(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di trattamento per la stanchezza correlata al cancro, e che sono validi anche gli interventi psicologici. I farmaci sono ancora spesso la prima scelta dei medici e dei pazienti, ma questi risultati dimostrano che i farmaci che abbiamo attualmente studiato non sono efficaci come l'esercizio fisico o i trattamenti psicologici. Sono necessarie maggiori ricerche per comprendere meglio l'efficacia degli interventi che combinano l'esercizio e i trattamenti psicologici per l'affaticamento correlato al cancro, ma i medici dovrebbero
prescrivere esercizio e interventi psicologici come terapia di prima linea», spiegano i ricercatori.
«La fatigue - dichiara il prof. Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Regina Elena - è un disturbo comune alla grande maggioranza dei pazienti con tumori avanzati e sottoposti a trattamenti radio e chemioterapici e consiste in un esaurimento di energia, estrema stanchezza, debolezza e spossatezza. Un insieme di problemi che coinvolgono anche la sfera intellettuale, affettiva e psicologica della persona».
Di fatigue soffre quasi l'80% dei pazienti sottoposti a trattamento antitumorale e la causa principale è l’anemia, cioè un numero insufficiente di globuli rossi nel sangue. Il professor Riccardo Rosso, direttore U.O. - Oncologia Medica I dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul cancro di Genova, sottolinea che «recenti studi italiani sull’incidenza dell’anemia nei pazienti ammalati di tumore hanno documentato che il 60% di costoro soffriva di anemia ancora prima di iniziare le terapie», mentre è stato rilevato un aggravamento nel corso del trattamento radio/chemioterapico fino a raggiungere livelli superiori all’80%.
La fatigue è oggi ritenuta una vera e propria malattia. Dati internazionali confermano inoltre quanto la fatigue influisca sulla qualità della vita del paziente oncologico e come questa incida anche a livello socioeconomico. «Il paziente affetto da fatigue spesso non è in grado di svolgere la sua normale attività quotidiana, né di andare a lavorare, problema questo che coinvolge anche i familiari - prosegue Cognetti - tant'è che una ricerca americana stima come più della metà dei malati sia costretta ad abbandonare il lavoro, mentre il 35% riduce le proprie responsabilità».
Per Rosso, «causa principale della fatigue correlata al cancro è l’anemia, quindi correggerla è la prima esigenza del medico. Le trasfusioni vengono normalmente utilizzate solo nei casi di anemia grave a causa dei rischi ad esse collegati, perciò quando i livelli di emoglobina sono di entità inferiore, i medici tendono a non intervenire».
Per risolvere questo problema, numerosi studi hanno invece dimostrato l’efficacia della somministrazione di epoetina alfa. Circa il 70% dei pazienti in cura chemioterapica a cui è stata somministrata epoetina alfa hanno infatti ottenuto una risposta completa e il miglioramento della qualità della vita è risultato pari a circa il 30% rispetto all’inizio del trattamento ed è direttamente proporzionale all’incremento di emoglobina.
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20/03/2017 Andrea Sperelli

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