(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) con l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), da luglio è partito il "Programma di uso terapeutico di tivozanib (expanded access program) per il carcinoma a cellule renali (Crr)" che consente ai pazienti del nostro Paese di accedere in prima linea a questa terapia innovativa. Sappiamo che servono circa due anni perché un farmaco approvato in Europa sia disponibile nel nostro Paese, per cui la decisione di avviare il programma di uso terapeutico è molto importante», ha aggiunto Porta.
Tivozanib è stato approvato in base ai risultati dello studio di fase III Tivo-1, che ha coinvolto 517 pazienti di 76 centri in 15 paesi. La sopravvivenza libera da progressione mediana con tivozanib è pari a 11,9 mesi rispetto ai 9,1 mesi della terapia di controllo, rappresentata dal farmaco sorafenib.
«Il Crr rappresenta circa l'85% del totale dei casi», ha continuato Camillo Porta. «L'alto profilo di tollerabilità di tivozanib è dimostrato dal fatto che solo il 14% dei pazienti, rispetto al 43% con sorafenib, ha richiesto una riduzione della dose a causa degli effetti collaterali. Le persone trattate con questa nuova terapia possono condurre una vita 'normale': si tratta di un importante beneficio».
«Nel cancro del rene la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate, storicamente, poco efficaci. Pertanto la disponibilità di nuove armi con un impatto positivo sulla qualità di vita potrà migliorare in maniera significativa la capacità di gestione complessiva di questa neoplasia», ha commentato Giuseppe Procopio, responsabile dell'Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano. «Inoltre da una medicina basata sul singolo specialista si deve arrivare alla scelta della migliore terapia attraverso l'analisi e il confronto di più professionisti».
I dati indicano che la sopravvivenza a 5 anni in Italia è del 71%, dato più elevato della media europea. Tuttavia, il 30% dei pazienti arriva alla diagnosi in stadio avanzato e in un terzo dei casi la malattia sviluppa metastasi dopo l’intervento chirurgico con limitate possibilità di trattamento, almeno fino a qualche anno fa.
«Oggi abbiamo a disposizione 13 farmaci attivi che includono terapie mirate e immunoterapiche. Si tratta di un enorme passo avanti che ha permesso di triplicare la sopravvivenza a 5 anni nella malattia metastatica, passando dal 10% a oltre il 30%. In particolare l'introduzione degli inibitori delle tirosin-chinasi ha profondamente cambiato le prospettive di cura. L'obiettivo è rendere cronica la malattia garantendo una buona qualità di vita».
Tra i principali fattori di rischio, oltre al fumo, vanno ricordati il sovrappeso e l’obesità, l’ipertensione e l’esposizione a sostanze tossiche.
«I sintomi della malattia non sono specifici e possono essere sottovalutati o confusi con altre condizioni come la calcolosi renale», nota Procopio. «Quando presenti, i segnali più frequenti sono rappresentati da ematuria, dolore sordo al fianco o presenza di una massa palpabile nella cavità addominale a livello del fianco. Il 60% delle diagnosi avviene infatti casualmente, come diretta conseguenza dell'impiego sempre più diffuso della diagnostica per immagini in pazienti non sospetti in senso oncologico».
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12/09/2018 Andrea Sperelli

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