(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) riflesso non è stato più studiato, fino all’avvento della chirurgia maxillo-facciale effettuata in zone innervate dal nervo trigemino. Durante questo tipo d’interventi si ha nei pazienti bradicardia, riduzione della pressione sanguigna e apnea. Questi effetti di solito scompaiono se l’intervento è interrotto.
Il fatto che la bradicardia e la diminuzione di pressione sanguigna non si presentino in pazienti preventivamente trattati con atropina (bloccante dei recettori dell’acetilcolina) suggerisce il coinvolgimento di meccanismi vagali.
In terapia odontoiatrica si effettua normalmente stretching mandibolare, con stiramento dei fusi neuromuscolari di muscoli innervati dal trigemino, e questa manovra non ha mai procurato conseguenze spiacevoli. Allo scopo di studiare se questo stiramento possa attivare il riflesso trigemino-cardiaco, sono state effettuate delle misure su giovani sani, di età compresa tra 24 e 26 anni, che sono stati sottoposti a stretching mandibolare forzato per 10 minuti. A tal fine è stato utilizzato un dinamometro tarato, formato da una lamina di metallo piegata ad ansa, che sfrutta le caratteristiche elastiche dovute alla crudescenza del metallo, “spring device” ® (SD), per stirare i muscoli elevatori della mandibola una volta inserita tra le arcate dentali.
Misure con sfigmomanometro elettronico, con bracciale apposto al braccio, hanno permesso di raccogliere dati, che dimostrano come una stimolazione propriocettiva della regione mandibolare (prodotta da stiramento dei fusi muscolari) induca il riflesso trigemino-cardiaco che sembra durare a lungo.
Altri studi indicano come l’attivazione di questo riflesso sia in grado di indurre anche vasodilatazione cerebrovascolare, in grado di deviare il sangue al cervello, aumentando il flusso di sangue al suo interno e come questo riflesso sia molto potente. È descritta anche una sincronizzazione dell’attività cerebrale dopo questo stimolo. Lo stretching mandibolare, che non ha nessuna controindicazione, è in grado di attivare anche questi fenomeni cerebrali, descritti nella letteratura scientifica come componente del medesimo riflesso? Presso il Dipartimento di Scienze Fiosologiche dell'Università di Pisa si sta sperimentando sul ratto. Dopo l'anestesia si inietta colorante vitale nell’arteria femorale, si toglie la calotta cranica e mediante apposito strumento si apre la bocca all’animale (stretching statico). Dopo dieci minuti si osserva una vasodilatazione cerebrale ed una riduzione sensibile della pressione arteriosa cerebrale. Questi dati, registrati su un numero statisticamente significativo di animali, aprono prospettive estremamente interessanti nella terapia di quelle patologie caratterizzate da ipertensione cranica, ridotto apporto di sangue al cervello e asincronia cerebrale. L’osservazione elettroencefalografica su un soggetto (statisticamente non significativa) ha evidenziato miglioramenti elettroencefalografici. Il riflesso trigeminocardiaco, oltre a dare una nuova comprensione dell'organizzazione molecolare corticale del cervello, offre anche una serie di nuove opzioni terapeutiche in patologie caratterizzate da morte neuronale. I presupposti della ricerca sono che stimoli dolorosi o che avvengono durante la chirurgia maxillo-facciale sono in grado di indurre il riflesso trigeminocardiaco, che però non è gestibile a scopi terapeutici. Manovre di stretching (sia statico che dinamico) nel cavo orale sono utilizzate da lungo tempo senza nessuna controindicazione. Applicando il dispositivo denominato “Spring Device” nel cavo orale si induce il riflesso trigeminocardiaco, con gli effetti di riduzione della frequenza e della pressione sistolica e diastolica come sopraesposto. Lo stiramento muscolare agisce sui fusi neuromuscolari, particolari recettori meccanici che si trovano all'interno dei muscoli del corpo umano, che informano il midollo spinale ed il cervello della lunghezza dei muscoli stessi.
Vediamo quali sono gli strumenti per valutazioni cognitive e per valutare eventuale aumento del flusso cerebrale:
1)L'analisi dei movimenti oculari (saccadi)
È una tecnica innovativa che permetterà di ottenere moltissime informazioni sullo stato cognitivo e su possibili miglioramenti.
Di particolare interesse è la “tecnica del riflesso corneale”: inviando un piccolo fascio luminoso infrarosso al centro della pupilla, è possibile dedurre i movimenti dell'occhio dalle variazioni del riflesso rinviato, registrato da una telecamera posta sotto lo schermo del computer che la persona sta fissando, oppure da un particolare strumento (detettore) montato in un casco che la persona indossa. Nel primo caso, nessun elemento dell'apparecchiatura tocca la persona (che quindi non è infastidita dalla sua presenza), fatto che rende questa apparecchiatura particolarmente adatta agli esperimenti di ergonomia e usabilità delle Interfacce.
Durante l'esplorazione di una schermata o la lettura di un testo (stampato o sul video) gli occhi compiono innumerevoli movimenti. È infatti impossibile percepire distintamente tutto il contenuto dello schermo o della pagina che guardiamo con un solo "colpo d'occhio". Il colpo d'occhio ci dà semplicemente un'immagine generale del contenuto, ma per poterlo analizzare è necessario fissare con precisione ogni elemento che ci interessa. Questo perché solo la zona centrale dell'occhio (chiamata fovea) è abbastanza sensibile da percepire i dettagli (come possono essere le lettere di una parola). In effetti, solo ciò che guardiamo in modo diretto ci sembra chiaro, mentre ciò che percepiamo con "la coda dell'occhio" è molto più vago e meno preciso.
I movimenti degli occhi sono quindi destinati a piazzare in questa regione estremamente sensibile il contenuto di volta in volta ritenuto interessante. Gli occhi possono compiere diversi tipi di movimenti, da molto lenti a molto rapidi. Nel caso dell'esplorazione del contenuto di una schermata di computer (contenente le videate di un programma, delle pagine Web, ecc.) gli occhi presenteranno due comportamenti tipici fondamentali: le saccadi e le fissazioni. Le saccadi sono i movimenti che, come abbiamo detto, sono volti a posizionare il contenuto dello schermo nella zona di maggior risoluzione dell'occhio. Si tratta dei movimenti più rapidi che il corpo umano è in grado di eseguire e possono superare i 400°/sec. In compenso, sono movimenti cortissimi, la cui durata si aggira tra i 20 e i 50 millisecondi. In effetti quando esploriamo il contenuto di una schermata passiamo la grande maggioranza del tempo effettuando delle fissazioni, ovvero delle soste sui singoli elementi interessati. Queste pause (la cui durata media è di circa un quarto di secondo ciascuna) sono volte al recupero e all'analisi del contenuto fissato, il che ci permette di leggere un testo, interpretare un'immagine, ecc.
Come si può facilmente immaginare, i movimenti saccadici e le fissazioni si alternano, in modo che l'occhio si muova da un punto all'altro della pagina.
Registrare e analizzare il comportamento degli occhi di una persona che esplora un disegno o una foto, mentre cerca particolari (dettagli, volti, luoghi, giochi conosciuti) può dare moltissime informazioni sui processi cognitivi: in effetti, è possibile fare delle deduzioni sul livello e tempi di attenzione che la persona manifesta verso quello che sta osservando, sul suo modo di trattare le informazioni contenute nelle pagine, sulle sue strategie di esplorazione, sui possibili problemi che può incontrare.
Un'analisi condotta da esperti dei movimenti oculari e in condizioni controllate (dette "condizioni sperimentali") permette di sapere dove la persona ha guardato e dove no, dando precise informazioni sull’esecuzione di compiti guidati. Ad esempio inseriamo nello schermo una foto di una stanza di casa (o della stazione ferroviaria), poi si informa il bambino che si introdurrà una persona (mamma, babbo, fratello), il cagnolino o un gioco: la lettura dei movimenti che gli occhi fanno ci informerà su cosa è stato “scansionato” e se il bambino ha compreso “il comando” che noi abbiamo dato. Dal punto di vista grafico, con il programma al computer si può arricchire il percorso rappresentato, raffigurando le fissazioni fatte dal soggetto con dei cerchietti, di taglia proporzionale alla durata (es. cerchio grande = lunga fissazione). Avremo così informazioni insostituibili sui tempi d’attenzione del soggetto.
2) Elettroencefalografo con molti elettrodi
L'elettroencefalogramma (EEG) registra l'attività elettrica cerebrale tramite elettrodi di superficie posizionati sulla testa. La continua fluttuazione della normale attività cerebrale, induce tra vari punti del cuoio capelluto piccole differenze di potenziale elettrico (milionesimi di volt, microvolt) che vengono amplificate e registrate normalmente per alcuni minuti (in casi particolari fino a 24 ore). Si ottiene in questo modo un tracciato, che segna per ciascun elettrodo le variazioni del voltaggio nel tempo. Normalmente gli elettrodi vengono montati secondo uno schema fisso (sistema 10-20) su tutte le parti del cuoio capelluto. Poiché ogni elettrodo riflette in prima linea l'attività della parte cerebrale più vicina, l'EEG è in grado di fornire informazioni non solo su attività elettriche anomale, ma anche sulla loro localizzazione. Maggiore sarà il numero di elettrodi impiegato, più precisa sarà la mappazione spaziale delle zone della corteccia cerebrale dalla quale provengono gli impulsi.
Ha il suo valore diagnostico maggiore nella diagnosi delle epilessie, in quanto l'alterazione della normale attività elettrica nell'epilessia produce tracciati molto caratteristici che possono essere presenti anche in assenza delle crisi epilettiche. Anche nel caso di malattie infiammatorie come meningiti ed encefaliti oppure nelle encefalopatie metaboliche l'EEG è molto utile, perché un tracciato normale esclude questi processi. Altre volte l'EEG può indicare un processo focale come un tumore o un'ischemia cerebrale, nella maggior parte dei casi senza però essere in grado di determinare il tipo di lesione.
Oltre all’attività elettrica di base è possibile registrare i potenziali evocati, che sono la reazione elettrica a determinati stimoli sensitivi. Questi potenziali sono normalmente non riconoscibili in quanto hanno un voltaggio molto basso e sono mascherati dall'attività EEG. Con una particolare tecnica (ripetizione degli stimoli e sovrapposizione elettronica o 'averaging' dei singoli tracciati ottenuti) si riesce a filtrare il segnale dei potenziali evocati dal tracciato EEG. I potenziali evocati più frequentemente utilizzati, sono i potenziali evocati somato-sensoriali (stimolo elettrico del nervo mediano del braccio o del nervo tibiale della gamba), i potenziali evocati visivi (stimolo tramite un'immagine di scacchiera in movimento su un monitor) e i potenziali evocati uditivi (stimoli acustici per 'click' di basso volume applicati tramite una cuffia).
I potenziali evocati esaminano l'integrità delle vie di conduzione nervosa periferiche e centrali. Il parametro più importante è la latenza (tempo che intercorre) tra stimolo e potenziale registrato sopra il cervello. I potenziali somato-sensoriali, sono utili per la documentazione di disturbi sensitivi altrimenti non oggettivabili e la loro localizzazione a livello periferico o centrale. I potenziali uditivi localizzano processi dei nervi acustici oppure del tronco cerebrale, mentre i potenziali visivi sono spesso impiegati per la diagnosi di infiammazioni acute o croniche del nervo ottico, associate ad es. alla sclerosi multipla.
3)Esame Doppler
Nel tratto di un vaso sanguigno ristretto, i globuli rossi del sangue, o eritrociti, aumentano la loro velocità di flusso. Cambia così la frequenza degli ultrasuoni riflessi (effetto Doppler). Eseguendo l'esame del Doppler nei due lati (destro e sinistro) delle grandi arterie del collo (arteria carotide comune, interna, esterna, arteria vertebrale) o del cervello (arteria cerebrale media, anteriore, posteriore, arteria basilare) e registrando anche la direzione del flusso in altre arterie (arteria sopraoftalmica), è possibile rilevare restringimenti arteriosclerotici che potrebbero dare origine a ischemie cerebrali e che possono essere curabili con terapia chirurgica. Soprattutto ai fini della nostra ricerca sarà possibile monitorare eventuali modifiche del circolo cerebrale avvenute dopo stretching mandibolare. La registrazione del flusso delle arterie cerebrali avviene attraverso una “finestra temporale” (detta così perché situata nell’osso temporale) difficile da individuare e che necessita di personale di elevata specializzazione.

Leggi altre informazioni
24/11/2010

Condividi la notizia su Facebookcondividi su Facebook

Puoi fare una domanda agli specialisti del forum e iscriverti alla newsletter, riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Forum Partecipa!

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante