(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) attraverso valutazione clinica che bio-umorale. Questi sforzi hanno portato in molte categorie di pazienti (per esempio i pazienti con infezioni comunitarie) a una sensibile riduzione della mortalità. Analogamente, una precoce terapia antibiotica, appropriata per tipo e dose, è il trattamento con maggiore impatto nella gestione dei pazienti con infezioni gravi. Diversi studi recenti hanno inoltre dimostrato che una terapia antibiotica inappropriata o non tempestiva aumenta il rischio di morte”.
Quali nuove prospettive nella gestione delle infezioni da batteri multiresistenti?
“La migliore terapia per la gestione delle infezioni da batteri multiresistenti (MDR) è la prevenzione che si attua attraverso programmi di infection control e di antimicrobial stewardship che dovrebbero essere attivati in tutti gli ospedali. Le nuove prospettive riguardano la migliore comprensione dei fattori di rischio, della gestione antibiotica attraverso terapie di combinazione e lo sviluppo di antibiotici specifici”.
Cosa c’è di nuovo nella ricerca per combattere la sepsi?
“La ricerca nel campo della sepsi è progredita in tutti gli ambiti: dal miglioramento delle conoscenze fisiopatologiche all’identificazione precoce del paziente, dalla terapia antibiotica alle terapie di supporto. In particolar modo, nell’ultimo periodo grande attenzione è stata rivolta alla disfunzione della risposta immunitaria a un’infezione che sembra essere una delle cause principali di morte. Per questa ragione, il monitoraggio e l’eventuale gestione di quella che si chiama immunoparalisi determinata dall’infezione sembrano essere elementi fondamentali nella cura di alcune categorie di pazienti con sepsi grave. Inoltre, la personalizzazione delle terapie di supporto in funzione delle condizioni cliniche (pre-esistenti e in essere) è sicuramente uno dei campi di maggior ricerca clinica nel panorama della sepsi”.
Quanto è possibile sopravvivere oggi alla sepsi?
“Più di ieri, ma non ancora quanto vorremmo. Diverse esperienze riportano miglioramenti significativi della prognosi dei pazienti che presentano sepsi grave o shock settico negli ultimi anni.
Tuttavia, a causa dell’aumento dell’età della popolazione e di pazienti con numerose comorbiidità, nei paesi occidentali la mortalità di un paziente con shock settico è ancora intorno al 40%, che rimane ancora tasso più elevato tra le malattie acute, quali infarto del miocardio e stroke cerebrali”.
Quali sono stati i risultati più importanti raggiunti negli ultimi 10 anni?
“I passi importanti sono molti. Tra questi direi l’aumento della conoscenza della malattia sia in termini medici che di attenzione pubblica; lo sviluppo di strumenti clinici e biochimici per l'identificazione precoce del paziente; la formazione sull’importanza e l’uso appropriato della terapia antibiotica; la multidisciplinarietà dell’approccio al paziente con sepsi grave.
Perché ancora oggi la sepsi non è molto conosciuta?
“Direi che su questo diversi passi avanti sono stati fatti. La sepsi, come già detto, è un gigante nascosto perché è spesso la complicanza fatale di molte malattie, anche molte più conosciute come per esempio il cancro. La caratteristica, però, è quella di essere una malattia acuta e non cronica, con alto tasso di mortalità ma che spesso, ove avviene la guarigione, non lascia reliquati significativi con cui convivere, o terapie specifiche da assumere cronicamente (come ad esempio il diabete o l’ipertensione). Insomma, la sepsi non è una compagnia di viaggio con cui convivere a lungo. È piuttosto come una burrasca: dura poco, fa molti danni (fino alla morte), ma poi va via. Per questo, forse, la sepsi non è così conosciuta”.
Quanto può aiutare il trattamento extra-corporeo della sepsi?
“L’evoluzione della ricerca e dell’applicazione clinica delle conoscenze ha portato ad un significativo miglioramento della sopravvivenza dei pazienti con sepsi. Tuttavia, la mortalità di alcune categorie di pazienti con shock settico resta ancora molto elevata, nonostante trattamenti tempestivi e adeguati. In queste categorie di pazienti i trattamenti extracorporei potrebbero trovare spazio e adeguate ricerche sono in essere per capire la loro efficacia e il loro campo d’azione. Per semplificare e per analogia con altri sistemi, le tecniche extracorporee nella sepsi possono essere viste come un organo artificiale che supporti temporanemente (un ponte) i nostri sistemi di difesa contro le infezioni gravi”.
La sepsì può colpire chiunque senza distinzione di età, sesso, condizioni di salute anche se sono più esposte le persone con ridotte difese immunitarie, anziani e bambini.
La prevenzione, che si attua attraverso programmi di controllo delle infezioni che dovrebbero essere attivati in tutti gli ospedali, resta una delle migliore terapie. La ricerca nel campo della sepsi è progredita in tutti gli ambiti: dal miglioramento delle conoscenza fisiopatologiche alla identificazione precoce del paziente, dalla terapia antibiotica alle terapie di supporto ma resta ancora troppo alta la mortalità. Secondo il presidente della società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, (SIAARTI) Massimo Antonelli “la battaglia contro la sepsi e lo schock settico vede gli anestesisti rianimatori in prima linea. Il successo può essere garantito solo attraverso una collaborazione multispecialistica con infettivologi, microbiologi chirurghi. Il precoce riconoscimento e il trattamento immediato sono i capisaldi del successo”.

LE DIECI DOMANDE SULLA SEPSI

1) E’ PERICOLOSA LA SEPSI?

In Europa si verificano circa 400 casi di sepsi su 100.000 abitanti ogni anno, un’incidenza che supera quella dell’infarto del miocardio e dei tumori. In Italia si stima che ci siano 60.000 morti all’anno per sepsi.

2) CHI MI PUO’ AIUTARE?

Il tuo medico di famiglia potrà essere il primo che individua una possibile infezione ed inizia il trattamento. Molto spesso fattori predisponenti del paziente, quali età avanzata, utilizzo di terapie immunosoppressive, presenza di malattie croniche, fanno sì che la terapia di prima linea non sia sufficiente e si renda necessario l’accesso in ospedale per un ricovero.

3) COME FACCIO AD ACCORGERMENE?

È necessario chiamare il medico o recarsi in pronto soccorso in caso di: febbre alta (oltre 38,5 gradi che non passa per 24-48 ore nonostante gli antifebbrili) soprattutto se accompagnata da fatica a respirare, malessere e ipotensione con svenimenti; riduzione consistente della diuresi per 24-48 ore; stato di coscienza alterato; gonfiore alle gambe o alle braccia; comparsa di petecchie. Nei bambini sono ulteriori importanti campanelli di allarme il vomito, il mal di testa e la sonnolenza.

4) COME FACCIO A CURARMI?

Se l’infezione è localizzata, il trattamento a domicilio con antibiotici può essere sufficiente. Nei casi più gravi, è necessario il ricovero in ospedale, talvolta in terapia intensiva per un trattamento rianimatorio delle funzioni vitali che vengono messe in crisi dalla sepsi. L’esperienza degli ultimi 10 anni ha dimostrato che l’applicazione adeguata nel tempo e nei modi dei trattamenti riduce significativamente la probabilità di morte per sepsi.

5) COME POSSO PREVENIRLA?

La prevenzione delle infezioni è uno dei modi migliori per prevenire la sepsi. Molti dei progressi della medicina moderna aiutano a combattere le malattie primitive ma vanno a indebolire il nostro sistema immunitario (chemioterapia, cortisone, farmaci immunosoppressori per trapianti o malattie autoimmuni, etc...) aprendo la strada a malattie gravi come la sepsi stessa. Un ruolo fondamentale lo ricopre l’igiene delle mani! Lavarsi accuratamente le mani è il singolo fattore più importante nel ridurre il rischio di sepsi in strutture sanitarie e nella comunità (supermercati, strade, negozi, uffici, etc...). Almeno il 20% dei casi di sepsi contratte nelle strutture sanitarie sono prevenibili attraverso il rigoroso rispetto delle norme igieniche.

6) DOVE LA TROVO?

La diffusione dei germi responsabili è ubiquitaria, dalla comunità dove troviamo microrganismi più sensibili, fino agli ospedali dove i germi continuamente sottoposti ai trattamenti antimicrobici sviluppano sempre maggiori meccanismi di resistenza, risultando quindi più difficili da trattare e debellare.

7) CHI SONO I RESPONSABILI DELLA SEPSI?

La sepsi è causata per lo più da batteri, ma anche da virus o funghi o protozoi.

8) LE VACCINAZIONI SONO UTILI?

“Vaccinare i bambini protegge i loro nonni”. La vaccinazione dei bambini conduce a un meccanismo più grande conosciuto come "immunità di gregge", interrompendo catene di infezione e conseguente minor numero di malattie.

9) GLI ANTIBIOTICI FANNO MALE?

No, l’antibiotico cura l’infezione. Tuttavia, l'uso indiscriminato di antibiotici deve essere fermato, perché la loro eccessiva somministrazione negli ultimi anni ha portato ad un drastico aumento della presenza di batteri resistenti.

10) PERCHE’ NON NE HO MAI SENTITO PARLARE PRIMA?

È un gigante ancora poco noto. Parole come “cancro” o “infarto” evocano immediatamente un senso di paura e impotenza. Parole, invece, come “sepsi” non generano altrettanto allarme, pur descrivendo una patologia che colpisce ogni in Italia ogni anno migliaia di persone (più del tumore al seno e alla prostata messi insieme) e con una probabilità di morte per le forme gravi (circa un terzo) superiore a quella di patologie come l’infarto del miocardio e l’emorragia cerebrale. Anche in ambito sanitario la sepsi è un nemico spesso sottostimato e contro il quale si utilizzano frequentemente risorse diagnostiche e terapeutiche insufficienti nei tempi e nei modi.
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15/10/2015 Arturo Bandini

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