(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) della ricerca, Edith Mathiowitz, commenta: “con questa tecnologia possiamo sapere dove si trova la pillola, prelevare campioni di sangue e sapere esattamente se è là dove viene massimizzata la sua biodisponibilità".
I ricercatori hanno creato delle capsule di gelatina al cui interno hanno inserito un piccolissimo magnete che risponde alle sollecitazioni di un magnete esterno: “la cosa più importante è riuscire a monitorare le forze che si vogliono esercitare sulla pillola in modo da evitare danni ai tessuti circostanti. Se si applica una forza superiore a quella minima indispensabile la capsula può essere spinta verso il magnete esterno e creare dei problemi", ha spiegato la Mathiowitz.
Bryan Laulicht, che si è occupato della realizzazione del software di controllo che garantisce il controllo del sistema, ha dichiarato: “la sfida più complessa è stata quella di quantificare il range della forza necessaria a mantenere la pillola magnetica nell'intestino tenue e costruire un'apparecchiatura che potesse mantenerla in quel range".
Nel corso della sperimentazione sulle cavie, la tecnica si è rivelata in grado di mantenere la capsula nella sede desiderata, ovvero la parete intestinale, per circa due ore, con una pressione inferiore a un sessantesimo rispetto a quella potenzialmente nociva per l'organismo. Ora sarà necessario trasferire questi risultati sull'uomo attraverso triali specifici.

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21/01/2011 Andrea Piccoli

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