(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) che l'esposizione all'urolitina produceva un allungamento della durata della vita dei vermi pari al 45 per cento.
Su modello murino, gli scienziati hanno potuto verificare la riduzione del numero dei mitocondri danneggiati e un miglioramento del 42 per cento nella resistenza rispetto al gruppo di controllo.
La melagrana in realtà non contiene la molecola, ma il suo precursore, che viene appunto convertito in urolitina A dai microbi che colonizzano il nostro intestino.
La melagrana però è una buona opzione alimentare anche in caso di colesterolo alto.
Uno studio spagnolo dell’Istituto Catalano di Scienze Cardiovascolari ha segnalato gli effetti positivi del frutto sottoponendo un gruppo di suini a un’integrazione a base di polifenoli estratti dalla pianta del melograno.
Dopo aver sperimentato gli effetti di una dieta ricca di grassi sulla salute cardiovascolare dei maiali – scelti per la somiglianza dell’apparato cardiocircolatorio a quello umano – i ricercatori hanno somministrato una dose giornaliera di 200 grammi di polifenoli chiamati punicalagine, l’antiossidante maggiormente presente nel frutto.
“Arricchire una dieta con i polifenoli della melagrana può aiutare a prevenire e ritardare le disfunzioni endoteliali, che sono tra i primi segni di aterosclerosi e ictus”, ha spiegato la dottoressa Lina Badimon.
Il melograno (malum = mela, granum = grano; nome scientifico Punica Granatum) è una pianta ad arbusto spinosa, facente parte della famiglia delle punicaceae (dal latino punicum = cartaginese), ed è originaria dell’Asia occidentale.
Conosciute sin da tempi antichi per le loro proprietà benefiche, le melograne (o balauste) hanno proprietà astringenti e diuretiche, grazie alla presenza del tannino, e sono ricche di vitamina A e vitamina B, tanto che nell’antica Grecia erano prescritte come antielmintico e antinfiammatorio, e all’inizio del XIX secolo la scorza di questi frutti veniva usata per combattere la tenia, per la presenza di alcaloidi.
In una ricerca condotta da Michael Aviram, biochimico al Lipid Research Laboratory del Rambam Medical Center di Haifa (Israele), si evidenza la notevole quantità di flavonoidi, antiossidanti che proteggono cuore e arterie, contenuti nelle melagrane, che possono combattere le cellule tumorali.
Una ricerca dell'Università della California, di Riverside, diretta dalla dottoressa Manuela Martins-Green e presentata in questi giorni alla 50° riunione della Società americana di biologia cellulare, ha osservato gli effetti del succo di melograno a contatto con cellule di cancro alla prostata, rivelando come il succo riduca la capacità di movimento delle cellule malate. Inoltre, il melograno inibisce una proteina del midollo osseo, fondamentale nella produzione di metastasi ossee da parte del tumore. Secondo gli esperti, tali buoni risultati sono dovuti ad alcune componenti ritrovate nel succo, in particolare ai fenilpropanoidi, agli acidi idrossobenzoici, ai flavoni e agli acidi grassi coniugati. Il prossimo obiettivo del team sarà usare tali composti per mettere a punto farmaci sperimentali ad ampio raggio. Ha spiegato la dottoressa Martins-Green: “I geni e le proteine coinvolti nel movimento delle cellule di tumore prostatico sono gli stessi coinvolti nella migrazione fuori sede di cellule di tumori diversi”.
La melagrana, inoltre, sembra essere un buon rimedio anche per il raffreddore e l'influenza, dato l'alto contenuto di vitamina C al suo interno, circa il 40 per cento. Un vero e proprio scudo protettivo, consumabile anche da chi ha problemi di linea, visto che contiene circa 60 calorie per 100 grammi di parte edibile ed è ricca di acqua.
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04/11/2019 Andrea Sperelli

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