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Ictus Lesione di parte dell'encefalo provocata dall'interruzione dell'irrorazione sanguigna o dallo stravaso di sangue attraverso le pareti dei vasi encefalici. La sensibilità, il movimento o la funzione controllati dalla zona lesa sono ridotti. In circa un terzo dei casi l'ictus risulta mortale e rappresentata una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati. Tra le cause di questa malattia ci sono: pressione sanguigna elevata, fibrillazione artriale, lesioni di una valvola cardiaca e un infarto miocardico. Tutte queste condizioni sono in grado di provocare la formazione, nel cuore di coaguli di sangue che possono rompersi e venire trasportati all'encefaolo.
Una lesione a una zona specifica dell'encefalo riduce la sensibilità, il movimento oppure la funzione del corpo, controllata da quella parte dell'encefalo. Un ictus che colpisca l'emisfero cerebrale dominante, in genere il sinistro, può provocare alterazioni del linguaggio e della parola. Il movimento di un lato del corpo è controllato dall'emisfero cerebrale situato sul lato opposto. Quindi, una lesione delle zone che controllano il movimento poste nell'emisfero cerebrale destro provoca debolezza o paralisi della parte sinistra del corpo. Questa debolezza o paralisi monolaterale, chiamata emiplegia, è una delle conseguenze più comuni di un grave ictus. Quando i sintomi durano meno di 24 ore e sono seguiti da una ripresa completa, l'episodio si chiama attacco ischemico transitorio. Questo tipo di attacco, che in genere dura pochi minuti, è un segnale di allarme rivelatore del fatto che una parte dell'encefalo riceve un'insufficiente quantità di sangue.
Se si pensa che un individuo sia stato colpito da un ictus, occorre chiamare immediatamente il medico o un ambulanza. In circa due terzi dei casi, i sintomi son di gravità tale da rendere necessario il ricovero. Viene eseguita una tomografia computerizzata cerebrale per stabilire se i sintomi lamentati dal paziente sono provocati da un ictus o da un'altra lesione, per esempio un tumore cerebrale, un ascesso cerebrale, un'emorragia nello spazio posto tra la membrana interna di rivestimento dell'encefalo e quella intermedia o da infiammazione dell'encefalo.
La terapia specifica varia secondo il tipo di ictus: ischemico o emorraggico. Nei casi emorragici è sempre necessario il ricovero per la rapida evoluzione peggiorativa, nei casi ischemici il ricovero è spesso necessario, ma i TIA di brevissima durata a volte vengono trattati anche a domicilio. Gli ictus ischemici rappresentano il 75% dei casi, in questi casi possono essere utili gli antiaggreganti e gli anticoagulanti (da proscrivere se c'è sospetto di emorragia), se c'è coma ed edema cerebrale l'assistenza è di tipo "intensivo", la pervietà delle vie respiratorie e le funzioni vitali vanno sostenute anche meccanicamente. Per contrastare l'edema cerebrale si infonde mannitolo o glicerolo endovena per richiamare l'acqua dai tessuti, ma non in caso di insufficienza renale né di sospetta emorragia. La pressione arteriosa va controllata con appropriata terapia diuretica endovena ed anti-ipertensivi, si possono somministrare corticosteroidi, sempre per via endovenosa, anche se non tutti i protocolli li contemplano come farmaci veramente efficaci. Nel caso di ictus emorragico, 25% dei casi, la terapia va adeguata alla causa dell'emorragia, se è presente una rottura di aneurisma intracranico di piccole dimensioni la neurochirurgia può dare speranze di sopravvivenza, se c'è una emorragia massiva per rottura di un grosso vaso ed eventuale concomitante ipertensione, la prognosi è infausta. Nell'emorragia i sintomi tendono a peggiorare nel tempo, contrariamente a quanto avviene nell'ischemia, in cui dopo un aggravamento iniziale riprende un graduale recupero. Nella fase post-acuta è di fondamentale importanza la terapia fisica riabilitatoria.
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