(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) nel caso in cui si verificano le alterazioni dell'acromion. Come nel caso di forma uncinata oppure condizioni artrosico degenerative acromion claveari che portano alla formazione di osteofiti che restringono lo spazio e danno fastidio al tendine. Il conflitto secondario invece parte da una tendinopatia degenerativa del tendine per cui anche una ipotonia muscolare determina che la cuffia dei rotatori non assolva al compito di mantenere la testa dell'omero centrata nella glena e quindi si verifica una traslazione superiore che genera appunto questo conflitto. Altra situazione soprattutto nei giovani atleti o nei lavoratori manuali, che portano spesso il braccio sopra la testa, in questo caso possono verificarsi delle instabilità per cui la testa dell'omero si sposta superiormente generando questo tipo di conflitto".
- Semplificando il concetto per coloro che non sono addetti ai lavori, quando è bene non sottovalutare il dolore alla spalla e recarsi da uno specialista? Esistono trattamenti alternativi alla chirurgia?
"La sintomatologia inizia con il dolore che all'inizio soprattutto nell'esecuzione dei gesti come portare il braccio sopra la testa, poi il dolore sopraggiunge anche a riposo e di notte e questo si verifica quando si infiamma il tendine. In questo caso il primo approccio è sempre quello di tipo conservativo attraverso l'utilizzo di antinfiammatori, iniezioni di corticosteroidi e anestetici per superare l'infiammazione. Certamente è molto importante anche la riabilitazione che da una parte deve mirare a recuperare il movimento passivo dall'altra deve riequilibrare i muscoli della cuffia dei rotatori in modo da conferire una migliore funzionalità. Quando questo non funziona si può pensare all'intervento chirurgico che si esegue in artroscopia con dei piccoli accessi e mira a trattare le piccole instabilità che possono essere la causa di questo tipo di patologie soprattutto negli atleti".
- Oltre determinate categorie di lavoratori o gli sportivi ci possono essere altri soggetti più esposti per età a questo tipo di disturbi?
"Sì. L'infiammazione della borsa che si trasferisce sul tendine con una tendinopatia degenerativa, che favorisce la lesione del tendine, si verifica soprattutto nei pazienti anziani in cui si hanno alterazioni artrosiche a livello dell'acromion e dell'articolazione acromion-claveare, cioè di quelle strutture che costituiscono il tetto dello spazio dove scorre il tendine. Questo favorisce la degenerazione del tendine e un tendine degenerato si può lacerare e rompere anche solo con un trauma leggero. La caduta su un tendine sano non porta a lesioni mentre su un tendine degenerato porta frequentemente a una lesione del tendine".
- Pensando di rafforzare il sistema tendineo e scheletrico la prevenzione che ruolo svolge? E quanto è importante la riabilitazione pre e post intervento?
"La riabilitazione è molto importante soprattutto per il mantenimento dell'articolarità passiva e il riequilibrio funzionale sia per prevenire la lesione che nel preparare all'intervento. Ma è fondamentale anche nel recupero successivo all'operazione chirurgica. In particolare, facciamo l'esempio degli sportivi che praticano pallavolo, pallacanestro, nuoto che utilizzano frequentemente l'arto in intrarotazione, riequilibrare la rotazione esterna che è il movimento che fanno di meno proprio per il tipo di attività sportiva che praticano può conferire un miglioramento della funzionalità della spalla. Per quanto riguarda invece il paziente anziano ovviamente bisogna mantenere l'attività passiva perché una spalla che fa male e che rimane ferma tende a irrigidirsi sempre di più ed è difficilmente recuperabile dal punto di vista articolare. Piccoli esercizi di mantenimento dell'articolarità passiva che di riequilibrio muscolare possono essere molto utili per prevenire la lesione. Nel primo periodo post-intervento è importante quando portare un tutore, bisogna concentrarsi nelle prime 4 settimane, sul recupero dell'articolarità passiva. Dopo questo periodo si inizia a utilizzare il braccio nell'attività della vita quotidiana e si attua un programma di rinforzo e di riabilitazione funzionale che porterà a una ripresa completa. Nel caso degli sportivi la possibilità di tornare ad allenarsi non è prevista prima però dei 3 o 4 mesi dall'intervento".


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15/05/2020 Andrea Sperelli

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