(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Nel maschio invece non è stato individuato ancora il fattore di rischio scatenante, pertanto in Italia il 90% delle densitometrie, metodica che studia la densità dello scheletro, è appannaggio delle donne.
Analizzando altre varabili, una patologia molto più frequente nell’uomo che nella donna è l’obesità: i dati ISTAT riportano che il 55% degli uomini risulta essere in sovrappeso-obeso. “L’obesità è un fattore di rischio per l’osteoporosi – spiega Foresta – e noi abbiamo dimostrato che l’associazione tra obesità e osteoporosi nell’uomo può essere ricondotta alla riduzione dei livelli di testosterone e di vitamina D, espressione di una alterazione della funzione endocrina del testicolo. Dagli studi sperimentali effettuati è emerso però che la riduzione dei livelli circolanti di questi ormoni è determinata anche dal loro sequestro da parte dell’incrementata massa di cellule adipose nel soggetto obeso”.
I ricercatori hanno scoperto, attraverso studi sperimentali, che il tessuto adiposo nel maschio obeso cattura il testosterone e la vitamina D circolanti nel sangue, che non vengono poi più liberati dai comuni meccanismi di rilascio, rendendo di fatto inefficaci questi ormoni. Agendo su cellule adipose coltivate in vitro, l’equipe ha dimostrato che nel soggetto obeso le elevate concentrazioni di vitamina D inducono variazioni funzionali della cellula adiposa, favorendo ulteriormente l’accumulo di lipidi e quindi l’obesità stessa.
In conclusione, gli studi presentati dall’equipe di ricercatori padovani suggerisce la stretta necessità di normalizzare i livelli plasmatici di testosterone e vitamina D nell’uomo obeso per prevenire e curare l’osteoporosi associata alla obesità, ma sottolinea la stretta sorveglianza della somministrazione di questi ormoni per evitare che l’accumulo di questi nel tessuto adiposo aggravi ulteriormente la disfunzione degli adipociti (le cellule adipose), favorendo lo stato di obesità.
Anche secondo un altro studio pubblicato su Radiology l'eccesso di grasso pone le persone a rischio maggiore di insorgenza dell'osteoporosi.
Lo studio segnala la pericolosità non solo del grasso attorno alla pancia, ma anche di quello al fegato e nei muscoli.
Secondo i risultati della ricerca, le persone che mostrano livelli più elevati di grassi nel fegato, nei tessuti muscolari e nel sangue hanno anche una quantità maggiore di grasso all'interno del midollo osseo, un fattore che aumenta evidentemente il rischio di osteoporosi.
Miriam A. Bredella, che lavora presso il Massachusetts General Hospital, spiega: “un tempo si riteneva che l'obesità avesse un effetto protettivo contro la perdita di massa ossea, ma abbiamo scoperto che non è affatto così".
La ricerca ha coinvolto 106 uomini e donne obesi fra i 19 e i 45 anni, mostrando come il livello più elevato di grasso nel midollo osseo si associ a un maggior rischio di fratture, al di là dell'indice di massa corporea, dell'età e del tipo di attività fisica svolta.
Un'altra ricerca statunitense conferma questi risultati, dimostrando non solo la correlazione fra obesità e osteoporosi, ma anche che le donne “a mela”, cioè con una localizzazione del grasso intorno all'addome, sono più a rischio di sviluppare la malattia di quelle con una conformazione “a pera”.
Nello studio 50 donne sovrappeso, con un indice di massa corporea intorno a 30 e in età pre-menopausa, sono state esaminate per determinare la distribuzione del grasso nel corpo e la loro densità ossea. Quelle con più grasso viscerale, collocato nella cavità addominale, hanno mostrato una minore densità ossea, uno dei principali indicatori del rischio di osteoporosi. Secondo alcune stime metà delle donne sopra i 50 anni e un quinto degli uomini ha almeno una frattura dovuta a questa patologia.
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14/09/2018 Andrea Sperelli

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