(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) da ricercatori dell'Università del Minnesota (USA), ha considerato 700 ragazzi, sia maschi che femmine, tra i 12 e i 18 anni, coinvolti nell'indagine EAT (Eating Among Teens – l'alimentazione durante l'adolescenza), studiata per conoscere le abitudini alimentari degli adolescenti in rapporto ai fattori socioeconomici, personali e comportamentali.
I risultati ottenuti indicano che si mangia sempre più spesso fuori casa col crescere dell'età (il 60% dei dodicenni pranza o cena a casa contro il 30% dei diciottenni), ma chi consuma almeno 5 pasti settimanali in famiglia è risultato seguire una dieta più sana e bilanciata rispetto a chi va a mangiare con gli amici o a scuola.
I mangiatori “casalinghi” ingeriscono, infatti, maggiori quantità di frutta, verdura, vitamine, calcio, fibre e sali minerali essenziali. Tuttavia, anche tra questo gruppo di virtuosi, non vi è chi mangi le quantità giornaliere raccomandate degli elementi nutritivi più importanti per la salute umana (ad es. potassio, magnesio, fibre e vitamina E), come ricorda la dott.ssa Teri L. Burgess-Champoux, autrice della ricerca dell'ateneo del Minnesota. Il quadro è quindi ancora peggiore per chi consuma pasti veloci al fast-food o alla mensa scolastica.
La dottoressa Burgess-Champoux afferma anche che i pasti regolari in famiglia hanno un impatto positivo sulle scelte dietetiche future dei ragazzi: l'età di passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza è, infatti, un periodo delicato in cui è molto importante acquisire le giuste abitudini alimentari.
La ricercatrice americana spiega che l'indagine scientifica ha mostrato che i dodicenni e tredicenni che mangiavano più spesso a casa tendevano ad alimentarsi in modo più sano anche a 5 anni di distanza. Dunque i benefici dei pasti sani consumati in famiglia dimostrano di essere più a lungo termine di quanto si riteneva finora e, per questo, la dottoressa Burgess-Champoux ritiene necessario spiegare ai genitori dei bambini e degli adolescenti quanto sia importante mangiare assieme in famiglia per il bene dei loro figli.
Altri studiosi confermano che le abitudini alimentari apprese in famiglia costituiscono una sorta di “imprinting” che durerà per tutta la vita.
L'obesità, più che dai geni, dipende da come e cosa si è abituati a mangiare fin da piccoli e l'educazione al cibo ricevuta dai genitori è fondamentale per il comportamento alimentare che si terrà da adulti.
Si impara da piccoli a mangiare i vari alimenti e ad apprezzarne i diversi sapori: è dunque essenziale poter mangiare spesso, fin da piccoli, con dei genitori capaci di trasmettere e testimoniare sani atteggiamenti alimentari.
Da grandi è molto più difficile cambiare le abitudini che si sono prese da bambini e da ragazzi: dunque anche le mamme e i papà italiani debbono fare attenzione a come insegnano a nutrirsi ai loro figli.
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17/04/2009

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