(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) con una frattura del femore, le donne che assumevano correttamente la vitamina D erano l'87 per cento, mentre fra gli uomini solo il 13 per cento seguiva la prescrizione del medico.
«Questa situazione, a nostro parere, deve essere corretta, se desideriamo che l’osteoporosi maschile non diventi una vera e propria emergenza sanitaria», spiega la dott.ssa Brandi.
Intanto, la terapia per l'osteoporosi a base di bifosfonati riceve nuove indicazioni. Le hanno stilate gli esperti dell'American Society for Bone and Mineral Research, che hanno preso in considerazione quei casi in cui la terapia si prolunga nel tempo, con i rischi che ne conseguono dovuti all'assunzione di questo tipo di farmaci.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Bone and Mineral Research, ha analizzato i rari, ma gravi, casi di eventi avversi, ad esempio fratture atipiche del femore, osteonecrosi della mandibola e tumore esofageo.
Il documento indica la necessità di riconsiderare la terapia a base di bifosfonati dopo 5 anni di trattamento per via orale o 3 anni di somministrazione endovenosa. La terapia prolungata mostra il suo principale beneficio nella riduzione delle probabilità di fratture vertebrali, ma presenta anche rischi concreti.
«Tutti i bifosfonati approvati per l'osteoporosi hanno dimostrato la loro efficacia nella prevenzione delle fratture in trial registrativi durati 3-4 anni», spiega Robert Adler della Virginia Commonwealth University School of Medicine di Richmond, primo autore dell'articolo.
Gli esperti consigliano un trattamento orale della durata massima di 10 anni, mentre per quello endovena non si dovrebbe andare oltre i 6 anni. Il trattamento deve essere comunque accompagnato da valutazioni periodiche, in particolare nelle donne anziane con rischio elevato di frattura o con precedenti importanti di fratture osteoporotiche.
«Viceversa, nelle donne a rischio basso o assente una sospensione della terapia per due o tre anni può essere presa in considerazione dopo 3-5 anni di trattamento», scrivono gli esperti.
L'utilizzo dei bifosfonati a lungo termine si basa essenzialmente sui risultati dei tre studi FLEX, HORIZON-PFT, e VERT-MN, durati complessivamente tra i 6 e i 10 anni e condotti su donne in post-menopausa che presentavano fratture o bassi T score (- 1,5 o più bassi) al basale.
«Queste indicazioni, che non sostituiscono la necessità di un giudizio clinico caso per caso, possono essere applicabili con alcune modifiche anche a uomini e donne con osteoporosi indotta da glucocorticoidi», conclude Adler.

Fonte: Jbmr
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20/10/2016 Andrea Piccoli

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