(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) un'intervista rilasciata via Skype all'agenzia Dire.
"Il Covid-19 è un virus invasivo - prosegue Franzini - ma non così tanto da essere resistente all'azione antivirale dell'ozono. Per cui, se questa terapia viene utilizzata in tempo riesce a non far progredire l'attività del virus,
negativizzandolo, e impedendogli così di raggiungere i polmoni e il sistema circolatorio. L'ossigeno ozono deve però necessariamente basarsi su un accorgimento dei tempi, non si può far aspettare un paziente 10 giorni, perché il virus altrimenti va avanti".
Attualmente nel nostro Paese l'ossigeno ozono terapia è utilizzata in pazienti Covid a livello sperimentale in circa 15 ospedali italiani, come "tecnica d'ausilio per aiutare il farmaco ad avere ancora più efficacia - spiega il presidente della SIOOT - accorciando anche i tempi di guarigione".
Franzini anticipa alcuni dati raccolti dalle varie strutture ospedaliere e contenuti in un report che sarà diffuso domani: "Abbiamo preso come riferimento 40 pazienti – spiega - alcuni dei quali hanno seguito la terapia
farmacologica abbinata all'ossigeno ozono terapia, mentre altri solo la normale terapia farmacologica. Ebbene, questo è quello che abbiamo notato nei pazienti sottoposti a 'doppia’ terapia in una settimana: la glicemia, che il Coronavirus fa alzare immediatamente anche ai non diabetici, grazie all'ossigeno ozono terapia si è abbassata del 50%; la creatinina, importante per la funzionalità del rene, è migliorata del 60%; i linfociti, che indicano la nostra risposta anticorpale, è cresciuta del 100%;
la PCR, proteina di fase acuta prodotta dal fegato e rilasciata a seguito di un'infiammazione, è diminuita del 50%; il D-Dimero, quel valore che indica la percentuale di avere una trombosi vascolare, è calato del 54%".
L'ossigeno ozono terapia, fa sapere inoltre Franzini, non perde la sua efficacia neppure in quei pazienti ex Covid che "dismessi dall'ospedale sono comunque affaticati e afflitti da una stanchezza cronica. Anche in questo caso l'ossigeno ozono può aiutarli nella ripresa di una normale attività". Ma se questa pratica medica fosse stata utilizzata fin dal principio dell'epidemia, probabilmente avrebbe evitato il ricovero di
migliaia di pazienti nelle terapie intensive? "Non abbiamo la controprova perché di fatto l'ossigeno ozono terapia non è stata utilizzata da tutti e soprattutto da subito - risponde Franzini - ma credo che molti ricoveri si sarebbero potuti evitare. Era una carta che andava giocata due mesi fa,
quando eravamo nel clou dell'epidemia, ma il virus continua a girare, soprattutto in Lombardia dove lavoro, e siamo ancora in tempo per ricoverare di meno e salvare tante persone".
Il presidente della SIOOT, infine, fa una precisazione: "In questi giorni è girata una fake news, secondo cui l'ozono non disattiverebbe il virus. Ma l'ozono, come riconosciuto anche dal ministero della Salute, è un disinfettante naturale e non chimico. A testimoniarlo ci sono oltre 2mila studi pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche, prima fra tutte The Lancet. L'ozono, dopo pochi minuti che ha fatto la sua azione disinfettante, ritorna nella sua formula originale. L'ozono deriva dall'ossigeno quindi è un disinfettante puro che non ha controindicazioni e funziona benissimo contro Covid-19".
Anche Amato De Monte, direttore del Dipartimento di anestesia e rianimazione dell’Azienda sanitaria universitaria “Friuli centrale”, propone l’utilizzo dell’ozonoterapia come coadiuvante nella lotta al nuovo coronavirus.
De Monte è noto alle cronache per essere stato nel 2009 il medico che accompagnò Eluana Englaro nel percorso di sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione. Ora, insieme all’infettivologo Carlo Tascini, ha messo a punto un protocollo che potrebbe rivoluzionare le cure attuali per la Covid-19. La terapia verrà testata su 200 pazienti.
In fase pre-clinica ha già dimostrato di poter rallentare l’infiammazione e ridurre i danni ai polmoni. I medici prelevano 200 millilitri di sangue al paziente, messi a interagire con l’ozono per una decina di minuti, passati i quali vengono reiniettati. La procedura viene ripetuta 3 o 4 volte. L’ozono potenzia la risposta dell’organismo nei confronti dell’infezione.
“Prima che scoppiasse il coronavirus – riferisce De Monte – all’ospedale di Udine era già stato approvato uno studio per adoperarla su pazienti con problematiche vascolari agli arti inferiori. So che in altri ospedali la si sta usando in Terapia intensiva. Avevamo cominciato da lì anche noi, ma sbagliando, perché ci siamo accorti che a quel punto era troppo tardi per l’importanza dei danni provocati ai polmoni. È così – continua – che, insieme al collega Tascini, abbiamo deciso di vedere come funzionava se applicata precocemente, sui pazienti che rischiavano di essere intubati, perché con una compromissione della respirazione e già in ventilazione con il casco o con CPAP”.
“Dopo sole tre sedute – continua De Monte – abbiamo visto miglioramenti clamorosi, con una decisiva riduzione del bisogno di supporto di ossigeno”. I risultati non possono che spingere a una sperimentazione su un campione ampio di pazienti e sull’eventuale introduzione della terapia negli ospedali. Anche perché, nella peggiore delle ipotesi, il trattamento semplicemente non funziona, ma non causa alcun effetto collaterale.
“La speranza è di ottenere una risposta quanto prima – conclude De Monte –, perché più immediato sarà il suo utilizzo, maggiore sarà l’aiuto che riusciremo a dare”.


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15/05/2020 Andrea Sperelli

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