| Annegamento
Nei casi di annegamento, le prime cure all'infortunato devono
essere prestate immediatamente, senza attendere l'arrivo di un medico:
infatti l'arresto respiratorio porta in pochi minuti all'arresto
cardiaco e alla morte. La respirazione artificiale deve essere iniziata
il più presto possibile, già nell'acqua, senza attendere di aver
trasportato l'infortunato a terra. Il metodo di respirazione artificiale
più efficace, e l'unico attuabile in acqua, è quello bocca-bocca.
Per attuare questo metodo occorre piegare all'indietro la testa
dell'infortunato, sollevargli la mandibola e tenergli la bocca semiaperta,
spingendo verso il basso il mento con il pollice. Quindi il soccorritore
circonda con la sua bocca quella dell'infortunato, e vi insuffla
l'aria per circa un secondo, con dolcezza e non troppo velocemente.
Terminata l'insufflazione, il soccorritore solleva la bocca, lasciando
per circa due secondi che avvenga l'espirazione, effetto delle forze
elastiche del polmone, quindi di un movimento passivo. Una volta
arrivati a riva, bisogna porre le gambe dell'annegato più in alto
della testa, quindi tirarlo sul fianco, con la testa bassa e piegata
all'indietro e la bocca semiaperta. Premendo sullo stomaco, in questa
posizione, si provoca la fuoriuscita di tutta l'acqua ingerita.
Una volta effettuata questa manovra, bisogna riprendere immediatamente
la respirazione artificiale. Questa va sempre eseguita con il metodo
bocca-bocca, mentre i metodi di compressione toracica sono ormai
superati. Le manovre di rianimazione vanno proseguite finché la
respirazione non riprende spontaneamente, e vanno associate al massaggio
cardiaco nei casi di arresto circolatorio.
Avvelenamento
Soccorrere la vittima di un avvelenamento non è facile, richiede
molto sangue freddo per non aggravare le sue condizioni con manovre
sbagliate, qualche conoscenza medica e qualche nozione di chimica,
che permetta di riconoscere la natura del veleno. Il rimedio più
ovvio è quello di far espellere all'intossicato la maggior parte
del veleno con il vomito: ma questa misura è controindicata se il
veleno è un acido o una base forte, oppure se si tratta di petrolio,
benzina o solventi. Se si possono escludere queste possibilità,
si induce il vomito, facendo bere all'intossicato dell'acqua calda
contenente senape o sale. É necessario assistere l'infortunato,
tenendogli la testa bassa e girata da un lato, in modo che il vomito
non lo soffochi. Una volta liberato lo stomaco, gli si può somministrare
un antidoto universale: carbone vegetale, oppure diversi albumi
crudi. Se la sostanza velenosa è un acido o una base forte (questi
veleni provocano delle causticazioni, simili ad ustioni, della bocca)
la si può neutralizzare. Nel caso degli acidi si somministrano al
paziente due cucchiaini di bicarbonato di sodio sciolti in un bicchiere
d'acqua, mentre le basi si neutralizzano con succo di limone o aceto
diluiti. Naturalmente, prima di somministrare questi liquidi, bisogna
essere sicuri di avere identificato la sostanza. Nel caso di avvelenamento
da petrolio, benzina o solventi, tutto quello che può fare il soccorritore
è cercare di diluire il veleno con qualche bicchiere d'acqua; non
bisogna invece mai somministrare il latte. Immediatamente dopo aver
prestato i primi soccorsi, bisogna chiamare un medico, anche se
l'infortunato sembra essersi ripreso completamente: è compito del
soccorritore osservare tutto quello che può essere utile per la
diagnosi, cercare di capire la quantità di veleno che è stata ingerita,
raccogliere campioni della sostanza che ha provocato l'avvelenamento.
Ferite
In generale, è buona regola medicare da soli, senza richiedere
l'intervento del medico, solo le ferite non troppo profonde, non
troppo estese, non contuse e con margini netti e non contaminate
in profondità da terriccio o sporcizia. Nel caso delle ferite più
banali, il trattamento consiste semplicemente nel detergere la zona
lesionata con soluzione fisiologica o acqua ossigenata molto diluita,
nel disinfettare la zona circostante con tintura di iodio e nel
proteggere la lesione con una compressa di garza, tenuta ferma da
una fasciatura. Se la ferita ha margini anfrattuosi o è contaminata
da corpi estranei, da terriccio, da polvere, è consigliabile recarsi
al pronto soccorso, perché in queste condizioni è facile che nelle
lesioni sia penetrata la spora del tetano, responsabile di una gravissima
malattia. Per prevenire questa complicazione è necessario eseguire
un'iniezione di siero antitetanico, seguita dalla vaccinazione antitetanica.
Nelle persone già vaccinate è spesso consigliabile eseguire un'iniezione
di richiamo. Le ferite molto profonde, molto estese o con margini
irregolari hanno scarsa tendenza alla guarigione spontanea, che
avviene molto lentamente: i margini della ferita restano, infatti,
distanziati, e la lesione deve essere colmata da abbondante tessuto
cicatriziale per ottenere la guarigione. Per rendere più rapida
la cicatrizzazione della ferita, il medico può eseguire dei punti
di sutura: fa passare attraverso i due lembi della ferita dei brevi
tratti di filo, che vengono annodati in modo da avvicinare i due
lembi. Questi punti vengono tolti dopo una settimana, quando il
processo di guarigione della ferita è ormai in uno stadio avanzato.
Per suturare i tessuti profondi si impiega un filo riassorbibile.
Fratture
La frattura è la lesione di
un osso. La causa è quasi sempre traumatica e può
essere causata da urti diretti sull'osso; urti indiretti provocati
da un contraccolpo o da contusioni muscolari (ad esempio la caduta
in piedi che causa la frattura della colonna vertebrale); fragilità
dell'osso che causa fratture cosiddette spontanee (come le decalcificazioni
gravi)
La frattura può essere: semplice, se l'osso è spezzato
ma è rimasto unito; composta, se i due monconi non sono allontanati;
multipla, se l'osso è in più frammenti; complicata,
se sono interessati nervi, vasi e organi vicini; esposta, se la
frattura perfora dall'interno muscoli e cute e quindi è complicata
da una ferita. La sintomatologia si manifesta con: dolore, impotenza
funzionale, gonfiore, deformazione dovuta allo spostamento dei frammenti
ossei, arrossamento della parte colpita, e ancora raccorciamento
dell'arto, angolazione o torsione. Successivamente sopraggiungono
sintomi quali l'edema e l'ecchimosi.
Per quanto riguarda le fratture più comuni, quelle degli
arti il trattamento di primo soccorso consiste nell'immobilizzare
la parte ferita. Soprattutto nel caso della presenza di frammenti
l'immobilizzazione serve a tenere uniti le parti di osso spezzate
anche con mezzi di emergenza prima di trasportare il soggetto al
Pronto Soccorso più vicino I frammenti infatti potrebbero,
spostandosi, ledere dei muscoli, dei nervi o dei vasi o ancora "aprire
la frattura" dall'interno all'esterno.
Nell'attesa la cosa che si può fare inoltre è quella
di tenere caldo linfortunato e, se è necessario, combattere
lo shock che eventualmente si sia presentato. Può essere
applicata una borsa di ghiaccio sulla zona dolente. Se la estremità
dellosso fratturato sporge dalla pelle e lemorragia
è grave, si può tentare di fermarla ma non bisogna
fare nessun tentativo di riportare losso al suo posto nè
di pulire la ferita. Se l'attesa di un medico si protrae ulteriormente
linfortunato deve essere trasportato per ricevere le cure
del caso, la frattura deve essere immobilizzata con stecche per
evitare danni maggiori. potranno fungere da stecche tutto ciò
che può servire a tenere ferme le ossa fratturate: cartone,
giornali o riviste per le braccia, manici di scopa o assi per le
gambe. Gli oggetti dovranno essere abbastanza lunghi da giungere
oltre le articolazioni che sono al di sopra e al di sotto della
frattura. Occorre però ribadire che le stecche servono esclusivamente
per immobilizzare la frattura: lasciare che la riduzione sia effettuata
dal medico.Quando è possibile non effettuare l'immobilizzazione
della frattura e non far muovere affatto il paziente.
Pùo capitare che larto debba essere raddrizzato prima
di poter applicare le stecche. In questo caso occorrerà reggerlo
con una mano dalluno e dallaltro lato della frattura,
mentre qualcun altro si occuperà di metterlo con estrema
delicatezza nella posizione più naturale possibile. Le stecche
improvvisate saranno imbottite con cotone idrofilo o stracci puliti
e legate al loro posto saldamente ma non troppo con bende, cinture,
cravatte o strisce dindumenti.
Se si tratta di una frattura della colonna cervicale o dorsale,
del bacino o del cranio non bisogna tentare di muovere il paziente.
Non occorre pensare che non vi siano fratture soltanto perché
linfortunato può muovere larticolazione o larto
leso. Si può sospettare una frattura alla colonna vertebrale
le si è saputo di un trauma alla colonna stessa che abbia
interessato il soggetto(ad esempio ha avuto una caduta in piedi),
oppure se il ferito lamenta dolori alla schiena, oppure si nota
che si è verificata una paralisi.
Il soccorso in questi casi risulta particolarmente delicato: può
capitare infatti che una scorretta rimozione del ferito può
fare sì che frammenti ossei fratturati si spostino creando
lesioni midollari. Tra le cose da evitare c'è quella di far
mettere seduto il ferito, perché la testa cadrebbe in avanti
ciondolando; la testa che ciondola, come se fosse disarticolata
dal tronco, rappresenta sempre un grave potenziale pericolo ed è
di ostacolo alla respirazione. Non bisogna neanche piegargli il
collo o la schiena
Viceversa bisogna sollevarlo in una sola volta nella stessa posizione
in cui si trova per fargli scivolare sotto un piano rigido (un'anta,
una porta etc.) e poi immobilizzarlo legandolo dalla testa ai piedi,
dopo aver imbottito gli incavi naturali e le eventuali deformazioni.
Se il ferito vomita, non girargli la testa sul fianco, ma inclinare
il piano rigido.
Esiste un metodo, elaborato dal professor Arnaud, per la corretta
collocazione di un ferito in posizione di sicurezza anche se è,
o sembra, vittima di una frattura alla colonna vertebrale. La manovra
richiederebbe la presenza di quattro soccorritori preferibilmente
abituati a lavorare insieme. Il metodo consiste nel posizionare
un soccorritore alla testa e uno ai piedi del ferito, che sia disteso
supino a terra con le mani incrociate sul suo ventre, e due ad un
suo lato. Una volta presa la posizione i soccorritori di testa e
di piedi devono tirare testa e piedi verso di loro, mentre quelli
del lato sostengono il ferito e si preparato alla rotazione del
ferito stesso su di un lato. La cosa importante è che i due
soccorritori alle estremità siano in grado di mantenre il
corpo in tensione in modo che rimanga dritto e teso. A questo punto
uno dei due soccorritori laterali si allontanerà e prenderà
la barella che sarà da lui posta dietro la schiena del ferito
girato. All'ordine di uno di loro, mentre il soccorritore laterale
rimasto sul ferito continuerà a sostenere da sotto il peso
del ferito, questo sarà posto sulla barella a pancia in giù.
Sottolineamo però che questa manovra non va fatta e il ferito
non va mosso a meno che non si sia assolutamente padroni della tecnica
relativa che del resto è molto semplice. Sottolineamo inoltre
che la frattura alla colonna vertebrale il caso è certamente
grave, ma non richiede urgenza assoluta. Se dunque non si è
in grado o se non vi è la possibilità di far assumere
all'infortunato la posizione di sicurezza è preferibile lasciare
il paziente assolutamente immobile nell'attesa di soccorritori qualificati
ad effettuare un trasporto corretto.
Sono invece da considerare urgenti tutti i casi di emorragie vistose
o quelli in cui vi sono manifeste difficoltà cardiorespiratorie.
In questi casi non c'è tempo da perdere. Il sofferente va
soccorso subito, in qualsiasi modo.
E' sempre molesto l'assembramento della gente attorno all'infortunato.
Dopo il rapido esame dei parametri vitali e dopo essersi fatta un'idea
sufficientemente precisa sullo stato dell'infortunato, va allontanata
la folla dei presenti, sia quella dei curiosi molesti e sia quella
dei volenterosi incapaci che ad ogni istante propongono e magari
attuano anche soluzioni le più disparate.
Se l'infortunato è cosciente occorre parlare con lui per
avere migliori notizie sulla dinamica dell'incidente ed anche perché
il paziente ha bisogno di sapere che qualcuno si sta occupando di
lui.
Le persone coinvolte in un incidente, infatti, anche se non hanno
subìto lesioni fisiche particolari, possono presentare reazioni
psicologiche del tipo: stato d'ansia, panico, depressione, iperattività
ed anche disfunzioni organiche da cause psichiche.
Per evitare complicazioni, è dunque opportuno chiamare subito
il medico o lambulanza.
Infarto
L'infarto cardiaco non è altro
che la morte di una parte dei tessuti che costituiscono il cuore,
causata dal mancato arrivo del sangue al cuore stesso.
Il cuore, come tutti le parti del corpo, ha bisogno di sangue per
poter funzionare. L'apporto di sangue è assicurato da due
arterie (coronaria sinistra e destra) e dalle relative vene. In
generale, se per qualche motivo si ha una mancanza di ossigeno ad
un tessuto si ha una conseguente sofferenza delle cellule (Angina).
Si ha quindi un Ischemia. Se la mancanza è prolun-gata (5
minuti per le cellule nervose, 15 per le cellule cardiache) si ha
la morte della cellula ("necrosi su base ischemica") e
si parla quindi di Infarto.
Nel caso di sofferenza delle cellule si parla di angina mentre nel
caso di morte delle cellule si parla di infarto.
La cause di riduzione dell'apporto di sangue al cuore è l'ostruzione
delle coronarie. Si può avere per trombosi coronarica su
base aterosclerotica (embolo o trombo) oppure per spasmo coronarico.
I sintomi con cui si manifesta generalmente non lasciano dubbi:
la persona avverte un dolore intenso al centro del torace che talvolta
si irradia alle braccia, spesie il sinistro, al collo, alla mascella,
allo stomaco, alla spalla. Il dolore è descritto come una
sensazione di pressione, peso, costrizione, a volte solo malessere,
dura in genere più di trenta minuti (a differenza dell'angina),
non si aggrava con l'esercizio e non è alleviato dal riposo
o dal ricorso al trinitrato di glicerina (vasodilatatore). Il dolore
può accrescersi d'intensità per minuti od ore e poi
restare costante sino a recedere. L'eventualità che l'infarto
si manifesti in modo del tutto indolore è rara.
La persona colpita appare pallida e sudata, le labbra e le dita
sono livide e prova una forte sensazione di nausea spesso accompagnata
da crisi di vomito. Il respiro è corto e affannoso. Caratteristiche
dell'infarto sono anche l'agitazione fisica e psichica e una sensazione
di paura incontrollablile fino ad arrivare alla possibilità
di svenimento.
Come trattamento immediato bisogna accertarsi che la persona respiri
e che il cuore batta. Mettere linfortunato a riposo, disteso
o semiseduto, cercando di tranquillizzarlo. slacciare gli indumenti
stretti. Se il paziente è un cardiopatico noto ed ha con
sé i farmaci per curare lattacco di dolore toracico
(TRINITRINA - CARVASIN), lasciare che li assuma. Coprirlo, se necessario.
Se necessario bisogna effettuare subito la respirazione artificiale
e il massaggio cardiaco. La cosa più importante ed urgente
da fare, se la persona respira regolarmente e il cuore batte, chiamare
immediatamente l'ambulanza, specificando che probabilmente si tratta
di un attacco di cuore, oppure, se si vuole guadagnare tempo, si
può caricare la persona in macchina e portarla nel più
vicino Pronto Soccorso.
Nell'eventualità in cui si sia chiamata l'ambulanza è
opportuno, mentre la si aspetta, mettere la persona in posizione
semisdraiata (occorre evitare la posizione sdraiata) aiutandosi
con dei cuscini da sistemare sotto la sua schiena. La persona colpita
non deve compiere il minimo sforzo fisico, per limitare il lavoro
del cuore, e va tenuta al caldo, è bene quindi avvolgerla
in una coperta o farle indossare un cappotto. Gli abiti devono essere
allentati, il nodo della cravatta deve essere sciolto. È
importante non aggravare lo stato di agitazione della persona rassicurandola
e facendosi vedere calmi e sereni. Non bisogna invece porgerle nulla
da bere.
Se si è da soli e si sospetta di avere un attacco di cuore
bisogna chiamare subito un'ambulanza: è bene parlare chiaramente
del proprio sospetto (non basta dire un generico "mi sento
male"), in modo che i soccorsi arrivino già ben attrezzati
per l'evenienza. Mentre si aspetta l'ambulanza, bisogna coprirsi
e mettersi seduti o semisdraiati con un paio di cuscini dietro la
schiena. Gli abiti stretti devono essere slacciati e il nodo della
cravatta, se la si indossa, deve essere allentato.
Intossicazioni
INTOSSICAZIONE
DA ALCOL
Il motivo per cui le bevande alcoliche possono causare intossicazione
è la presenza in esse dell'etanolo. L'etanolo, quando assunto
in quantità tali da divenire tossico, agisce direttamente
sul cervello ed ha come effetto non solo l'alterazione delle attività
psicomotorie, delle funzioni visive e uditive, ma anche le capacità
intellettive. L'alcol infatti mina le capacità di autocontrollo
e può avere un potente effetto depressivo.
L'intossicazione alcolica si manifesta questi sintomi che possono
essere presenti tutti o in parte:
impossibilità di coordinare i movimenti (per esempio, la
persona non riesce a infilare una giacca), linguaggio confuso e
biascicato, respirazione alterata, crisi di vomito, perdita di conoscenza,
comparsa di venuzze rosse sulla parte bianca dell'occhio, forte
odore di alcol nell'alito. La prudenza invita sempre a chiamare
un medico, ma se la persona sembra addormentata, ma il cuore pulsa
regolarmente e il respiro è normale, non occorre nel frattempo
fare null'altro di particolare. Può essere importante invece
controllare la persona di tanto in tanto.
Nel caso in cui la respirazione sia alterata, per cui appare corta,
affrettata, affannosa, la situazione può essere invece più
grave. In questo caso è necessario effettuare la respirazione
artificiale e, se il battito del cuore risulta assente, anche il
massaggio cardiaco. Ovviamente in questo secondo caso va subito
chiamata un'ambulanza. Potrebbe darsi che la persona sia svenuta
o stia dormendo, ma in questo caso basterebbe scuoterla per capirlo.
Se reagisce, risvegliandosi anche per pochi istanti, non c'è
nulla di cui preoccuparsi. Occorre stare attenti invece se dopo
le scosse ricevute non si nota neanche una minima reazione.
INTOSSICAZIONE
ALIMENTARE
La causa più frequente di intossicazione alimentari è
l'ingestione di alimenti avariati o mal conservati. Un esempio tipico
è quello di alimenti non conservati in frigorifero. Un modo
efficace per riconoscere l'intossicazione alimentare è notare
se più persone che hanno mangiato la stessa cosa hanno avuto
un malore o se lo accusa solo chi ha mangiato un determinato cibo.
In particolare l'intossicazione da stafilococchi è dovuta
a cibi conservati a temperatura ambiente, insorge a poche ore dal
pasto e si manifesta con vomito, dolori addominali, diarrea, febbre.
Più grave, e spesso mortale, è l'intossicazione da
tossina botulinica ed è dovuta all'ingestione di cibi conservati,
in scatola e sottolio, o insaccati. Se si sospetta che l'intossicazione
sia di origine botulinica , in base al tipo di cibo che può
averla causata, è assolutamente necessario trasportare con
urgenza la vittima al Pronto Soccorso.
I più
comuni alimenti alterati o inquinanti sono la carne andata a male,
cibi in scatola mal conservati, frutti di mare raccolti nelle vicinanze
dei porti. È buona norma buttare via le scatole che presentano
il coperchio rigonfio o che emettono un soffio di gas allapertura,
ed evitare di raccogliere frutti di mare se l'acqua non è
cristallina.
I sintomi di intossicazione alimentare, che possono essere presenti
o singolarmente o tutti insieme, sono: mal di pancia e di stomaco,
diarrea, vomito, alterazione della respirazione, forte salivazione,
intensa sudorazione, senso di vertigine. La prima cosa da fare è
mettersi in contatto con il Centro Antiveleni più vicino
in modo da ottenere istruzioni precise sul da farsi. Nel caso ciò
non sia possibile immediatamente l'alternativa immediata è
quella di indurre il vomito, se non è già arrivato
spontaneamente. La manovra di induzione del vomito può essere
(anzi è preferibile che lo sia) fatta dalla persona stessa
con due dita o un cucchiaio posti in fondo alla gola. Evitare assolutamente
di far ingerire alla persona alcun tipo di bevanda come ad esempio
caffè salato, neanche se ciò serve ad indurre il vomito.
Anche se la persona riesce a vomitare deve comunque essere visitata
da un medico. Nel caso contrario va immediatamente portata al pronto
soccorso.
INTOSSICAZIONE DA GAS
In questo caso siamo in presenza di un infortunio dalle caratteristiche
"subdole", in quanto la vittima rimane intossicata un
po' alla volta senza rendersene conto, passando lentamente dallo
stato di sopore a quello confusionale con manifestazioni di cefalea
acuta, nausea e vomito, sonno profondo e, nei casi in cui non si
interviene in tempo, coma ed arresto cardiaco. In altre parole,
la vittima rimane colpita lentamente da asfissia senza avvertire
nessun pericolo.
È importante, quando si deve prestare soccorso alla vittima,
attenersi alle seguenti norme per non rimanere colpiti dallo stesso
infortunio, data la presenza di esalazioni di gas nell'aria: nell'ambiente
saturo di gas è necessario in primo luogo tutelare la propria
incolumità: ci si deve proteggere il viso con un panno bagnato
e prima di irrompere nel locale si deve respirare profondamente
per cinque-sei volte e poi eseguire un'ultima inspirazione profonda.
non si devono azionare interruttori elettrici o qualsiasi app arecchio
elettrico, né usare candele o corpi illuminanti a fiamma
libera;
Procedendo carponi (a quattro zampe) o, meglio, strisciando con
il ventre a terra, si deve raggiungere la persona in difficoltà,
afferrarla per un braccio e trascinarla immediatamente fuori dalla
stanza. Bisogna agire in fretta in modo da non correre il rischio
di dover inspirare il gas. È importante non entrare in posizione
eretta perché il gas tende a salire verso l'alto: procedere
all'altezza del pavimento riduce il rischio di inalarlo. Se è
possibile è opportuno arieggiare l'ambiente aprendo tutte
le finestre;
Una volta fuori dal locale saturo di gas, la persona deve essere
trasportata all'aria aperta e i suoi vestiti devono essere slacciati.
La vittima, se presenta difficoltà respiratorie, a respirazione
artificiale. Sistemarla in posizione di sicurezza per evitare il
soffocamento in caso di vomito. Provvedere quindi con urgenza a
trasportarla al più vicino Pronto Soccorso.
Se le sue condizioni lo richiedono praticare il massaggio cardiaco.
Nel frattempo, se è possibile, farsi aiutare a chiamare un'ambulanza,
specificando che occorre dell'ossigeno. Se invece il soccorritore
è da solo, non deve allontanarsi per telefonare prima che
la persona si sia ripresa completamente. L'ambulanza deve essere
chiamata anche se la persona sembra stare bene.
Ingestione di sostanze
corrosive o tossiche
Lingestione di acidi, alcali o altre sostanze
corrosive non produce avvelenamento, ma causa la distruzione dei
tessuti dellapparato digerente, con effetti simili a quelli
di unustione: non di rado infatti si potranno notare dei segni
di ustione attorno alle labbra dellinfortunato.
Se è stata ingerita una sostanza corrosiva non bisogna assolutamente
provocare il vomito per evitare di aumentare le lesioni con la ripetizione
del passaggio della sostanza nellapparato digerente. Avendo
la certezza che non sono in causa irritanti o caustici, se linfortunato
non presenta convulsioni ed è cosciente, è utile provocare
il vomito. In molte città esistono centri antiveleni a cui
è possibile rivolgersi anche telefonicamente per ricevere
istruzioni su come comportarsi in caso di intossicazione alimentare
o di avvelenamento.
Morsi di animali
Il morso di animali di grossa taglia,
carnivori, si presenta in genere come una ferita lacera, talora
con segni di approfondimento nei tessuti sottostanti di uno o più
denti, soprattutto i canini. Questi denti per la loro forma particolare
sono molto adatti a penetrare profondamente nei tessuti. L'aspetto
del morso puó essere molto diverso se la parte lesa era, al momento
del trauma, ricoperta da un indumento; in questo caso spesso non
si ha discontinuazione dei tegumenti, ma piuttosto una contusione
figurata rivelata dalla colorazione bluastra. L'aspetto dell'ecchimosi
denuncia la natura dell'evento traumatico. Infatti l'ecchimosi provocata
da un morso ha un aspetto che riproduce con molta precisione la
forma dell'arcata dentaria dell'animale responsabile.
Particolarmente pericolose sono le morsicature di animali selvatici
come scoiattoli, volpi, etc. Infatti ai nostri giorni, perlomeno
in Europa, la rabbia è praticamente scomparsa fra i cani che vivono
nelle città; è invece ancora presente fra animali selvatici, fra
i quali anzi sta avendo da qualche anno un preoccupante aumento
di incidenza (rabbia "silvestre"). La morsicatura da parte
di uno di questi animali pertanto deve essere attentamente seguita
nel suo decorso per poter intervenire in tempo con la vaccinoterapia
al primo sospetto di rabbia; è infatti noto che, una volta che questa
malattia virale abbia iniziato a manifestarsi sintomatologicamente,
il paziente è spacciato. La rabbia non dovrebbe invece essere più
una preoccupazione in seguito al morso di cani o gatti in ambiente
cittadino; è comunque buona norma, se possibile, catturare l'animale
e tenerlo sotto osservazione per una decina di giorni per verificare
l'eventuale comparsa di sintomi rabbiosi. Un morso puó invece essere
pericoloso per le possibili infezioni che complicano in molti casi
il decorso della lesione. I batteri responsabili della infezione
possono provenire dall'ambiente orofaringeo dell'animale oppure
dall'ambiente esterno; in ogni caso possono determinare la comparsa
di suppurazione e di una tipica sintomatologia da infezione in corso.
Particolarmente pericolosi a questo riguardo, strano a dirsi, sono
i morsi inferti dall'uomo. Le lesioni di questo tipo (invero rare,
inferte di solito da persone squilibrate oppure nel corso di violente
colluttazioni) hanno una particolare tendenza alla suppurazione
ed alla lentezza nella guarigione, per motivi ancora non ben compresi.
La presenza di tessuti mortificati e laceri è una della cause per
cui i morsi di animali sono facilmente tetanigeni. É pertanto d'obbligo,
nella terapia di primo soccorso di un morso, informarsi dello stato
di immunizzazione del soggetto e regolarsi di conseguenza; in ogni
caso sarà bene iniettare una dose di gammaglobuline antitetaniche
e, se il soggetto non è vaccinato, procedere alla prima vaccinazione.
Un accenno particolare va fatto al morso di animali che, durante
l'azione lesiva provocata dai denti, iniettano nell'organismo sostanze
nocive o velenose. Non ci si riferisce qui agli insetti, le cui
punture verranno esaminate altrove; s'intende invece fare un accenno
ad un rettile assai comune in Italia, la vipera. É innanzitutto
bene saper riconoscere a prima vista la vipera ed il morso da essa
provocato, per evitare inutili allarmismi. La vipera ha testa triangolare
e coda tozza, contrariamente alle bisce comuni, non velenose. Il
morso di vipera è caratteristico, costituito da due punture molto
fini (sembrano prodotte da uno spillo) corrispondenti agli orifizi
d'entrata dei denti veleniferi, distanti fra di loro circa un centimetro.
La sintomatologia della morsicatura di vipera è assai variabile
in funzione della quantità di veleno iniettata e dell'età e del
peso della vittima. Una morsicatura con carica velenifera media
in un adulto in genere provoca un danno limitato; in un bambino
o in un anziano al contrario possono insorgere shock, vomito emorragico,
cefalea, depressione respiratoria ed anche la morte. La terapia
consiste nel legare l'arto colpito fra il morso e la radice per
impedire quanto possibile la diffusione del veleno; nel mantenere
il paziente il più possibile tranquillo e fermo; nel somministrare
un siero apposito, contenente gammaglobuline antivelenifere che
neutralizzano veleno. Il soggetto deve essere trasportato al più
presto presso un ospedale in vista delle possibili complicazioni
cardiocircolatorie e respiratorie. La somministrazione del siero
va effettuata intramuscolo; c'è sempre pericolo di una reazione
anafilattica, per cui si dovrebbero avere a disposizioni adrenalina
e cortisone.
Punture d'insetti
La terapia delle punture d'insetto è piuttosto semplice. Bisogna
innanzitutto accertarsi che non vi sia nella ferita un pungiglione
ritenuto, e questo si fa osservando da vicino la ferita stessa,
magari bagnata da acqua ossigenata. L'azione dell'acqua ossigenata
è profondamente detergente per l'abbondante sviluppo di bolle e
può di per sé rimuovere un corpo estraneo di piccole dimensioni
come un pungiglione. Se questo è presente e non è venuto via con
l'acqua ossigenata, è necessario asportarlo con una pinzetta possibilmente
sterile; se necessario si potrà anche eseguire una piccola incisione
per raggiungerlo con facilità. Nel caso delle punture d'ape è importante
ricordare che al pungiglione conficcato nella pelle resta unita
la sacca del veleno: per non aggravare l'infiammazione, è importante
non premere la sacca del veleno durante le manovre di estrazione
del pungiglione dell'ape. Il rischio maggiore è ora che la ferita
si infetti; sarà pertanto bene, dopo aver proceduto ad una accurata
disinfezione, medicare con una pomata o con una polvere antibiotica.
Si lascerà protetta da una garza o da un cerotto la parte per ventiquattro
ore. Il dolore locale ed il prurito possono essere controllati con
l'applicazione di un antistaminico o, in assenza di altro, di una
goccia di ammoniaca che svolge anche un'ottima azione disinfettante.
Scosse elettriche
Se il paziente è ancora in contatto
con la sorgente di elettricità è assolutamente indispensabile staccarlo
immediatamente. Bisogna però tener presente che, data la buona conducibilità
del corpo umano, il toccare direttamente un soggetto in contatto
con una fonte di elettricità è pericolosissimo. Se è possibile raggiungere
rapidamente un interruttore si provvederà a staccare la corrente
prima di toccare il paziente; altrimenti si dovrà staccare il soggetto
utilizzando un oggetto isolante oppure proteggendosi le mani con
sostanze cattive conduttrici di elettricità (stoffa, gomma, etc.).
Se chi soccorre è ben isolato dal pavimento (se, ad esempio, porta
scarpe con suola in gomma oppure se è su una pedana di legno) è
sufficiente indossare una giacca al contrario (con il "dietro"
sul davanti), proteggendosi le mani con le maniche ripiegate. Immediatamente
dopo il distacco dell'infortunato dalla corrente è essenziale dare
un rapido controllo alle funzioni vitali per valutarne il grado
di compromissione. In caso di arresto cardiaco è necessario praticare
immediatamente un massaggio cardiaco esterno; se coesiste arresto
respiratorio, al massaggio andrà accoppiata la respirazione artificiale,
meglio se bocca-a-bocca. Le lesioni elettriche gravi richiedono
in ogni caso il pronto ricovero in un centro ospedaliero attrezzato,
anche per il trattamento delle lesioni cutanee che sono spesso gravi
ed estese, ricordando da vicino ustioni di notevole gravità.
É importante che vengano prese tutte le misure atte a minimizzare
il rischio degli incidenti causati dall'elettricità. A questo fine
è essenziale l'isolamento perfetto e la messa a terra di ogni apparecchio
elettrico, ed in particolar modo di quelli di uso corrente. É anche
necessaria una periodica revisione delle condizioni degli apparecchi
per valutarne la sicurezza. In ambito industriale esistono apposite
normative che regolano gli interventi preventivi nei confronti degli
incidenti sul lavoro causati da corrente elettrica. La prevenzione
va attuata anche e soprattutto a livello domestico con l'installazione
di interruttori generali sensibili agli incidenti (che staccano
automaticamente la corrente in caso di cortocircuito) e di prese
elettriche di sicurezza, soprattutto dove vi siano bambini piccoli
per i quali le prese sembrano costituire delle irresistibili attrazioni.
É comunque consigliabile non lasciare che il bambino giochi, soprattutto
se non è possibile sorvegliarlo continuamente, vicino a una presa
elettrica, a un elettrodomestico in funzione o a cavi elettrici,
anche se si sono applicati dispositivi di sicurezza.
Scottature
Nel prestare soccorso ad un ustionato bisogna agire sempre con
estrema delicatezza; evitare perciò, nel togliere le vesti, di farlo
con violenza perché si corre il rischio di rompere le vesciche che
difendono la superficie bruciata dal contatto dell'aria, o di portare
via lembi di pelle e di tessuto. Non applicare mai sulle scottature
liquidi come inchiostro, aceto, vino, che spesso sono usati empiricamente
e hanno fama di dare giovamento. Si può lavare la scottatura con
acqua bollita raffreddata, facendovela colare sopra, senza stropicciare.
Il lavaggio prolungato è molto utile sulle ustioni prodotte da sostanze
chimiche, nel qual caso, se si tratta di acidi, è consigliabile
usare acqua saponata, e se si tratta di alcalini (ammoniaca, soda,
potassa) acqua e aceto o succo di limone. Una sostanza che calma
il dolore e che può essere usata con vantaggio è l'olio d'oliva,
specialmente se si aggiunge ad esso acqua di calce (linimento oleo-calcare).
Quando le ustioni sono a carico della bocca, l'acqua fresca e il
latte costituiscono un discreto mezzo per calmare il dolore. Per
evitare le infezioni, toccare il meno possibile le zone bruciate,
che devono anzi essere coperte. A tal fine, dopo essersi lavate
accuratamente le mani, coprire l'ustione con una spessa compressa
di garza sterile asciutta la quale, impedendo il contatto con l'aria,
riduce il dolore e le possibilità d'infezione. Se non si ha a disposizione
materiale sterile per coprire le ustioni, usare lenzuola o asciugamani
freschi di bucato. Se l'ustione è molto estesa e la vittima è in
sè, iniziare subito la somministrazione di liquidi: sciogliere mezzo
cucchiaino di bicarbonato di sodio e un cucchiaino di sale in un
litro d'acqua e far bere al paziente mezzo bicchiere di questa soluzione
ogni quindici minuti circa (da quattro a sei litri nelle ventiquattro
ore), per reintegrare i liquidi corporei perduti attraverso l'ustione.
Se il paziente vomita, non insistere nel farlo bere. Queste misure
vanno intese soltanto come primo soccorso in attesa dell'arrivo
del medico.
Sovradosaggio medicinali
Il sintomi da sovradosaggio da farmaci possono essere vari, ma
quasi sempre sono a danno dell'apparato intestinale e del sistema
nervoso. Possono variare a seconda del tipo di farmaco. In generale,
l'intossicazione da farmaci provoca: rallentamento dell'attenzione
e dello stato di coscienza, insorgenza di uno stato di torpore e
sonnolenza, riduzione progressiva dell'attività respiratoria.
Vista poi la varietà dei farmaci esistenti è utile
soffermarsi sui farmaci che più frequentemente vengono assunti
in modo tale da dare luogo a intossicazione. I barbiturici, ad esempio,
provocano sonnolenza, nausea, vertigini, ebbrezza, pallore, sudorazione,
perdita d'urina e di feci, rilassamento del sistema muscolare, arresto
della respirazione.
La prima cosa da fare urgentemente è quella di rivolgersi
ad un centro antiveleni. Nell'attesa del soccorso ospedaliero, è
bene attenersi a delle regole molto precise: Non somministrare bevande
o cibi se la vittima non è cosciente; conservare i residui
del farmaco, o i relativi contenitori o foglietti illustrativi,
in modo da consentire al personale medico l'immediata identificazione
della sostanza ingerita per portare subito le cure del caso; Se
il caso si presenta più grave potrà rendersi necessario
praticare la respirazione bocca a bocca e sistemare la vittima nella
posizione di sicurezza se è in stato di incoscienza.
Svenimenti
In genere la ripresa dallo svenimento è rapida quanto l'insorgenza:
basta mettere il soggetto in posizione orizzontale, meglio se con
le estremità inferiori sollevate e la testa in basso per facilitare
l'afflusso di sangue al cervello. Inoltre slacciare il colletto
o gli abiti per agevolare la respirazione, favorire il riscaldamento
con coperte o con borse calde e quando è tornata la conoscenza,
somministrare sostanze calde. Solo nei casi più gravi occorrono
farmaci stimolanti dei centri nervosi e della circolazione. Se una
persona sente che sta per svenire, coricarla immediatamente oppure,
se non è possibile, farla sedere piegata in avanti, con la testa
fra le gambe, più bassa del ginocchio e farla respirare profondamente.
Se, in caso di svenimento, la ripresa dovesse tardare a mostrarsi,
occorrerà praticare la respirazione artificiale (vedi). Qualche
volta lo svenimento può essere la conseguenza di una malattia cardiaca,
in tal caso occorreranno delle cure specifiche dopo gli accertamenti
diagnostici opportuni per diagnosticare con precisione la natura
della malattia cardiaca. Lo svenimento, in sé, non ha conseguenze
gravi, e l'infortunato si riprende in pochi secondi se viene soccorso
correttamente. Bisogna, però, tenere ben presente che un soccorso
inadeguato può produrre conseguenze anche mortali. Un errore molto
comune è quello di porre in posizione seduta o di sorreggere in
piedi I'infortunato: in queste posizioni, il sangue non riesce ad
affluire al cervello se la pressione è molto bassa, e l'interruzione
dell'apporto di sangue al cervello è mortale in pochi minuti. Inoltre,
è quasi altrettanto pericoloso il tentativo di far ingerire bevande
alcoliche o qualsiasi altra bevanda a una persona non perfettamente
cosciente: la bevanda può, infatti, penetrare nelle vie aeree provocandone
il soffocamento. Oltre a questo le bevande alcoliche possono solo
contribuire ad abbassare la pressione sanguigna.
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