Diabete, fondamentale il monitoraggio continuo

Qualità della vita superiore grazie allo strumento

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Keywords | diabete, glicemia, monitoraggio,

Monitorare il livello di glucosio in forma continuativa aumenta la qualità della vita delle persone diabetiche. A confermarlo è uno studio apparso su Diabetes Care e firmato da scienziati dell’Università di Chicago.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 158 pazienti, la metà dei quali, per 6 mesi, si è sottoposta a monitoraggio continuo, mentre l’altra metà faceva utilizzo delle tradizionali “strisce” per la misurazione in determinati momenti della giornata.
I pazienti del primo gruppo hanno mostrato un miglior controllo del glucosio e una riduzione degli episodi di ipoglicemia.
"Se si guarda a tutta la vita di un paziente il miglioramento è impressionante - afferma Elbert Huang, l'autore principale -. Anche se c'è un costo aggiuntivo la somma è compensata dal minore rischio di complicazioni".
Secondo i dati, il monitoraggio continuo aggiunge in media 6 mesi in buona salute per ogni paziente.
"Da questa analisi - conclude Huang - il monitoraggio in continuo sembra una tecnologia di grande valore, che non ha controindicazioni e fa vivere meglio i pazienti".
Anche uno studio apparso sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism è giunto a conclusioni simili.
Gli scienziati, guidati da Micheal Rickels dell’Università della Pennsylvania, hanno verificato la possibilità che l’utilizzo del monitoraggio continuo (CGM) possa migliorare la consapevolezza dei pazienti e la controregolazione glicemica.
Il parametro è stato valutato attraverso la produzione endogena di glucosio postipoglicemia, studiando longitudinalmente 11 pazienti, diabetici da circa 30 anni, prima dell'inizio di CGM e in seguito a sei e 18 mesi, confrontandoli con 12 controlli non diabetici.
I dati indicano che nei pazienti con diabete di tipo 1 la consapevolezza (punteggio di Clarke) e la gravità (punteggio HYPO ed eventi gravi) dell'ipoglicemia sono migliorate senza variazioni dell'emoglobina glicata.
In risposta all'ipoglicemia indotta dall'insulina, la produzione endogena di glucosio non ha invece mostrato cambiamenti a 6 mesi dal basale (0,42 ± 0,08 rispetto a 0,54 ± 0,07 mg/kg/min), tuttavia è migliorata dopo 18 mesi (0,84± 0,15 mg/kg/min), anche se è rimasta inferiore rispetto ai controlli (1,39 ± 0,11 mg/kg/min).
«La CGM in tempo reale può migliorare la consapevolezza e ridurre l'onere clinico dell'ipoglicemia in pazienti con diabete di tipo 1 di vecchia diagnosi. Questi effetti possono in parte essere correlati al miglioramento della risposta della produzione endogena del glucosio in risposta all'ipoglicemia insulino-indotta, tuttavia da questo studio emerge la persistenza di difetti della controregolazione glicemica e pertanto la necessità di approcci alternativi per raggiungere un recupero dei meccanismi di protezione all'ipoglicemia», concludono gli autori.
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Andrea Sperelli
16/04/2018



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