Attivare un sensore capace di diminuire gli acidi biliari che diventano con il tempo un veleno per il fegato nei pazienti con una rara malattia genetica, la colestasi intraepatica progressiva familiare. Il gruppo di Antonio Moschetta del Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro e dell’Università Aldo Moro di Bari ha dimostrato che questa strategia è potenzialmente vincente per contrastare i danni della malattia. Lo studio, finanziato da Telethon, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Gastroenterology, di cui ha meritato la copertina del mese di febbraio.
Gli acidi biliari, costituenti principali della bile, sono normalmente prodotti dal fegato per sciogliere i grassi assunti con la dieta. Una volta prodotti, fluiscono nell’intestino per permettere la digestione e l’assorbimento di questi nutrienti. Nei pazienti affetti da colestasi intraepatica progressiva familiare il ...
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