Un interessante studio retrospettivo effettuato sugli spartiti del grande compositore ha evidenziato la correlazione esistente tra l’andamento del disturbo acustico di cui soffriva Beethoven e le sue opere.
In altre parole è emerso che egli prediligeva note di una determinata lunghezza d’onda, rispetto ad altre fino a quando la sua sordità non è stata assoluta. Finché il suo udito gli consentiva di sentire la sua musica oltre che internamente anche esternamente rispetto alla sua possibilità uditiva, il maestro tendeva a utilizzare note che era in grado di ascoltare, quando questo non è stato più possibile egli ha di nuovo utilizzato tutte le note, di qualsiasi altezza e lunghezza.
A condurre quest’analisi è stato un gruppo di ricercatori olandesi che ha pubblicato sul British Medical Journal i risultati ottenuti.
Notoriamente la musica di Beethoven è convenzionalmente suddivisa ...
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