Vivere nella natura allunga la vita

Chi vive nelle aree non urbanizzate vive di più

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Keywords | passeggiare, natura, stress,

Uno studio americano sottolinea l'allungamento della speranza di vita nei soggetti che vivono a contatto con la natura. Secondo i dati emersi dalla ricerca della T. H. Chan School of Public Health, le donne - sulle quali era concentrato lo studio - che vivono lontane dalle aree urbanizzate mostrerebbero un tasso di mortalità inferiore del 12 per cento rispetto alla media.
A sostenere questo dato sono alcuni fattori come la migliore salute mentale, l'attività fisica più frequente e una minore esposizione all'inquinamento.
Lo studio ha analizzato i dati di oltre 100mila donne lungo un arco temporale di 8 anni, scoprendo che quelle residenti in aree verdi mostravano un tasso di mortalità legato alle malattie respiratorie inferiore del 34 per cento, mentre quello associato al cancro era più basso del 13 per cento.
Peter James, coordinatore della ricerca, spiega: «Siamo rimasti sorpresi nel riscontrare una relazione così forte tra esposizione al verde e minor tasso di mortalità. Siamo stati ancor più sorpresi dalla prova che un'ampia parte dei benefici dati dall'alta presenza di vegetazione sia collegata con una migliore salute mentale, misurata attraverso livelli più bassi di depressione. Sappiamo che piantare vegetazione aiuta l'ambiente e mitiga il cambiamento climatico. Il nostro studio suggerisce che ci sia un altro beneficio - il miglioramento della salute - in grado di dare un'ulteriore spinta ai politici per creare ambienti più sani», conclude James.
Un altro studio segnala invece i vantaggi legati all'abitudine di passeggiare immersi nella natura. La ricerca pubblicata su Ecopsychology ha coinvolto quasi 2mila soggetti.
Dai risultati emerge che camminare in pieno relax nella natura riduce lo stress percepito, aumenta il benessere mentale e rende assai meno probabile l'insorgenza di sintomi depressivi.
Lo studio, coordinato dalla dott.ssa Melissa R. Marselle dell'Edge Hill University, ha visto la partecipazione degli scienziati del James Hutton Institute, della De Montfort University e dell'Università del Michigan.
La ricerca ha reclutato per l'esattezza 1991 soggetti che facevano parte del programma Walking for Health, che coinvolge ogni anno più di 70mila escursionisti organizzando ben 3mila passeggiate settimanali.
Le passeggiate all'aria aperta, soprattutto se fatte in compagnia, hanno dimostrato tutto il loro valore “terapeutico”, garantendo benefici evidenti a quelle persone che avevano recentemente sperimentato eventi stressanti. Il benessere, tuttavia, è assicurato per tutti.
Una delle autrici, Sara Warber, spiega: «Ascoltiamo le persone dichiarare di sentirsi meglio dopo una passeggiata o l’essere usciti all’aperto ma non ci sono stati molti studi di grandi dimensioni a supportare la conclusione che questi comportamenti effettivamente migliorano la salute mentale e il benessere. Camminare è poco costoso, a basso rischio, ed è una forma accessibile di esercizio fisico. E si scopre che se fatto in combinazione con la natura e un gruppo di persone, può essere un rimedio contro lo stress molto potente, quanto sottoutilizzato. I nostri risultati suggeriscono che qualcosa di semplice come l’accoppiare il camminare all’aperto con un gruppo può migliorare in positivo non solo le emozioni quotidiane delle persone, ma può anche coadiuvare un approccio non farmacologico per condizioni gravi come la depressione».
«Dato l’aumento dei problemi di salute mentale e l’inattività fisica nel mondo sviluppato, stiamo costantemente esplorando nuovi modi accessibili per aiutare le persone a migliorare la loro qualità di vita e di benessere nel lungo termine – continua la dott.ssa Warber –. Le passeggiate di gruppo in ambienti naturali locali possono dare un contributo potenzialmente importante per la salute pubblica ed essere utili per aiutare le persone ad affrontare lo stress e fare esperienza nel migliorare le proprie emozioni».
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Andrea Sperelli
18/04/2016



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