(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) per questa malattia: “questo nuovo bersaglio individuato per trattare il morbo di Alzheimer è molto emozionante perché va contro il filone di ricerca che mirava a un trattamento precoce della malattia".
Gli approcci terapeutici basati sul contrasto all'accumulo delle placche beta amiloidi e sui grovigli neurofibrillari si sono rivelati infatti scarsamente efficaci finora.
"I risultati che abbiamo ottenuto - spiega l'esperto americano - evidenziano che si può intervenire non solo all'inizio, ma anche un poco più tardi. E questo significa che nel malato di Alzheimer si potranno 'ristrutturare' le connessioni sinaptiche anche se il cervello ha già placche e grovigli".
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19/06/2013 Andrea Sperelli

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