(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) dal trattamento di prima linea che solitamente si basa sull’uso del metotrexate - afferma Roberto Caporali, docente di reumatologia all’Università di Pavia -. L’efficacia di questa terapia viene misurata a tre e poi a sei mesi, per valutare il raggiungimento di uno stato di controllo dei sintomi e, possibilmente, di remissione della malattia. Se il paziente non risponde e non ne trae beneficio, è necessario passare a terapie di seconda linea. Baricitinib può essere un’opzione terapeutica in questa tipologia di pazienti».
L’assunzione quotidiana di una pasticca consente un controllo migliore della malattia, secondo i dati di due studi apparsi sul New England Journal of Medicine e su Annals of Rheumatic Diseases.
«Una terapia orale è più accettabile perché l’ago fa sempre paura e per questo motivo spesso il malato non è aderente ai trattamenti iniettivi”, dichiara Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione Nazionale dei Malati Reumatici (Anmar). “Disporre di una compressa ci facilita la gestione della malattia anche negli spostamenti, nei viaggi, sul lavoro, con un vantaggio in termini di qualità della vita. Per non considerare poi anche l’aspetto della diminuzione del dolore, elemento cruciale per ciascun paziente».
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11/12/2017 Andrea Sperelli

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