sua attività soppressiva sul tumore ma acquisisce nuove funzioni oncogeniche, ovvero in grado di sostenere i diversi aspetti del processo di cancerogenesi tra cui un’alterata attività metabolica. In particolare, il nostro studio si è concentrato sulla regolazione da parte di p53 dell’espressione di alcuni enzimi del metabolismo del mevalonato nel glioblastoma multiforme, un tumore cerebrale altamente aggressivo”.
Nel processo tumorale le cellule proliferano in maniera incontrollata, anche in condizioni sfavorevoli alla sopravvivenza. “Questo accade a causa di uno squilibrio nel metabolismo del mevalonato che fornisce quelle molecole, come colesterolo e isoprenoidi, indispensabili per alimentare la crescita cellulare e che nelle cellule normali risulta invece finemente regolato da meccanismi di controllo. Nelle cellule normali, a regolare il metabolismo sono altri fattori trascrizionali”, precisa Maurizio Bifulco, “mentre abbiamo osservato che l’attività regolatrice di p53 si esplica principalmente nel compartimento tumorale. In particolare, p53 è capace di legarsi a regioni specifiche dei promotori dei geni di diversi enzimi, attivandone la trascrizione: questi risultati rivelano un nuovo e più ampio ruolo di p53 nella biologia umana. Una migliore comprensione dei processi che regolano la via metabolica del mevalonato nelle cellule neoplastiche potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici”, conclude Bifulco.
Domanda al medico specialista gratis

Andrea Sperelli
12/06/2018



Condividi la notizia Invia ad un amico Condividi la notizia su Facebook Tieniti aggiornato tramite RSS Pubblica su Twitter Salva su OKNO
Più lette

I segni che indicano la morte imminente in oncologia  88814
Studio evidenzia la comparsa di segni fisici nei malati di cancro

Ogni malattia ha il suo odore  36828
Alito, sudore e urine indicano la presenza o meno di patologie

Come superare la depressione post separazione  34601
La fine di un matrimonio, una sofferenza sottovalutata

Parto prematuro, come ridurne di un terzo i casi  34220
Presentate le nuove indicazioni terapeutiche

Dapoxetina contro l’eiaculazione precoce  34133
Il primo e unico farmaco orale contro una delle più comuni disfunzioni sessuali

Gonartrosi, cos'è e come si cura  33539
Informazioni sulla più comune malattia degenerativa da usura del ginocchio

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

ai preferiti di salute

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Mailing List Di OKMEDICNA.IT, gli ultimi aggiornamenti 
              sulla salute e la medicina La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante

Avvertenze Privacy a norma Regolamento UE 2016/679 GDPR.