(Torna alla 1° pagina..)(2° pagina) anno, registriamo 3.500 nuovi casi, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 50 e i 70 anni, con una leggera prevalenza degli uomini sulle donne. Il mieloma multiplo è una patologia del midollo osseo, la cui causa è ancora sconosciuta, generata dalla crescita incontrollata di un particolare tipo di cellule ematiche chiamate ‘plasmacellule’. Queste plasmacellule malate producono in grande quantità una proteina, chiamata Componente Monoclonale o Componente M, che non è altro che un tipo particolare di anticorpo che contribuisce alla comparsa dei sintomi tipici della malattia».
Dopo decenni di trattamenti scarsamente incisivi, negli ultimi anni si è assistito all’arrivo di nuove alternative terapeutiche, tra le quali lenalidomide è il primo farmaco orale innovativo, capace di agire non solo sui molteplici meccanismi che influiscono sulle cellule tumorali, ma anche sul microambiente che le circonda.
Primo di una nuova classe di antitumorali detti IMiDs®, ovvero farmaci Immunomodulanti Innovativi, lenalidomide sta dimostrando, in 80 trial clinici in tutto il mondo, eccellenti capacità nel trattamento di numerose patologie del sangue, prima tra tutte il mieloma multiplo, agendo sulle cause della malattia e non soltanto sui sintomi. Sono stati oltre 100 gli abstract che presentavano dati su lenalidomide durante l’ultimo congresso mondiale di ematologia, l’ASH.
Questo farmaco modifica le citochine, agisce sui fattori di crescita delle cellule maligne, blocca lo sviluppo dei nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore e amplifica la risposta immunitaria del paziente. Così facendo, rallenta o impedisce la crescita e la diffusione del tumore.
“E’ stato dimostrato – ha aggiunto il prof. Robin Foà, Direttore della Divisione di Ematologia dell’Università “La Sapienza” di Roma – che la lenalidomide blocca l’adesione delle cellule del mieloma multiplo a quelle dello stroma midollare e contemporaneamente stimola anche le cellule del sistema immunitario del paziente (linfociti T e natural killer NK) contribuendo a controllare la crescita delle cellule neoplastiche.
I dati clinici di due studi internazionali conclusivi di Fase III (MM 009 e MM 010), recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine ed ai quali il nostro centro ha contribuito, hanno dimostrato che la lenalidomide è efficace in termini di risposta, di tempo alla progressione e soprattutto di sopravvivenza in pazienti precedentemente trattati. In una patologia ancora inguaribile, infatti, il prolungamento della sopravvivenza rimane, per l’ematologo, l’obiettivo più importante da perseguire. Ecco perché la lenalidomide entra a pieno titolo nell’armamentario a disposizione del medico, al fine di poter trasformare il mieloma multiplo in una malattia cronica”.
Grande vantaggio di lenalidomide è la somministrazione per via orale, che consente ai pazienti e ai loro familiari una più agevole gestione della malattia e un impatto minimo sulla normale vita sociale. Il farmaco, infatti, può essere assunto a domicilio, risparmiando ai pazienti il ricovero in Day Hospital, controlli medici e trasfusioni di sangue, con un impatto positivo sulla qualità della loro vita.
“Abbiamo finalmente in mano una nuova arma contro il mieloma multiplo – ha sottolineato la prof.ssa Enrica Morra, Primario di Ematologia dell’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano – malattia solo fino a pochi anni fa dalla pessima prognosi. Come è stato dimostrato già in altri Paesi, noi ematologi della SIE (Società Italiana di Ematologia) riteniamo che, anche in Italia, la lenalidomide porterà un importante valore aggiunto nel trattamento del mieloma multiplo. Soprattutto per il positivo impatto sulla prospettiva e sulla qualità di vita delle persone affette, che giornalmente curiamo, e che già sono state sottoposte ad altre terapie. Per questi pazienti di ‘seconda linea’, cioè di 1 malato di mieloma multiplo su 2, il nuovo farmaco potrà garantire meno effetti collaterali e una convivenza meno traumatica con il male. Con grande vantaggio anche per gli aspetti prettamente psicologici di accettazione della malattia”.
“Il mieloma multiplo – ha spiegato il prof. Antonio Palumbo, Divisione di Ematologia Universitaria dell’Ospedale Molinette di Torino – è una malattia che necessita di differenti approcci in funzione dell’età e dello stato di salute dei pazienti. I più giovani possono avvalersi del trapianto di midollo, mentre nel paziente oltre i 65 anni, e in presenza di patologie concomitanti, la strategia terapeutica è basata sul farmaco. Esistono farmaci di nuova e vecchia generazione. Oggi abbiamo a disposizione nuove molecole che hanno portato notevoli benefici in termini di sopravvivenza totale e libera da malattia, benché caratterizzata da una certa tossicità. Tra queste, lenalidomide è quella che presenta il miglior profilo di tollerabilità e di efficacia, che la rende adatta a terapie di lungo termine”.


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