La velocità con cui si possono perdere capacità superiori come la memoria e altre funzioni cognitive dipende da una variante genetica di un fattore di crescita neurotropico il BDNF.
Questo fattore era già stato studiato in quanto lo si era riscontrato in altri studi in associazione a disturbi d’ansia e depressione, ma da nuove evidenze scientifiche sembra essere legato anche al deterioramento cognitivo presente nell’invecchiamento, raddoppiando la velocità del declino normalmente presente nella senescenza.
Queste sono le novità emerse da una ricerca pubblicata su Translational Psychiatry in cui si descrivono anche le correlazioni tra la variante genica in questione e le dimensioni dell’ippocampo, regione encefalica responsabile delle capacità mnesiche dell’uomo e della coordinazione visuo-spaziale.
Purtroppo al momento non è possibile contrastare farmacologicamente questo ...
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