(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) al tampone di conferma. I campioni di virus raccolti in questi individui non potevano essere coltivati in vitro, segno evidente che le particelle virali erano morte o deteriorate a tal punto da non essere più infettive. La ricerca ha anche dimostrato che chi era risultato negativo e poi positivo non era andato incontro a una recidiva. Ne consegue che i soggetti guariti rimangono immuni all’infezione per un certo periodo ancora non quantificabile e non contagiosi nonostante la positività ai tamponi.
Lo studio ha già prodotto un effetto sulle politiche di contenimento sudcoreane. Ora le persone non saranno più obbligate a fare due tamponi prima di tornare al lavoro, sarà sufficiente la guarigione clinica dalla malattia e il rispetto del periodo di isolamento previsto.



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20/05/2020 Andrea Sperelli

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