Il diabete rende resistente il cancro al seno

Scoperto uno dei meccanismi della resistenza ai farmaci

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Keywords | seno, tumore, diabete,

Una ricerca italiana svela il ruolo negativo svolto dal diabete nelle terapie per il cancro al seno. L’analisi ha studiato i meccanismi attraverso i quali l’iperglicemia riesce ad influenzare, anche con l’aiuto del tessuto adiposo, la sensibilità delle cellule di tumore della mammella al tamoxifene, un farmaco anti-ormonale (inibitore selettivo del recettore per gli estrogeni) utilizzato nel trattamento di alcune forme di questa neoplasia (quelle con recettori per gli estrogeni, ER+).
Lo studio è firmato da Maria Rosaria Ambrosio e colleghi della Società Italiana di Diabetologia ed è stato presentato al congresso annuale dell’EASD in corso a Lisbona.
Gli autori dello studio hanno evidenziato che livelli di glucosio troppo elevati modificano la sensibilità delle cellule del tumore della mammella al tamoxifene in condizioni sperimentali (le cellule venivano esposte in laboratorio ad una concentrazione di glucosio a livelli simili a quelli riscontrati nel diabete).
Il glucosio influenza la sensibilità delle cellule tumorali al tamoxifene agendo sul CTGF (Connective Tissue Growth Factor), un fattore di crescita. Anche gli esami condotti sulle biopsie di tumore della mammella ER+ confermano che una maggior espressione del fattore CTGF risulta correlata con la resistenza ai trattamenti anti-tumorali. Molto importante anche il ruolo delle cellule adipose nell’interferire con una buona risposta alle terapie anti-tumorali.
L’eccesso di glucosio infatti, promuove la secrezione di interleuchina-8 da parte degli adipociti e in questo modo modula il fattore CTGF sulle cellule di tumore della mammella e ne riduce la risposta al tamoxifene. Gli autori ribadiscono dunque la raccomandazione di uno stretto controllo della glicemia nelle donne diabetiche affette da cancro della mammella, anche allo scopo di ottenere una migliore risposta ai farmaci anti-tumorali. L’individuazione del CTGF come mediatore della responsività al tamoxifene potrebbe inoltre portare a farne un futuro bersaglio terapeutico per contrastare la farmaco-resistenza nelle pazienti diabetiche affette da carcinoma mammario.
Diabete e tumori sono legati da una relazione pericolosa. Il diabete di tipo 2 infatti aumenta del 20 per cento il rischio di ammalarsi di tumore della mammella e, viceversa, il 16-20 per cento delle donne affette da carcinoma mammario presenta anche diabete o alterata tolleranza al glucosio. Una serie di studi ha inoltre dimostrato che le persone affette da diabete presentano forme tumorali più aggressive e questo comporta un aumento della mortalità correlata al tumore, attraverso vari meccanismi. L’iperglicemia associata al diabete peggiora la risposta dei farmaci utilizzati nel trattamento dei tumore della mammella sia agendo direttamente sulle cellule tumorali, che alterando il cosiddetto microambiente del tumore.
Nel caso del tumore della mammella, il microambiente è particolarmente ricco di cellule adipose e di precursori di queste cellule, le cosiddette cellule staminali mesenchimali (hMSCs), che possono fungere sia da riserva di energia per le cellule tumorali, sia secernere molecole-segnale in grado di promuovere la proliferazione e l’invasività delle cellule tumorali. Questo dialogo incrociato tra adipociti/cellule staminali mesenchimali e cellule tumorali è oggetto di un fiorente filone di ricerca che sta tentando di individuare i meccanismi molecolari attraverso i quali le disfunzioni del tessuto adiposo indotte dall’iperglicemia possono influenzare la resistenza ai farmaci utilizzati contro il tumore della mammella.
«Si tratta di una ricerca importante con promettenti ricadute cliniche per le donne diabetiche affette da tumore della mammella», commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della SID. «L’avanzamento delle conoscenze in questo campo potrebbe consentire in futuro di ottenere una maggiore risposta ai farmaci anti-tumorali. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da una giovane ricercatrice sostenuta dalla SID».

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Arturo Bandini
13/09/2017



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