(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) peraltro, è anche un cattivo maestro in fatto di salute. Lo afferma Nathan Grills, un professore australiano della Monash University di Melbourne che su un articolo apparso sul British Medical Journal punta il dito contro il pericoloso “stile di vita” del vecchietto in rosso.
Nell'articolo si elencano i comportamenti negativi che rappresenterebbero un cattivo esempio per i bambini di tutto il mondo, come l'obesità, la passione per il brandy e addirittura il mancato rispetto delle norme del codice della strada per via del suo strano veicolo privo di cinture di sicurezza.
L'immagine di Santa Claus è molto popolare fra i bambini, più di altri personaggi moderni come Ronald McDonald, il pagliaccio presente in ogni ristorante della famosa catena americana. Secondo il professore australiano, l'aspetto in carne di Babbo Natale potrebbe spingere i bambini a un'alimentazione poco corretta e l'abitudine di bere il bicchierino di ringraziamento in ogni casa che visita costituisce un messaggio potenzialmente dannoso rispetto a un eventuale abuso di alcool.
Grills propone quindi un'immagine di Babbo Natale riveduta e corretta, con un fisico più magro e più attivo.
Per dare corpo alla propria teoria, il professore tira in ballo una correlazione fra i paesi in cui l'immagine di Babbo Natale è più popolare e il tasso di obesità, che risulterebbe più alto della media.
Il medico australiano conclude così: «Dobbiamo essere consapevoli della capacità di Babbo Natale di influenzare la gente soprattutto i bambini. Per questo proponiamo una nuova immagine di Santa Claus che assicuri che la sua influenza sulla salute pubblica sia positiva».
Ma c'è anche chi lo difende e ne elogia l'importanza per la crescita psicologica dei più piccoli.
«I bambini ci credono ancora - spiega Stefano Pallanti, direttore dell'Istituto di Neuroscienze di Firenze - almeno fino ai 4 anni. Poi inizia l'età del dubbio. Ma anche allora il valore di questa figura non diminuisce, perché rappresenta l'accesso a una dimensione simbolica dell'esistenza. Più della religione convenzionale - aggiunge - perché molto più desiderato e di facile presa, costituisce per i piccoli una porta d'accesso ai desideri e alle relazioni con gli altri».
Non a caso negli anni '50, come racconta l'antropologo Lévi-Strauss, i vescovi francesi bruciarono in piazza il vecchietto in rosso. «Babbo Natale - prosegue lo psichiatra - è un simbolo pagano che però ha un significato più profondo. L'icona della bontà e dell'eccesso è un modello di ingenuità cui attingono i bambini a piene mani, ma segna anche il rituale del passaggio dalla nascita alla morte». Insomma, giù le mani da Santa Claus.
La dimensione spirituale di Babbo Natale è comunque superficiale. «Diciamo pure il minimo sindacale - prosegue Pallanti - e ha valore per i bambini solo a patto che non lo identifichino con un 'rubinetto di regali'. In questi casi, infatti, si potrebbe arrivare a una sorta di dipendenza da oggetti, che è il risvolto negativo di una figura altrimenti positiva. Per questo si tratta di un passaggio fondamentale per i bambini, che però si supera con la crescita».
Nulla a che vedere con i Re Magi, che fino al dopoguerra animavano le fantasie dei piccoli a Natale. «Loro sì che erano figure spirituali - conclude lo psichiatra -. I loro doni, infatti, erano simbolici, come narrano i vangeli apocrifi, e non avevano il corredo materiale che circonda, invece, il vecchietto vestito di rosso».


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16/12/2016 Arturo Bandini

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