Test a tappeto per alcune categorie per fermare il contagio

È la proposta di un gruppo di scienziati

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Keywords | coronavirus, contagio, test,

I ricercatori italiani hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per offrire il proprio contributo alla battaglia contro il nuovo coronavirus.
La premessa degli scienziati è che i modelli matematici delle curve di contagio e le analisi dirette sulla popolazione dimostrano chiaramente l’esistenza di una larga fascia di cittadini positivi al virus ma asintomatici o con sintomi assimilabili a quelli di una normale influenza. Tuttavia, questi soggetti sono ugualmente contagiosi, sebbene dimostrino una potenzialità di contagio pari a circa la metà di quella di individui ospedalizzati. È evidente che questo gruppo di soggetti rappresenti il serbatoio di diffusione del virus nel resto della popolazione e che quindi sia necessario intervenire in tal senso per ottenere una riduzione efficace dell’epidemia.
Se l’identificazione dei soli sintomatici gravi non è sufficiente, allo stesso modo è impraticabile l’idea di estendere l’utilizzo dei tamponi all’intera popolazione, sia per la limitata disponibilità dei kit sia per l’impossibilità di processarli in tempi congrui.
La proposta dei ricercatori è quindi di eseguire test ripetuti sulle categorie di persone ritenute maggiormente a rischio, in particolare quelle non sottoposte a provvedimenti restrittivi: medici, infermieri, farmacisti, personale delle ambulanze e di supporto sanitario, lavoratori della grande distribuzione, edicolanti, autisti, tassisti, forze dell’ordine, lavoratori delle poste e in genere tutti coloro che lavorano nelle filiere considerate essenziali.
Soltanto così il tasso di diffusione di Sars-Cov-2 riceverà un colpo mortale, il distanziamento sociale è fondamentale ma non sufficiente a fermare l’epidemia o comunque a fermarla in tempi ragionevoli. Per fare in modo che il sistema sanitario riesca a reggere a lungo termine e soprattutto il sistema economico e produttivo del paese non sprofondi, è necessario intervenire al più presto, ricordano i ricercatori.

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Andrea Piccoli
25/03/2020



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