(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di riammissione in ospedale entro 28 giorni dalla nascita era quasi raddoppiato, 27,5% contro 14,3%.
L’esposizione non si associava invece a problemi di pre-eclampsia, diabete gestazionale, parto pretermine o basso peso alla nascita.
"Data l'efficacia ben documentata del litio nella riduzione delle recidive di depressione grave, si potrebbe considerare, nelle mamme che presentano il problema, di continuare la terapia in una dose più bassa durante il primo trimestre o di interromperla e riavviarla dopo il primo trimestre di gestazione o direttamente dopo il parto", ha detto l'autore senior dello studio, Veerle Bergink.
Anche uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry da ricercatori del Ministero della salute di Israele coordinati dal dott. Orna Diav-Citrin sottolinea i rischi del trattamento: «Secondo le nostre osservazioni, l’entità del rischio teratogeno, specie cardiovascolare, associato all'esposizione al farmaco durante le fasi iniziali della gestazione, sembra essere superiore a quanto stimato in precedenza».
L'analisi degli scienziati israeliani si è concentrata sulle cartelle cliniche di 183 donne esposte al litio fra il 1994 e il 2010, nel 90 per cento dei casi nel corso del primo trimestre. I dati sono stati poi incrociati con quelli di 72 malattie bipolari e 748 gravidanze non esposte a farmaci teratogeni in donne prive di disturbo bipolare.
«Le gestanti esposte al litio avevano quasi il doppio delle probabilità di malformazioni fetali del gruppo bipolare non esposto e un rischio quasi triplicato rispetto alle partecipanti esposte a farmaci non teratogeni. E le malformazioni cardiovascolari pari a circa il 4%, erano le più frequenti», spiegano i ricercatori.
Studi precedenti avevano riferito di un rischio di malformazioni da esposizione al litio pari al 6,5 per cento, con un 2,4 per cento associabile a quelle cardiache.
«Ora servono studi più ampi per chiarire se l'esposizione al litio durante le prime fasi della gestazione può essere associata anche a un aumentato rischio di anomalie non cardiovascolari, specie difetti del tubo neurale», conclude Diav-Citrin, che ricorda comunque che il litio rimane la prima scelta per la cura del disturbo bipolare in gravidanza, dal momento che altre sostanze come l'acido valproico o la lamotrigina hanno mostrato maggiore teratogenicità o minore efficacia.
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21/06/2018 Andrea Sperelli

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